Nuova vita per “Maia Rigenera”, la presidenza passa ad Antonio Salandra. In arrivo il piano industriale, inizia una nuova era

Da mesi l’impianto in Contrada Ripatetta a Lucera non riceve rifiuti perché è in corso di aggiornamento l’Aia. La famiglia Montagano rappresenta ormai il passato

Una nuova vita per l’impresa Maia Rigenera, dopo i fatti che hanno travolto la famiglia Montagano e pezzi di tecnostruttura dell’Ente Provincia. Nei giorni scorsi c’è stato il rinnovo delle cariche, con la presidenza affidata all’imprenditore Antonio Salandra (sopra in foto), laddove invece il tecnico resta il consulente Gianfranco Varlaro, ex ad dell’azienda. La compagine societaria, composta in precedenza dal Gruppo Montagano e dal Gruppo Fortore in maniera paritetica, è attualmente rappresentata dal solo Gruppo Fortore e dall’amministrazione giudiziaria rappresentata dal dottor Fabrizio Colella. Per questioni di opportunità c’è stato un avvicendamento e le cariche sono state trasferite al patron della Fortore Energia, nessuno della famiglia Montagano ha più più incarichi né operativi né amministrative.

Come si sa, da mesi l’impianto in Contrada Ripatetta a Lucera non riceve rifiuti perché è in corso di aggiornamento l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, tuttavia persistono in itinere le attività di manutenzione ordinaria del sito e la società è in attesa dell’approvazione del piano industriale, che prevede il revamping dell’impianto, ossia l’addizione di alcune tecnologie innovative e di nuovi spazi per effettuare alcune operazioni per il trattamento della frazione umida, oltre che di nuovi sistemi di contenimento delle famose emissioni odorigere, che tanto hanno funestato la provincia in particolar modo le comunità di Foggia e Lucera nella gestione Montagano. Nel piano industriale sono anche previsti dei nuovi impianti per la gestione delle acque meteoriche.

Segue le operazioni di aggiornamento dell’Aia il nuovo dirigente provinciale dell’Ufficio Ambiente, Giovanni Dattoli, storico tecnocrate di quella delega, che ha preso il posto dell’architetto Stefano Biscotti, coinvolto nelle indagini.

L’azienda, dunque, sta aspettando che l’amministrazione giudiziaria approvi il piano industriale per proseguire l’iter interrotto. Parallelamente, una volta ottenuta Aia e l’approvazione del piano, Maia Rigenera potrà riavviare l’iter per l’approvazione del secondo impianto, la cui istanza fu fermata dalla accesa campagna elettorale lucerina del 2019, nel corso della quale l’impresa chiese la sospensione dell’esame per 60 giorni.

I termini ormai sono decorsi, anche i tempi della Conferenza dei Servizi sono molto slittati, ma dalla Maia Rigenera si è iniziato ad interloquire, per riattivare quel procedimento autorizzativo che giace in Provincia. Non serve, come spiega Varlaro, nessuna ulteriore modifica dell’attuale autorizzazione per il nuovo impianto, perché è una unità a sé stante, che “addiziona uno stadio della digestione anaerobica con la produzione di biometano da mettere in rete”. Il gruppo del resto aveva già fatto richiesta, poi accordata, alla Snam per la rete. L’impianto dalla riduzione della frazione organica in compost produrrà energia. La tecnologia resta quella, ma Maia Rigenera senza dubbio dovrà ricostruire una rinnovata interlocuzione con tutti gli enti.





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