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Home - Mafia, “joint venture” della droga tra i clan di Foggia e Gargano. Oltre 50 anni di reclusione chiesti per Iannoli e soci

Mafia, “joint venture” della droga tra i clan di Foggia e Gargano. Oltre 50 anni di reclusione chiesti per Iannoli e soci

Di Redazione
11 Febbraio 2020
in Cronaca
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Oltre 50 anni di carcere, questa la richiesta del pm della DDA, Ettore Cardinali per gli uomini arrestati nel blitz di aprile 2019 “Ultimo Avamposto” sul traffico di droga tra Foggia e Gargano. Il processo, ormai alle battute finali, si sta svolgendo a Bari con il rito abbreviato dopo la richiesta di “giudizio immediato” avanzata dai magistrati antimafia. Chiesti 16 anni di reclusione, 3 anni di misura di sicurezza una volta espiata la pena e 26mila euro di multa per il foggiano Luciano De Filippo, 48 anni; 3 anni e 20mila euro di multa la pena invocata per la compagna Wanda Campaniello di 34 anni; 8 anni e 26mila euro di multa chiesti per il terzo foggiano dell’inchiesta Alessandro Mastrorazio di 42 anni. Sono invece 14 gli anni di reclusione (3 anni di misura di sicurezza e 24mila euro di multa) chiesti per il viestano Claudio Iannoli, 43enne già beccato in “Agosto di Fuoco” (sempre per droga) e in “Scacco al Re”, accusato di aver provato a uccidere il boss Marco Raduano in compagnia del cugino Giovanni Iannoli.

La Dda ha inoltre chiesto 8 anni di carcere e 26mila euro di multa per Gaetano Renegaldo, 41enne manfredoniano (anche lui coinvolto in Agosto di Fuoco); infine 3 anni di carcere e 20mila di euro per il pesscarese Stefano Caldarelli di 37anni e 2 anni e 10 mesi (più 14mila euro di multa) per Andrea Scaglione, 25 anni, sempre di Pescara. 

De Filippo ha sempre escluso affari con il concittadino Mastrorazio e il gruppo dei garganici. Mastrorazio e Iannoli, invece, hanno spiegato di occuparsi esclusivamente di compravendita auto per cui non utilizzavano linguaggi criptici per parlare di droga. “Nelle intercettazioni faccio riferimento alla mia attività”, la motivazione resa dal viestano. I legali degli imputati chiedono l’assoluzione, l’esclusione del reato associativo e minimo della pena per singoli episodi di spaccio.

Cardinali e Iannoli; sullo sfondo, la “cartina” di Ultimo Avamposto

La joint venture della droga

“Ultimo Avamposto” ha evidenziato per la prima volta in maniera nitida, l’esistenza di una “joint venture” della droga tra Vieste, Manfredonia e Foggia proprio grazie a uomini di spicco della malavita locale come De Filippo, parente dei Francavilla foggiani, Iannoli, tra i capi del clan Iannoli-Perna di Vieste e Renegaldo, noto trafficante di cocaina manfredoniano, vicino al clan Li Bergolis-Miucci di Monte Sant’Angelo. Iannoli-Perna e Li Bergolis sono notoriamente alleati.

“Le laboriose e incessanti attività info-investigative – aveva scritto il gip – hanno permesso di accertare che il sodalizio delinquenziale, riconducibile a Omar Trotta (ucciso il 27 luglio 2017 nel suo locale di Vieste “Antica Bruschetteria del Corso”) e Piergiorgio Quitadamo, noto pregiudicato viestano, aveva concluso una trattativa con personaggi di rilievo della criminalità albanese per l’approvvigionamento della marijuana. Droga che trovò deposito in uno stabile in costruzione in località Tomarosso di Vieste, conosciuta come “feudo” del clan Perna. In quell’edificio fece irruzione la polizia sorprendendo l’albanese Ali Pulomemoj che, non capendo con chi aveva a che fare, disse: “Siamo amici di Claudio” (per l’accusa Claudio Iannoli).

Tra le numerose utenze oggetto di intercettazione vi erano quelle riconducibili al noto pregiudicato Piergiorgio Quitadamo (suocero di Omar Trotta, ndr) di Vieste che, insieme a Trotta aveva intrattenuto proficui rapporti con criminali albanesi. Inizialmente il gruppo viestano sul quale si concentrarono gli investigatori era composto da Piergiorgio Quitadamo, il fratello Pasquale, Claudio Iannoli, Omar Trotta e Gianluigi Troiano detto “piccinin” (piccolino), quest’ultimo poi passato ai rivali del clan Raduano.

Fu Iannoli, secondo l’accusa, ad intavolare una collaborazione coi foggiani, forte dei suoi rapporti con il pluripregiudicato, Luciano De Filippo, titolare di un autolavaggio a Foggia e chiamato “zio” in segno di rispetto dal malvivente viestano.

I due parlavano spesso al telefono con linguaggio in codice per portare avanti i traffici illeciti. De Filippo, ben presto, per la DDA, si sarebbe messo a capo di un gruppo criminale impegnato nello smercio della droga a Foggia, Troia, Manfredonia, Pescara e Francavilla a Mare, favorito dal sostegno del troiano, Ivan Ventura. Mentre Iannoli fece da intermediario tra De Filippo e Renegaldo per instaurare un rapporto di collaborazione sull’asse Foggia-Manfredonia.

Secondo l’accusa, il “deux ex machina” De Filippo era spesso accompagnato “dall’amante Wanda Campaniello”. Scriveva il gip: “Nel corso della giornata del 5 gennaio 2018, i due ad un certo punto, evidentemente esausti per l’impegno profuso nella preparazione delle dosi decidevano di consumare della cocaina: “Adesso facciamo due pippate”. La coppia gestiva i traffici anche fuori regione, in modo particolare nel Pescarese grazie agli agganci dello stesso De Filippo.

Il blitz stroncò un business fiorente tanto da portare il questore ad annunciare la “quasi decapitazione dei clan del Gargano”. Ma il lavoro degli inquirenti è tutt’altro che finito. 

Tags: FoggiagarganomafiaUltimo Avamposto
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