Mafia foggiana, il debito del “Primitivo” con il figlio del boss e le rivelazioni del pentito: nuove prove per l’agguato nel bar H24

Si fa sempre più rilevante il ruolo di Carlo Verderosa (ex clan Moretti), collaboratore di giustizia da dicembre 2019. Le sue dichiarazioni sbarcano nel processo in appello ai cugini Sinesi e al killer Villani

Il nuovo pentito di mafia al centro delle maggiori inchieste sulla “Società Foggiana”. Dopo l’acquisizione dell’interrogatorio di Carlo Verderosa nel processo a Massimo Perdonò (Leggi Qui), ora le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, 38 anni (ex affiliato della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza) potrebbero fare luce sull’omicidio nel bar H24 di via San Severo.

Il 29 ottobre 2016, due persone uccisero il 21enne Roberto Tizzano e ferirono il coetaneo Roberto Bruno. Si salvò per miracolo Giuseppe Albanese alias “Prnion” che trovò rifugio nel bagno del locale. Era il primo pomeriggio di quel giorno quando i cugini Francesco e Cosimo Damiano Sinesi organizzarono – secondo l’accusa – l’agguato per vendicare il tentato omicidio del boss Roberto Sinesi, scampato alla morte il 6 settembre precedente. Per la DDA, Francesco Sinesi (figlio di Roberto) fu il mandante, Cosimo Damiano colui che indicò ai killer i bersagli da eliminare. Nel processo in primo grado, i due cugini sono stati condannati a 21 anni di reclusione e sono ora rinchiusi in carcere, Francesco a Terni in regime di 41 bis e Cosimo Damiano ad Avellino. Ad uno dei due killer, il sammarchese Patrizio Villani detto il “primitivo”, sono stati inflitti 30 anni. Mai identificato l’altro sicario. Ora è in corso il processo in Appello chiesto dagli avvocati difensori degli imputati.

A confermare il ruolo di Sinesi junior nella vicenda è stato lo stesso Verderosa che avrebbe ricevuto l’informazione da Albanese. Stando alle recenti dichiarazioni del pentito, i due Sinesi e una terza persona poi deceduta fecero da palo, mentre i killer armati di fucile e pistola entrarono nel bar per uccidere i rivali del clan Moretti.

A sinistra, Albanese e Verderosa; in alto, i due Sinesi; sotto, Villani; sullo sfondo il video delle forze dell’ordine

In questa storia risulta centrale il ruolo dei collaboratori di giustizia, oltre a Verderosa ci sono il pentito di Trani Pasquale Pignataro e quello di Altamura Pietro Antonio Nuzzi. Pignataro affermò che quando era detenuto a Foggia seppe da un “morettiano” che Villani fu uno dei killer. Anche Nuzzi avrebbe fornito importanti dettagli sulla guerra di mafia foggiana, appresi durante la permanenza nel penitenziario dauno. L’altamurano avrebbe inoltre indicato Albanese come uno dei due killer che uccisero Rocco Dedda il 23 gennaio 2016.

A tutto questo va aggiunta una conversazione intercettata dagli inquirenti nel corso della quale due pregiudicati sostenevano che Villani partecipò all’agguato in quanto debitore di circa 30mila euro nei confronti di Francesco Sinesi.

Accuse molto pesanti per i due Sinesi e per il “primitivo”, corroborate dalle recenti dichiarazioni di Verderosa che ai magistrati antimafia sta fornendo informazioni utili sul ruolo dei boss, sulle rivalità tra batterie e sulle attività criminali della “Società Foggiana”.





Change privacy settings