Mafia, la piovra della Società Foggiana dietro al bombarolo albanese: “I mandanti non si fermeranno”. Il pool della DDA ricostruisce il puzzle degli ultimi attentati in città

Da ambienti delle forze dell’ordine l’analisi sugli ultimi attentati dinamitardi in città alla luce dell’arresto dell’albanese Rameta

I tentacoli della piovra mafiosa avrebbero armato la mano di Antonio Rameta, 32enne bombarolo arrestato nelle scorse ore mentre si trovava nella sua abitazione. Ne sono ormai convinti gli inquirenti, alle prese con la composizione del puzzle sugli ultimi attentati mafiosi in città.

Dopo la convalida dell’arresto per il giovane straniero, gli atti sono passati alla DDA di Bari per competenza alla luce dell’aggravante mafiosa. Il pentito del gruppo criminale Moretti-Pellegrino-Lanza, il 38enne Carlo Verderosa, ha confermato di conoscere Rameta, indicato come persona a disposizione dei clan.

La “Società Foggiana” si serve storicamente di manovalanza per gli attentati dinamitardi, uomini difficilmente riconducibili alle batterie. Mentre a chiedere e riscuotere il pizzo si muovono direttamente gli affiliati ai boss: “Non personaggi di primissimo piano, ma comunque persone fidate, come nel caso delle minacce ai Vigilante. D’altronde per incassare il denaro serve qualcuno che appartenga all’organizzazione”, ci viene spiegato da ambienti delle forze dell’ordine. Furono Ernesto Gatta e Francesco Tizzano, entrambi “morettiani”, sodali dei capiclan, ad avanzare richieste estorsive a Cristian Vigilante, episodio raccontato nelle carte di “Decima Azione”.

I due malviventi sono ora in galera, i pm hanno chiesto per entrambi pene molto severe, tra 16 e 18 anni di reclusione. Eppure qualcuno è tornato ad insidiare le residenze sanitarie dei giovani imprenditori. Ancora i Moretti? O i rivali Sinesi-Francavilla?

Un’immagine tratta dal video che ha incastrato Rameta; nel riquadro, uomini della Società Foggiana. Da sinistra, in alto, Rocco Moretti, Roberto Sinesi, Francesco Sinesi, Vito Bruno Lanza, Savino Lanza, Pasquale Moretti; sotto, Ciro Francavilla, Giuseppe Francavilla, Massimo Perdonò, Raffaele Tolonese, Antonio Salvatore e Patrizio Villani

“L’organizzazione è sempre e solo una. Certo, contrassegnata da numerosi scontri ma le guerre nascono allo scopo di emergere all’interno della Società stessa. D’altronde la cassa è unica e comune”. Come anche la lista degli imprenditori da estorcere.

“Solitamente è egemone il gruppo che può contare sulla libertà di qualche elemento apicale”, spiegano gli inquirenti. A tal proposito, da poche settimane non è più agli arresti, ma ha obbligo di dimora a Orta Nova, Pasquale Moretti, pezzo da Novanta della mafia foggiana, più volte coinvolto in operazioni delle forze dell’ordine. L’uomo, figlio del Mammasantissima Rocco Moretti (al 41bis a L’Aquila), ha un lungo curriculum criminale contrassegnato da condanne per mafia, armi, droga e accuse di tentato omicidio. In carcere gli altri boss, i Sinesi (padre e figlio), i fratelli Francavilla e i vertici della batteria Trisciuoglio. Ma non si può escludere che la “stagione delle bombe” sia stata ordinata direttamente dai penitenziari.

“Un’azione così eclatante non può essere organizzata tenendo all’oscuro la Società – spiega a l’Immediato chi ha molta esperienza nella lotta al crimine –. Ma potrebbe essere stata ordita anche per danneggiare fazioni rivali. Una sorta di strategia tesa a deviare le attenzioni delle forze dell’ordine”.

Stando a quanto trapela da ambienti degli investigatori, chi ha ordinato gli attentati “non è affatto preoccupato davanti al rischio di essere individuato” e, nonostante l’intervento forte dello Stato negli ultimi mesi, “non si fermerà”. Di certo nemmeno le manette ai polsi dell’albanese potranno “dissuadere” i mandanti, pronti a pescare altri bombaroli dalla manovalanza.



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