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Home - In odor di mafia l’azienda del cognato di Peppe U’ Montanar, ma l’imprenditore non ci sta: “Ho sempre lavorato nella legalità”

In odor di mafia l’azienda del cognato di Peppe U’ Montanar, ma l’imprenditore non ci sta: “Ho sempre lavorato nella legalità”

Di Redazione
13 Luglio 2020
in Cronaca
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“L’interdittiva notificata alla Uniservice Tecnology Srl, della quale sono amministratore unico, lede gravemente la mia credibilità e reputazione di uomo e di imprenditore. Voglio subito chiarire che il fenomeno mafioso non è mai stato vicino alla mia vita e soprattutto che la ‘Uniservice Tecnology Srl’ non ha mai subito condizionamenti o agevolazioni di qualsivoglia natura da parte di contesti criminali locali. Il dato certo è che con il mio impegno imprenditoriale e umano ho sempre contribuito allo sviluppo economico, ma anche sociale del nostro territorio, gestendo un’azienda sana che dà lavoro a circa 30 dipendenti, in un contesto societario, quello della Uniservice Tecnology Srl, improntato alla legalità e alla trasparenza”. Esordisce così l’imprenditore di Monte Sant’Angelo, Raffaele Ciuffreda, in una lettera inviata dal suo legale, l’avvocato Gentile. Ciuffreda, raggiunto da una recente interdittiva antimafia spiccata dal prefetto di Foggia, Raffaele Grassi, è intenzionato a difendersi strenuamente dalle accuse.

Grassi ha messo da tempo gli occhi su Monte Sant’Angelo. Nel provvedimento di pochi giorni fa, infatti, è stata colpita da interdittiva anche l’impresa agricola Miucci Angela Maria, operante sempre nella città dell’Arcangelo. Ciuffreda pagherebbe la parentela scomoda con il cognato Giuseppe Pacilli, alias “Peppe U’ Muntanar”, ex latitante della mafia garganica, attualmente detenuto a L’Aquila con il 41 bis. La Miucci, invece, altro non è che la vedova del patriarca del clan Li Bergolis, lo storico boss Ciccillo Li Bergolis giustiziato il 26 ottobre 2009 all’età di 67 anni, con colpi d’arma da fuoco al volto, in pieno stile mafioso. La donna, 72 anni, è inoltre zia di Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, reggente dell’organizzazione criminale dopo le lunghe condanne inflitte ai fratelli Franco, Armando e Matteo Li Bergolis, nipoti di Ciccillo.

La Uniservice Tecnology Srl, specializzata in manutenzione impianti elettrici ma anche in disinfestazione e pulizia, si occupava di interventi presso l’ex Sangalli Vetro, oggi Sisecam, probabilmente la commessa più importante per la società montanara. Ma l’interdittiva antimafia ha spento, almeno per il momento, il business di Ciuffreda che attraverso il proprio avvocato, prova a far valere le proprie ragioni: “La legalità contraddistingue il mio operato da sempre e ha guidato le mie scelte quando nel 2010-2011 ho subito alcuni tentativi di estorsione che ho prontamente denunciato alle autorità competenti partecipando, poi, attivamente alle operazioni di polizia che condussero all’arresto di membri di organizzazioni criminali del nostro territorio. Respinsi con coraggio, mettendo a rischio la mia sicurezza, il tentativo di intromissione del fenomeno criminale nella mia vita lavorativa dimostrando, con i fatti, l’impermeabilità delle mie imprese al fenomeno criminale e mafioso. Da allora ho attivamente partecipato all’associazionismo antiracket, presenziando a numerosi incontri in Prefettura ed alle manifestazioni pubbliche organizzate, animato dalla convinzione che il contrasto alla criminalità sia fondamentale per favorire lo sviluppo economico del territorio”. 

Nella missiva inviata dal legale si legge anche che “per queste ragioni”, Ciuffreda avverte come “ingiusto” il provvedimento del prefetto Grassi. “Sembra calato dall’alto – si legge – senza prendere in considerazione la mia storia e il mio impegno, ancor di più se si considera che lo stesso si fonda su un legame affettivo che non ha nulla a che vedere con l’organizzazione ed il funzionamento dell’impresa. Non condivido l’idea di voler far passare la mia società come strumento in grado di favorire il fenomeno mafioso ed è per questo motivo che ho dato mandato ai miei avvocati di contrastare questo provvedimento nelle opportune sedi giudiziarie, facendo valere il mio diritto alla libera iniziativa di impresa, con l’auspicio di poter dimostrare al più presto la mia lontananza e impermeabilità al fenomeno mafioso”. (In alto, Pacilli e Ciccillo Li Bergolis al momento dell’arresto)

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Tags: Giuseppe PacilliLi Bergolismafia
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