San Marco in Lamis, le mire espansionistiche dei “mercanti della droga”: volevano prendersi la piazza di spaccio di San Severo. Le intercettazioni di “Terminal”

Trafficanti all’ingrosso e spacciatori in strada: il gip ricostruisce gli affari del gruppo criminale. Gli arrestati erano forti di quelle “pratiche paesane in cui tutti si conoscevano e si potevano alleare ma anche tenere sotto controllo”

Erano ambiziosi e pronti a tutto per allargare il proprio business al resto della provincia. I narcos di San Marco in Lamis, incastrati da procura e carabinieri nell’operazione “Terminal”, volevano espandersi oltre il Gargano, con occhi puntati soprattutto su San Severo. Lo dice il gip Carlo Protano nelle 204 pagine dell’ordinanza cautelare.

Per traffico di droga, gli investigatori hanno arrestato e condotto in carcere Antonio D’Apote di San Marco in Lamis, 21 anni, Claudio Bonfitto di 22 anni, Pietro Nardella di 29 anni, Angelo Villani di 48 anni e Francesco Pio Crisetti di 31 anni.

Ai domiciliari Michele Bonfitto di San Giovanni Rotondo ma residente a San Marco, 48 anni, Fabiano Miscio di San Marco in Lamis, 19 anni, Fabio Nardella di San Marco in Lamis, 28 anni e Delio Pio Li Quadri di San Severo, 21 anni.

Infine, obbligo di presentazione alla pg per Daniel Stoduto di San Marco in Lamis, 21 anni, Antonio Soccio di San Marco in Lamis, 23 anni, Andrea Mastromauro di San Marco in Lamis, 47 anni e Antonio Masullo di San Giovanni Rotondo ma residente a San Marco, 20 anni.

Il gip scrive: “Nel piccolo paese garganico di San Marco in Lamis era attiva una compagine di soggetti, per lo più di giovane età, alacremente e stabilmente dedita al traffico di marijuana e hashish, che spiccano non solo per la consistenza numerica, in proporzione al tasso abitativo del luogo, ma soprattutto per gli intrecci e connessioni intessute tra loro, tanto che, iniziate le indagini intercettative mesi fa, il controllo dell’uno portava all’emersione via via di tutti gli altri, con una fatale estensione a macchia d’olio”.

Stando a quanto scritto nell’ordinanza, gli arrestati sfruttavano “quelle pratiche paesane in cui tutti si conoscevano e si potevano alleare ma anche tenere sotto controllo”. È emersa inoltre “l’indifferenza avvertita rispetto al rischio di interventi di polizia. Si sfidava la sorte e si continuava a spacciare e trafficare, obnubilati da quei soldi facili che da un giorno all’altro potevano arrivare, pur dopo la consapevolezza che taluni di loro hanno avvertito e esternato nelle loro reciproche confidenze a tu per tu, di essere controllati dai carabinieri”.

Diramazioni dei traffici illecite sono emerse soprattutto in direzione San Severo. “Mo stanno questi qua, questi sanseveresi, questi sono grossi”, diceva Antonio D’Apote parlando dell’imminente arrivo a San Marco di Delio Pio Li Quadri.

Le carte testimoniano un incontro tra Claudio Bonfitto e Li Quadri verso lo scalo per Rignano dove si scambiarono la droga, il cosiddetto “provino” al fine di comprendere se la merce fosse di ottima qualità.

Il giudice parla inoltre dei “tre chili di marijuana da Pietro Nardella ad Antonio D’Apote e Claudio Bonfitto e da costoro ai sanseveresi in persona di Delio Pio Li Quadri”.

“Fatale la conversazione – si legge ancora – che il 4 novembre 2019 Bonfitto intrattiene con G.L. e N.R. in auto per le strade di San Marco. Bonfitto non si faceva scrupoli a raccontare le sue imprese”. Il giovane informava infatti “di aver fatto 500 euro ciascuno con D’Apote” che per la soddisfazione “si è fatto la foto con i soldi”, con “erba che non era nemmeno buona”, da loro due acquistata “da quello là”, ossia da Pietro (Nardella) al prezzo di “poco più di 1,80 euro” e poi venduta “a due euro” ad un “ragazzo che in due giorni si è preso tre chili”.

“I ruoli di Nardella (detto “Pistone” o “Pierrot”) – riporta l’ordinanza cautelare – di rifornitore all’ingrosso di marijuana al Bonfitto, sempre pronto e immediatamente disponibile, nonché quello del Li Quadri di altrettanto stabile acquirente fidelizzato, emergevano pacificamente nell’ambito delle considerazioni che il primo esternava al Bonfitto il 13 novembre: ‘La tengo, la tengo io. E ma costa, è buona, verde, potentissima’”. Un Claudio Bonfitto festante diceva a Fabiano Miscio: “Ci arricchiamo! In due giorni”.

Sempre Bonfitto ragguagliava N.R. spiegandogli “come organizzare un mercato stabile con i soggetti di San Severo”.

Il giudice: “Bonfitto, alla spasmodica ricerca dei modi per sfruttare al massimo le potenzialità del proficuo cliente sanseverese, ossia Delio Li Quadri, preposto evidentemente, con una squadra anche di familiari, alla gestione di un ampio traffico in quella città e dunque capace di introitare acquisti in termini di chili di marijuana un giorno dopo l’altro, deve a sua volta ampliare le proprie capacità, evidentemente fino a quel momento calibrate ad un ambito paesano, e dopo averci provato assumendo come suoi collaboratori Antonio D’Apote e poi Fabiano Miscio e come suoi rifornitori all’ingrosso Pietro Nardella (che aveva una propria scorta in campagna) e N.R. (che a sua volta attingeva a terzi), tentava l’impresa in questo caso con Antonio Soccio il quale, convocato a tu per tu in auto, si mostra subito disponibile fissando la cessione di un campione a Li Quadri”.

Un campione “che Soccio ammetteva di poter trarre dalla sua scorta nascosta presso la masseria di suo zio, suddivisa in pacchi, ognuno da 250 grammi da smerciare con un tariffario rigoroso”. “Tu devi stare a sentire a me – diceva Soccio a Bonfitto -. Io ti do un pacchetto di 200 o 250, quello che posso prendere, e te lo do, e tu lo porti a far vedere, hai capito? Una volta che la vede, vi mettete d’accordo, vieni a San Marco me lo dici a me, per dirti: vogliono un chilo? Io vado a prendere il chilo, hai capito?”

Numerose le conversazioni captate nella Alfa Romeo di Bonfitto che “gli astanti non sospettano affatto possa essere sottoposta a intercettazioni: ‘Vabbè tanto quella macchina è tranquilla si può parlare, di solito nelle macchine, quelli mica parlano nelle macchine’“.

Il giudice scrive: “È emerso il ruolo di detentore di marijuana e hashish a chili ed a sacchi interi, presso la masseria dello zio, di Antonio Soccio, trafficante all’ingrosso ma anche al minuto“.

Non solo sanseveresi. Anche acquirenti da Gambatesa in provincia di Campobasso che si incontravano a metà strada (un distributore di benzina sul tratto verso Motta Montecorvino) con gli spacciatori di San Marco per l’acquisto di stupefacenti.

Nel corso delle indagini è emersa anche “l’urgente necessità di piazzare stupefacente di Michele Bonfitto”. “L’indagato – si legge in ordinanza -, verosimilmente nel tentativo di cedere droga a disposizione, si reca in diversi luoghi frequentati da pregiudicati a Cerignola e a Pescara. Il sequestro del suo cellulare consentirà di confermare i movimenti e di accertare che lo stesso aveva a disposizione diverse utenze, il cui uso pareva mirato e con le quali contatta telefoni intestati a soggetti stranieri“.

C’è poi il 31enne Francesco Pio Crisetti, ritenuto in affari con Michele Bonfitto, intercettato mentre discute con persona non identificata.

Crisetti parlava della difficoltà di reperimento dell’hashish: “Se tu vai a Cerignola, Foggia, San Severo, non ci sta un grammo di fumo! Io te lo piglio mò, lo piglio mò! (dimostrandosi ben introdotto e informato, fa notare il giudice)“. E ancora: “Vai a Cerignola, un chilo lo vendono a seimila euro, senza ombra di dubbio perché non tengono niente niente niente! A Foggia non hanno una canna, già sono quasi dieci giorni che non hanno una canna. L’insalata (marijuana) è quasi finita! È quasi finita! Un altro chilo ne tengo. Stiamo inguaiati”.

Così conclude il gip: “La ramificazione tra produttori, intermediari, grossisti, spacciatori al minuto, procacciatori d’affari, anche per clienti fuori paese e fuori regione, ha reso quel piccolo centro (San Marco, ndr) un caso certo singolare nell’ambito della realtà delinquenziale garganica, per l’intensità e la immediata disponibilità, per singoli spacci da strada o per il movimento a chili con rivendite, ricarichi di prezzi, tariffe stringenti, trattative estenuanti, discussioni defaticanti, rivalità e rapporti di concorrenza spesso sleale, vincoli di collaborazione o competizione”.

E infine: “Intrecci di relazioni, tanto impegnative quanto effimere, che pare impegnassero ogni energia fisica e intellettuale della giornata dei personaggi esaminati, evidentemente per i guadagni a tutto ciò sottesi, in vista in particolare dell’accesso alla ben più allettante piazza di spaccio della cittadina di San Severo”.

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