Dal caso Meredith alla mafia garganica. A Foggia l’esperta di Dna, Torricelli per smontare le accuse al boss Lombardi

Omicidio di Giuseppe Silvestri a Monte Sant’Angelo. In Corte d’Assise, la genetista forense chiamata dai legali dell’imputato per far cadere l’impianto accusatorio. Sentenza a ottobre

Udienza cruciale nel processo a Matteo Lombardi, 50enne macchiaiolo, alias “A’ Carpnese”, ritenuto dagli inquirenti a capo della batteria garganica, Lombardi-Ricucci-La Torre. In Corte d’Assise a Foggia il perito della difesa, la genetista forense Francesca Torricelli, la stessa del caso Meredith, per una deposizione molto attesa.

Obiettivo dei legali dell’imputato (collegato in videoconferenza dal carcere di Voghera) smontare la tesi del pm della DDA, Ettore Cardinali secondo il quale Lombardi sarebbe organizzatore ed esecutore dell’omicidio di Giuseppe Silvestri detto “l’Apicanese”, ucciso il 21 marzo 2017 a Monte Sant’Angelo. Secondo l’accusa, si trattò di un agguato di mafia, nell’ambito della guerra tra il gruppo di scissionisti guidato da Lombardi e il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci.

Tutto ruota attorno alle tracce del Dna di Lombardi ritrovate dagli investigatori sulle cartucce di fucile calibro 12 rinvenute sulla scena del delitto, strada panoramica di Monte Sant’Angelo. Tracce dell’imputato sarebbero presenti per il 90 per cento del Dna rinvenuto sulla cartuccia “G”, 70 su “D” ed “F”, 50 sulla “B”.

Ebbene, durante la deposizione, durata oltre un’ora, la Torricelli ha provato a replicare punto per punto alle accuse. Stando alla professionista, il mancato rilevamento di impronte sulle cartucce può essere dovuto ad un utilizzo molto precedente rispetto all’omicidio, oppure all’uso di guanti. Inoltre, Lombardi avrebbe maneggiato le cartucce in un luogo diverso da quello del crimine. Ma non è tutto, secondo la Torricelli era possibile indicare il materiale ritrovato (ad esempio sudore o saliva), invece l’accusa si limitò a proporre delle ipotesi.

In base a quanto spiegarono in aula i carabinieri del Ris, il Dna perderebbe sostanza nel giro di poche settimane, ma la Torricelli ha evidenziato che le cartucce potrebbero essere state maneggiate molto tempo prima dell’agguato, conservando comunque le tracce. Un campione sul reggiseno di Meredith fu rilevato 47 giorni dopo, mentre su un coltello addirittura 4 anni più tardi.

In buona sostanza, la mancanza di impronte avrebbe solo due spiegazioni possibili: la prima che le cartucce sarebbero state toccate tanto tempo prima, la seconda riconducibile all’uso di guanti. Le impronte digitali hanno una durata di permanenza minore rispetto alle tracce di Dna.

I gioiellieri: “Lombardi? Mai sentito”

Oltre all’attesa deposizione della Torricelli, oggi in udienza sono stati acquisiti atti relativi ai titolari della gioielleria Dei Nobili, sospettati di aver chiesto protezione al gruppo Lombardi sostituendo, di fatto, i Li Bergolis, questi ultimi in affanno in quel periodo a causa della detenzione dei vertici. Negli atti si riporta che i Dei Nobili avrebbero affermato di non aver mai visto e conosciuto l’imputato.

L’omicidio del padre di Silvestri 

La difesa ha anche provato a smontare la tesi dell’omicidio di mafia attraverso l’annotazione di servizio di un maresciallo dei carabinieri risalente al 2003, nella quale emergerebbe che Silvestri non faceva più parte dei Li Bergolis e che suo padre Pasquale sarebbe stato ucciso proprio dai montanari. Una recente operazione contro il gruppo criminale, blitz “Friends”, avrebbe invece mostrato legami tra Giuseppe Silvestri ed Enzo Miucci, reggente del clanProssima udienza il 5 ottobre per la discussione. Sentenza prevista entro la fine dello stesso mese. (In alto, da sinistra, Torricelli, Lombardi e Silvestri)

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