Mafia e droga nelle “case maledette” di Trinitapoli, smantellato il clan Miccoli-De Rosa-Buonarota. 12 arresti, in manette anche i nuovi capi

Durissimo colpo al gruppo attualmente retto dai fratelli Buonarota. Il blitz messo a segno da carabinieri e DDA di Bari

Sgominato il clan Miccoli-De Rosa-Buonarota, attivo a Trinitapoli. Maxi blitz dei carabinieri del Comando Provinciale di Foggia, con il sempre prezioso supporto dei militari dello Squadrone Eliportato Cacciatori Puglia, del Nucleo Cinofili di Modugno e del 6° Nucleo Elicotteri di Bari.

Eseguita un’importante misura cautelare – operazione “Turn Over” – emessa dalla Sezione G.I.P. del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari, nei confronti di 12 persone, tutte facenti parte della pericolosa organizzazione criminale dedita al traffico di sostanze stupefacenti nel territorio di Trinitapoli.

A distanza di circa quattro mesi dall’arresto di Alberto Campanella, il trinitapolese indagato per l’omicidio di Cosimo Damiano Carbone (boss rivale dei Miccoli-De Rosa-Buonarota), D.D.A. e carabinieri hanno smantellato un’articolata organizzazione criminale operante nello stesso territorio di Trinitapoli, composta da un totale di 12 persone, ciascuna con ruoli e compiti ben precisi nel traffico di sostanze stupefacenti, e resa ancor più pericolosa dall’accertata disponibilità di armi e dall’utilizzo di metodi tipicamente mafiosi.

La misura cautelare emessa dal gip del Tribunale di Bari, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, contesta infatti per tutti gli indagati il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, aggravata per quattro di loro dalla disponibilità di armi e dal metodo mafioso (art. 74 co. 1,2 e 4 e art. 416 bis1 cp). 

Il gruppo criminale, operante nel comune di Trinitapoli, aveva come base operativa il quartiere delle “case maledette”, sua autentica roccaforte, anche se le attività di spaccio al dettaglio avvenissero anche in altre zone.

Notte e giorno gli spacciatori si avvicendavano e venivano puntualmente riforniti secondo una programmazione pianificata nel dettaglio, sempre protetti da una rete di vedette non solo pronte ad avvisare dell’arrivo di persone sospette, ma che operavano autentiche bonifiche alla ricerca di microspie e telecamere nascoste, addirittura con l’uso di binocoli per individuare dei temuti obiettivi nascosti. Ai pusher veniva garantito un vero e proprio stipendio, anche 500 euro a settimana. Cocaina, hashish e marijuana le sostanze vendute, non solo a trinitapolesi ma a clienti di comuni limitrofi. I carabinieri hanno smantellato una struttura verticistica composta da due capi, due fornitori e 8 pusher. Al di sopra di questi ultimi, esposti ai rischi più immediati “lavorando” in strada, il livello superiore gestiva infatti l’approvvigionamento ed il confezionamento in dosi dello stupefacente. Con i clienti i contatti erano soprattutto telefonici ma criptici, per indicare la droga si parlava di “pezza”.

D.D.A. di Bari e Carabinieri del Nucleo Investigativo di Foggia avevano avviato l’attività d’indagine a seguito dell’omicidio di Severino Benedetti, assassinato a Trinitapoli il 12 gennaio 2015, e grazie alle numerose intercettazioni attivate avevano scoperto l’esistenza dell’organizzazione criminale, dapprima guidata dal defunto boss Pietro De Rosa, ucciso il 20 gennaio 2019, e poi proseguita dai fratelli Buonarota Nicola (classe ‘78) e Michele (classe ’76), ritenuti i nuovi organizzatori del sodalizio. I Buonarota sono infatti considerati il nuovo vertice del sodalizio, responsabili di intrattenere i contatti con i fornitori e gestire i proventi dell’organizzazione.

Oltre a loro, sono stati raggiunti dall’ordinanza cautelare anche Alberto Campanella, (classe ‘87, già in carcere poiché ritenuto l’autore dell’omicidio di Cosimo Damiano Carbone), Giuseppe Campanella (’90), Cosimo Damiano Miccoli (’96), Vincenzo Musciolà (’88), Gesualdo Saracino (’81), Michele Straniere (’84), Cosimo Damiano Vanni (’86) e Giuseppe Vitobello (’90), quali partecipi del sodalizio con il compito di provvedere stabilmente alla vendita della droga ed alle attività strumentali al perseguimento del programma delittuoso, quali occultamento, custodia, trasporto della sostanza stupefacente nonché raccolta dei proventi illeciti.

Finiti in manette anche gli associati che assicuravano il costante approvvigionamento degli stupefacenti, individuati nei cerignolani Angelo Racanati (’69) e Matteo Tufariello (’90).

Si evidenzia che ai fratelli Buonarota e ai cugini Campanella vengono contestate anche le aggravanti di aver agito con la disponibilità di armi, come rilevato grazie alle immagini catturate dalle telecamere nascoste, e soprattutto per i metodi mafiosi utilizzati. 

Non va infatti dimenticato che l’“affare” della droga rimane fondamentale per la sussistenza del gruppo criminale “Miccoli-De Rosa-Buonarota”, ancora coinvolto nella sanguinosa, ma anche dispendiosa, contrapposizione con i rivali storici del gruppo “Gallone-Carbone” per l’egemonia in tutte le attività illecite sul territorio, e il radicamento e la forza del gruppo ha trovato conferma nella sua capacità di sopravvivere anche alla morte del leader, Pietro De Rosa, efficacemente sostituito dai fratelli Buonarota.

L’operazione eseguita oggi costituisce non solo un ulteriore e pesante colpo inferto al gruppo mafioso ma soprattutto un nuovo passo in avanti nel progetto investigativo condotto dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bari e dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Foggia, volto ad azzerare le compagini mafiose presenti sul territorio, in prosecuzione ideale dell’operazione “Babele” e poi “Nemesi”, con la quale era stato colpito il gruppo Gallone-Carbone e che ne aveva fatto anche emergere la strategica alleanza con il clan Moretti del capoluogo dauno.





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