Mafia foggiana: la testimonianza del manager ricattato e le rivelazioni del pentito. I piani sanguinari dei clan nelle carte di “Decima Azione”

Pizzo, pressioni per le assunzioni e progetti omicidiari: l’ordinanza cautelare del maxi blitz contiene inquietanti premonizioni. Il mafioso alla vittima: “Se mi arrestano tornano da te in dieci”

Le recenti bombe esplose a Foggia tornano ad accendere i riflettori su “Decima Azione”, maxi blitz di fine novembre 2018 contro i clan mafiosi della città. 30 arresti per racket agli imprenditori locali ma alcuni continuano ad essere bersaglio del malaffare, come il manager della sanità privata Cristian Vigilante a cui ignoti hanno fatto saltare l’auto in via D’Aragona. L’uomo fu “avvicinato” già qualche anno fa: pizzo e assunzioni le richieste dei pregiudicati Francesco Tizzano ed Ernesto Gatta (47 e 45 anni), uomini fidati del clan Moretti-Pellegrino-Lanza. I due erano intercettati da tempo e così gli investigatori scoprirono le pressioni nei confronti di Vigilante che raccontò di essere stato minacciato.

“Tizzano per sfidarmi mi dava il suo telefono – la testimonianza di Vigilante pubblicata nelle carte di Decima Azione – e diceva di chiamare il 113 e di sporgere denuncia. Tanto se lui veniva arrestato dopo da me sarebbero venute altre decine di persone con le stesse sue richieste. Tizzano mi diceva di non preoccuparmi e aggiungeva che il giorno dopo era prevista una messa presso la struttura ospedaliera denominata Don Uva ubicata in via Lucera. La messa era per l’inaugurazione del Don Uva che recentemente ha cambiato gestione ed è stato acquisito dal gruppo Telesforo il quale ha preso la denominazione ‘Universo salute Opera Don Uva’. Tizzano mi diceva che quando Telesforo si recava alla messa doveva ricevere un messaggio da parte mia o da parte di mio fratello Luca in cui si diceva ‘questa palla se la deve tenere D’Alba’ (socio di Telesforo, ndr)”. Per questa vicenda, Tizzano e Gatta sono finiti tra i trenta arrestati del maxi blitz; i pm della DDA hanno chiesto 18 anni di carcere per il primo e 16 per il secondo.

Le imbeccate del pentito

“Decima Azione” racconta tante altre storie, come quella del collaboratore di giustizia di Altamura, Pietro Antonio Nuzzi che svelò alcuni progetti omicidiari. Tra questi l’uccisione di Rocco Dedda, ammazzato a casa sua in via Capitanata a Foggia da due killer della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Uno di loro, il 39enne Giuseppe Albanese alias “Prnion”, è stato nuovamente arrestato sotto Natale proprio grazie alle testimonianze fornite dal pentito.

E non è tutto; stando alle carte del blitz, Nuzzi apprese da Leonardo Lanza (figlio del boss Vito Bruno detto “U’ lepr”) del proposito di quest’ultimo di voler uccidere Roberto Sinesi, “voleva pagarmi per ammazzarlo”. Il 19 gennaio 2017, invece, Nuzzi riferì che Alessandro Moretti detto “Sassolin”— durante il periodo di carcerazione comune — gli aveva spiegato come era composto il clan, aggiungendo che lo stesso Moretti gli aveva detto che riceveva 1.500 euro mensili a titolo di mantenimento“.

C’è poi la storia dell’ispettore capo scomodo. Nuzzi svelò il proposito di Alessandro Moretti e Francesco Abbruzzese detto “Stuppin” di uccidere il poliziotto “anche perché loro già da prima di essere arrestati volevano farlo fuori perché era di intralcio nelle loro attività criminali e con lui ce l’avevano a morte”.

Ma il grande obiettivo del clan Moretti era sempre quello di eliminare il capo dei rivali, Roberto Sinesi, scampato ad un agguato il 6 settembre 2016, quando il boss e suo nipote rimasero gravemente feriti al rione Candelaro. Ma oltre a quel fatto di sangue, le indagini hanno fatto luce anche su un altro episodio. Nuzzi raccontò che un progetto omicidiario pensato da Moretti e Abbruzzese non andò a compimento perché Sinesi era stato sorpreso alla guida di una bicicletta in compagnia del nipotino, “circostanza appresa dallo stesso Moretti”.

Il primitivo

Il prezioso supporto di Nuzzi, aggregatore di informazioni durante la sua detenzione nel carcere di Foggia, è servito agli inquirenti anche per fare luce sul ruolo di Patrizio Villani alias “Il primitivo”, un personaggio da gangster movie, killer di San Marco in Lamis a libro paga del clan Sinesi-Francavilla. Villani è stato condannato a 30 anni di reclusione in quanto ritenuto tra gli autori dell’agguato nel bar H24 di via San Severo dell’ottobre 2016. Quel giorno fu ucciso Roberto Tizzano mentre rimase ferito Roberto Bruno. Anche Albanese era nel locale ma riuscì a scamparla. Ci sono “dichiarazioni di Nuzzi del 10 agosto 2017 – riportano i magistrati nelle carte giudiziarie – in merito alla circostanza riferita da Emiliano Francavilla (tra i capi dei Sinesi-Francavilla) che Villani Patrizio è ‘un sanguinario. Lui è un nostro fidato di azione, lo usiamo quando ci serve per determinate cose. Ora gli stiamo dando una mano anche per l’avvocato'”. (Dall’alto, Leonardo Lanza e Alessandro Moretti; Giuseppe Albanese e Francesco Abbruzzese; Emiliano Francavilla e Patrizio Villani; al centro, l’auto distrutta di Vigilante)

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