Mafia, lo Stato in soccorso dei fratelli Vigilante e dei cittadini foggiani. Indagini DDA: comparazioni tra video per risalire al bombarolo

La deliberazione del Comitato di Solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura. Da Roma i fondi destinati a favorire il reinserimento nell’economia legale di imprenditori nel mirino dei clan

Dall’inizio dell’anno il Comitato di Solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura ha deliberato la concessione di mutui ed elargizioni per oltre 4 milioni e mezzo di euro a favore delle vittime. I dati sono stati diffusi dall’Ufficio del Commissario straordinario, Annapaola Porzio, che ieri ha presieduto i lavori del Comitato riunito in videoconferenza.

Nella seduta che si è svolta oggi, la quarta in modalità telematica, è stata deliberata l’attribuzione di cinquecentottantamila euro, destinati a favorire il reinserimento nell’economia legale di imprenditori, nonché a ristorare i danni subiti da coloro che sono stati indirettamente danneggiati da atti intimidatori riconducibili a finalità estorsive.

Sono state accolte le domande di elargizione proposte dai cittadini di Foggia che hanno subito danni materiali causati dagli attentati dinamitardi commessi nei confronti della struttura sanitaria “Il sorriso di Stefano” (centro diurno per anziani in via Acquaviva della società “Sanità Più”), oltre che a favore dei fratelli Cristian e Luca Vigilante.

I Vigilante nel riquadro

Una risposta pronta, tempestiva ed efficace, quale riprova che lo Stato, attraverso tutti gli strumenti disponibili, intende sostenere, soprattutto in questa difficile congiuntura economica determinata dall’emergenza Covid-19, ogni sforzo di mantenimento della legalità.

Comparazioni tra i video

Intanto, proseguono le indagini di DDA e Procura di Foggia per individuare mandanti e autori materiali delle intimidazioni mafiose. Dietro gli attentati, l’ombra della Società Foggiana che già in passato minacciò Cristian Vigilante chiedendo pizzo e assunzioni. Attraverso le analisi antropometriche, gli investigatori stanno cercando di capire se la persona entrata in azione il 16 gennaio scorso (giorno della prima esplosione a “Il Sorriso di Stefano”) sia la stessa che ha piazzato la bomba alle ore 15 dell’1 aprile. Le modalità sembrano piuttosto simili: in entrambi i casi il malvivente giunge a bordo di una bicicletta e nel giro di pochi secondi accende la miccia e si allontana. Il 16 gennaio in piena notte, le immagini sono buie e poco nitide, la scorsa settimana nel primo pomeriggio. Il filmato è molto più chiaro: scarpe da ginnastica blu, cappuccio in testa e mascherina a coprire naso e bocca. In mano una busta verde con dentro l’ordigno. Chi è il bombarolo?

“Attentati sono legati alla nostra attività professionale”

“Sin dalla prima bomba in molti hanno pensato al movente legato al processo Decima Azione. Un movente che però poi è andato scemando – ha detto all’agenzia Agi, Luca Vigilante -. Dopo l’attentato del primo aprile possiamo escluderlo quasi sicuramente. Di certo è che questi attentati sono legati alla nostra attività professionale. Io personalmente sono un figlio di questa terra. Il mio passato è molto limpido, mi conoscono tutti. Sono stato impegnato nel mondo dell’associazionismo cattolico, nello sport. Tutto è legato alla nostra attività professionale, anche se non riusciamo a capire in che modo questi attentati siano legati a noi”.

“Se ho paura? Come non si fa a non averne. Ormai viviamo con l’angoscia che ogni boato sia una bomba, un attentato contro di noi. Quando esco per lavoro ho timore che possa accadere qualcosa. Non sappiamo fino a dove questa gente voglia spingersi”.

Il giorno della bomba un residente dal balcone ha invitato l’imprenditore a chiudere l’attività: “Aveva ragione – ha risposto Vigilante -. Da una parte c’è la voglia di andare avanti perché una rinuncia può rappresentare una sconfitta. Per tutti. Ma devo anche considerare che non posso mettere a repentaglio i singoli cittadini. Stiamo facendo un’analisi per capire cosa fare. Magari potremo mettere un presidio armato davanti a quella struttura in via Acquaviva. Ma, come detto, sto valutando quale sia la cosa migliore da fare. Non posso mettere a repentaglio la vita di altre persone”.

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