Mafia foggiana, il pentito della batteria Moretti: “Si, conoscevo Rameta, era a disposizione dei clan ma non affiliato”

Il bombarolo albanese davanti al giudice fa scena muta ma su di lui ci sono le recenti dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Carlo Verderosa. Lo straniero noto per gli affari con la cocaina

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Erjon Rameta detto “Antonio”, il 32enne albanese fermato due giorni fa dalla polizia perché accusato di essere il presunto esecutore materiale dei due attentati dinamitardi avvenuti a Foggia ai danni del ristorante “Poseidon” e del centro per anziani “Il Sorriso di Stefano” rispettivamente il 12 novembre 2019 e il 16 gennaio scorso. Lo riporta l’Ansa.

Nelle prossime ore è attesa la decisione del gip Manuela Castellabate del tribunale di Foggia che si pronuncerà sulla convalida del decreto di fermo dei due pm inquirenti: Carmela Bruna Manganelli della DDA di Bari e Rosa Pensa della procura di Foggia che contestano all’albanese l’aggravante della mafiosità.

(In alto, Verderosa e Rameta; sullo sfondo, la bomba al Sorriso)

Contro Rameta ci sono i filmati dei due attentati dai quali emerge che l’indagato durante la fuga si era tolto il cappuccio venendo inquadrato in volto. Le telecamere di sicurezza hanno ripreso anche il tatuaggio a forma di una corona sulla mano simile a quello dell’indagato. Ad aggravare la posizione del 32enne ci sono anche le dichiarazioni del pentito Carlo Verderosa (ex clan Moretti-Pellegrino-Lanza, collaboratore di giustizia dal 18 dicembre 2019, ndr) che ha raccontato ai pm di conoscere Rameta in quanto spacciatore che si riforniva di cocaina anche da gruppi mafiosi, indicandolo come un uomo non affiliato ma che era a disposizione dei clan. Una testimonianza che conferma totalmente quanto anticipato da l’Immediato nei giorni scorsi.

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