Mafia Manfredonia, città attonita dopo le giustificazioni degli ex amministratori. Zingariello non ci sta: “Sentenza assurda e ingiusta”

Anche Riccardi ha espresso su Facebook la propria sorpresa per la decisione dei giudici. Nonostante le intercettazioni e le foto con Caterino, l’ex vicesindaco si è detto “esterrefatto”

“Esterrefatto, non me l’aspettavo”. Questo il commento dell’ex vicesindaco di Manfredonia, Salvatore Zingariello dopo l’incandidabilità decretata dal Tribunale di Foggia nel primo grado di giudizio. Stessa sorte per l’ex sindaco, Angelo Riccardi, anche quest’ultimo sorpreso dalla decisione. Reazioni che hanno lasciato perplessi molti cittadini, ancora arrabbiati dopo lo scioglimento per mafia e attoniti davanti alle giustificazioni dei due politici. Una rabbia espressa con forza anche sui social dopo la notizia dell’incandidabilità per i due ex amministratori.

Su Zingariello e i suoi presunti rapporti con Giovanni Caterino si concentra gran parte della sentenza: 37 pagine ampiamente anticipate dalla nostra testata. I giudici hanno ricordato le intercettazioni nelle quali Caterino, a processo perché sospettato di aver preso parte alla strage di mafia di San Marco in Lamis nel 2017, avrebbe fatto più volte riferimento a Zingariello, una sorta di “punto di riferimento” nell’ente comunale. Conversazioni alle quali fa seguito una breve conversazione pubblicata tempo fa, in esclusiva, da l’Immediato, estratta dalle indagini sull’agguato di mafia di tre anni fa. “Si è messo a disposizione. Ci vogliono le persone giuste da tutte le parti”, le parole captate dagli investigatori.

Ma Zingariello, nonostante le intercettazioni compromettenti, si è detto “esterrefatto dopo aver letto la sentenza del tribunale di Foggia, che nega la possibilità di candidarmi per le prossime due competizioni elettorali. In tutta onestà non me l’aspettavo“.

Il Comune di Manfredonia; nel riquadro, Zingariello e Riccardi

Parla di “assurda e ingiusta sentenza” che nulla cambierebbe in quanto l’ex vicesindaco non aveva alcuna intenzione di competere alle prossime elezioni. Secondo Zingariello, tutta Manfredonia sarebbe “martoriata da questioni anacronistiche e rappresentate in maniera confusionaria e talvolta non veritiere”. Ma l’inchiesta sulla strage di San Marco in Lamis è tutt’altro che anacronistica, rappresenta invece la stretta attualità. Difatti c’è ancora un processo in corso in Corte d’Assise a Foggia con sentenza prevista tra fine 2020 e inizio 2021.

Stando al post che Zingariello ha pubblicato sui social, la “decisione” dei giudici “non direbbe affatto in quale modo io, o qualche altro amministratore, avrebbe compromesso il buon andamento e l’imparzialità dell’attività comunale”. Ma Zingariello dimentica che la sua carica istituzionale gli imponeva di evitare frequentazioni che potessero gettare ombre sulla credibilità dell’amministrazione comunale. Insomma, un atteggiamento che – riprendendo le parole dei giudici nella sentenza incandidabilità di Cerignola – risulta essere “censurabile e ingiustificabile”. Fu quantomeno inopportuno farsi fotografe in atteggiamenti amichevoli con Giovanni Caterino che dalle carte risulta contiguo al noto clan mafioso, Li Bergolis-Miucci.

Zingariello rifletterà sull’opportunità “di proseguire l’iter previsto” (l’eventuale ricorso in appello), “perché ho la sensazione che ci siano decisioni già assunte. La bilancia non mi sembra più in equilibrio, pare quasi che bisogna trovare un colpevole ‘a tutti i costi’“.

Riccardi: “Ingiusta e incomprensibile”

Anche l’ex sindaco, Angelo Riccardi ha affidato ai social il suo pensiero sulla recente sentenza: “Ammetto che non me l’aspettavo e sono rimasto profondamente colpito dalla decisione assunta. E tanto più sono rimasto colpito dal leggere le motivazioni della sentenza, dove viene snocciolata ancora una volta la storia di un territorio martoriato da decenni da vicende di un gravissimo peso criminale, ma che sicuramente non possono essere imputate alla mia persona.
Nei tre tempi che mi separano dalla declaratoria di incandidabilità, oggi il primo dei tre riconosce la mia estraneità sostanziale (per Riccardi si parla di “collegamenti indiretti”), e ciononostante persiste nel sostenere la mia incandidabilità. È solo la prima delle tre tappe, ma tuttavia avverto il peso per una ingiustizia che spero il secondo o il terzo tempo riusciranno a correggere”.

“È una storia che ancora una volta si evidenzia nei suoi controsensi – continua l’ex primo cittadino –: un Comune sciolto per mafia per infiltrazioni che non sono state accertate, ed una sentenza con contraddizioni palesi, tanto da indurre i giudici ad utilizzare motivazioni costruite in netto contrasto con gli episodi che mi vengono contestati. Che altro dire? Nonostante tutto, continuo a credere negli uomini e nelle donne che saranno chiamati a giudicarmi, con l’auspicio che nei successivi gradi di giudizio si possa fare chiarezza in un territorio che con lo scioglimento è stato condannato per la sua storia, senza pensare al suo futuro. Nel frattempo vado avanti, fino in fondo, confermando la mia candidatura (alle prossime Regionali, ndr) e la mia ferma convinzione a proseguire nel cammino di verità. Bari mi aspetta ed ora sono ancora più determinato”.





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