Mafia Gargano, trasferito il latitante arrestato mentre si nascondeva nella cava di Apricena. Sovraffollamento contenuto nel carcere di Foggia

A Lecce Scirpoli, ritenuto dall’Antimafia elemento di spessore nello scacchiere della criminalità organizzata del promontorio. In leggero miglioramento la situazione nel penitenziario dauno

Continuano i trasferimenti dal carcere di Foggia. Dopo la maxi rivolta del 9 marzo scorso e l’evasione di 72 detenuti (tutti catturati tranne l’ortese Aghilar), il Dipartimento penitenziario ha preso ulteriori decisioni, anche al fine di ristabilire l’ordine nel penitenziario dauno.

È finito a Lecce il 38enne di Mattinata, Francesco Scirpoli ritenuto dall’Antimafia elemento di spessore nello scacchiere della criminalità organizzata del Gargano. L’uomo fu sorpreso dalla squadra mobile di Foggia in una cava di Apricena insieme ad un altro evaso, il 31enne Angelo Bonsanto di San Severo. Con loro c’era anche il manfredoniano Pietro La Torre detto “U’ Muntaner”, ricercato da oltre un anno. Secondo gli investigatori, il blitz interruppe un summit mafioso al quale presero parte anche altri personaggi garganici, tutti sospettati di appartenere ai clan della zona.

Altro trasferimento eccellente è quello di Antonio Quitadamo alias “Baffino”, condotto da Trapani a Milano “Opera”. Scirpoli e Quitadamo sarebbero ai vertici della criminalità mattinatese, alleati ad altre organizzazioni della zona.

Scirpoli era in carcere da circa un anno per l’assalto ad un portavalori a Bollate in provincia di Milano, recluso tra i detenuti comuni in quanto mai condannato per reati aggravati dalla mafiosità. Fu arrestato insieme a “Baffino” e ad alcuni cerignolani. Su questa vicenda è in corso il processo presso il Tribunale di Milano.
Ma l’hobby delle rapine ai blindati risale almeno al 2016 (operazione “Ariete”, assalto fallito ad un portavalori tra Mattinata e Vieste), quando Scirpoli fu sorpreso e ammanettato insieme a personaggi noti della mafia garganica come il viestano Danilo Della Malva, il sammarchese Luigi Ferro, il mattinatese Francesco Pio Gentile detto “Rampino” (ucciso il 21 marzo 2019), il manfredoniano Mario Luciano Romito (ucciso nella strage di San Marco) e ancora Antonio Quitadamo. I carabinieri fecero saltare i piani della banda grazie ad una scrupolosa attività di indagine fatta di pedinamenti e intercettazioni.

Ordinanze cautelari e report della DIA raccontano del legame tra i mattinatesi e il clan Raduano di Vieste. Questi gruppi criminali sarebbero a loro volta alleati ai manfredoniani “Lombardi-La Torre” e al clan della Società Foggiana, “Moretti-Pellegrino-Lanza”. E non mancherebbero gli agganci con i gruppi cerignolani, come dimostra anche l’episodio di Bollate.

Si alleggerisce il carcere di Foggia

Numerosi, come detto, i trasferimenti dopo la maxi evasione del 9 marzo. Nei giorni subito successivi alla rivolta furono condotti nel carcere di Trani – dopo essersi costituiti – i mattinatesi Andrea Quitadamo alias “Baffino junior”, Francesco Notarangelo detto “Natale” e il viestano Bartolomeo Pio Notarangelo, tutti ritenuti dagli inquirenti vicini a Scirpoli ed evasi insieme a lui in quella folle giornata.

Nelle ultime settimane si è verificato un vero e proprio trasferimento di massa dal carcere di Foggia. Il penitenziario di via delle Casermette ospitava oltre 600 ristretti, nonostante la capienza ne preveda poco più della metà ma attualmente i prigionieri presenti sono ben al di sotto delle 500 unità. In parte risolto, almeno momentaneamente, l’annoso problema del sovraffollamento. (In alto, Scirpoli tra La Torre e Bonsanto; sullo sfondo, la rivolta del 9 marzo)