23 pazienti guariti e 170 operatori a controllare i contagiati, i numeri (migliori) dell’emergenza nel Foggiano. Il dg dell’ASL: “Sforzi notevoli per garantire servizi adeguati”

Il numero uno dell’azienda sanitaria, Piazzolla: “Al San Raffaele ad un anziano è salita la febbre dopo l’esito negativo del tampone. Il sistema sta reggendo, ma preoccupa situazione nelle Rsa”

“Vorrei che si parlasse degli sforzi che stiamo facendo per garantire servizi adeguati in emergenza e dei risultati raggiunti: per esempio, abbiamo 23 pazienti guariti“. Il direttore generale dell’Asl di Foggia, Vito Piazzolla, sciorina numeri e ‘successi’ nella guerra al Covid-19, seppure con un esercito ridotto all’osso per le note carenze in corsia.

“Stiamo lavorando giorno e notte anche per affrontare al meglio i focolai nelle strutture per anziani – spiega a l’Immediato -, abbiamo messo a disposizione nostri uomini per gestire il caso ‘Sacro Cuore’, anche se non si tratta di una struttura accreditata. Qui avevamo una situazione complessa, con più della metà tra ospiti (21) e operatori (7) contagiati. Abbiamo fatto i tamponi a tutti, estendendo le verifiche anche ad altre strutture, come la Donatelli-Santoro e San Francesco (una ventina di ospiti a struttura), dove i risultati sono rincuoranti”.

L’allarme, infatti, come sottolineato ancora una volta oggi al nostro giornale dal super consulente della Regione Puglia, Pierluigi Lopalco, riguarda proprio Rsa e strutture per anziani, vero vettore trainante del contagio in questa fase. “Sapevamo delle fragilità di queste strutture sul territorio – chiosa Piazzolla, nominato dal governatore Michele Emiliano commissario per il territorio (il collega dei ‘Riuniti’ Dattoli lo è per gli ospedali, NdR) -, per questo ci siamo preparati con anticipo. Poi è chiaro che possono capitare situazioni inattese, come quella del San Raffaele di Troia. Lì avevamo la necessità di trasferire 11 pazienti non contagiati in altra struttura per permettere le operazioni di sanificazione degli ambienti, atteso che tutti i posti letto erano occupati. Prima del trasferimento provvisorio al ‘Lastaria’ di Lucera avevamo fatto il tampone, con esito negativo. Non avevano nemmeno sintomi, come attestato dalla dottoressa che ne ha certificato lo stato di salute. Poi la notte successiva ad un anziano è salita la febbre… Questo fa capire la complessità nella gestione di questo virus”.

Il “Girasole” di Bovino è stata l’ennesima grana da affrontare, avendo ben 170 persone a monitorare il territorio per seguire l’evoluzione di quarantene, ospedalizzazioni ed eventuali percorsi di accompagnamento post Covid. “Siamo riusciti anche qui a gestire la situazione supportando lo sforzo dei gestori – ammette Piazzolla -, ma è chiaro che ora c’è la necessità di avere un report dettagliato sulla capacità di queste strutture di affrontare una emergenza di tale portata“.

Sembrano lontani anni luce il primo focolaio di Ascoli Satriano e il primo caso complesso, il “caso 0”, quello di San Marco in Lamis, dove “sono state sorvegliate circa 500 persone”: “Cominciano a giungerci notizie positive su contatti strettissimi usciti dalla positività”, aggiunge il dg. Anche il “caso indice” dell’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo è stata una sfida ostica. “In questa fase bisogna fare attenzione a tutti i livelli, per non rischiare di far saltare gli ospedali come è successo a Gallipoli – continua il manager barlettano -. Già eravamo in una situazione critica, con la difficoltà oggettiva nel reclutamento del personale. Con l’emergenza stiamo facendo un lavoro enorme, e per questo ringrazio tutti i singoli dipendenti. Il governo Conte ha sbloccato la possibilità di assumere specializzandi anche al terzo anno. Lo dico per far comprendere che in una fase come questa non hanno senso le polemiche di campanile, perché se abbiamo deciso di sospendere i ricoveri fino al 13 aprile è perché ce lo impone la norma e la tenuta dei nostri presidi. La riorganizzazione serve a non far saltare il banco, a focalizzare gli sforzi sulle emergenze, stando sempre attenti ad evitare qualsiasi errore capace, in questo momento, di mettere in discussione interi ospedali”.

Infine, sottolinea – semmai ce ne fosse ancora bisogno – la necessità di uscire il meno possibile. “Il problema finora non sono stati i posti in ospedale, ma la rapidità del contagio – prosegue -, lo spavento di San Marco è servito per non fare uscire più nessuno, ma ci sono comuni in cui si va in giro tranquillamente. Non c’è nessuna improvvisazione nelle aziende sanitarie – conclude -, tutti stanno dando l’anima per questa sfida. Ma serve la collaborazione di tutti per vincerla”.





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