Foggia, le donne dell’ex distretto dimenticate da Dio. “Abbiamo figli e mariti ammalati, viviamo senza luce e dignità”

“L’umidità e il freddo ci stanno uccidendo, non lo so se ci saremo domani, se vedremo la luce del giorno”. A parlare Patrizia Valletta, Anna Di Geso, Elena Prencipe, Katia Polignone e molte altre

Cronaca di una tragedia annunciata all’ex distretto militare di Foggia, la Caserma Oddone, dove 15 famiglie dopo l’inchiesta, l’assoluzione dei dirigenti e la sospensione del Tribunale attendono una collocazione che era stata sollecitata anche dalla sentenza. Sono passati diversi Natale dalla tenda dinanzi al Comune. Noi de l’Immediato siamo entrati nei locali del contenitore militare, un gioiello architettonico che cade a pezzi, pieno di muffa e di calcinacci pericolanti. Nella lotta per il diritto alla casa ancora una volta le donne, le mamme, come nel caso dei container di via San Severo. Ma tra di loro serpeggia il risentimento, la loro situazione agli occhi della cittadinanza appare meno grave di quella dei residenti di via San Severo. Negli alloggi tanti soffrono di patologie ai bronchi e c’è anche un uomo, il signor Polignone, gravemente cardiopatico, in attesa di un trapianto.

“L’umidità e il freddo ci stanno uccidendo, non lo so se ci saremo domani, se vedremo la luce del giorno”. A parlare Patrizia Valletta, Anna Di Geso, Elena Prencipe e Katia Polignone e molte altre donne.

“Da 20 anni stiamo qui, ci mise Agostinacchio, molti di noi avevano 20 o 30 anni quando sono entrate, eravamo ragazze. Abbiamo ottenuto la sospensiva, con la clausola della sistemazione da parte di Franco Landella. Dove sono le graduatorie? Nel frattempo tanti hanno ricevuto le case, sappiamo che alcuni si sono venduti pure gli alloggi alle piastre, ben 4. Abbiamo votato Franco Landella e l’assessore Bove, con la speranza di avere una casa all’housing sociale di Caroprese. Poi ci hanno promesso le case della Macchia Gialla, poi vicino alla Fiera, dopo le piastre. Ma abbiamo sempre visto gli altri entrare. Adesso ci stanno superando anche le famiglie dei container. Da noi sono venute le forze dell’ordine ma non hanno trovato armi e droga, da loro sì (riferimento a un recente blitz). Sono state date case senza titolo agli abusivi, noi che abbiamo diritto e titolarità e che paghiamo le bollette, stiamo fuori. Vorremmo chiedere a questi signori: ma che state facendo? Ci trattano da usurpatori. Anche le trasmissioni televisive ci snobbano, le telecamere vanno solo nei container. Ci trattano come disagiati di serie b, ma pure qui ci sono serpenti, topi e degrado”.

Da qualche anno, come si sa, i residenti pagano regolarmente le utenze. Manca solo il gas. Tutti quanti si riscaldano con le bombole o con le stufe a pellet, ma il calore non attutisce il forte odore di umido che pervade tutto lo stabile storico. C’è un unico contatore per l’acqua: ogni anno arriva una bolletta da 20mila euro circa, da dividere per le 15 famiglie. “In questi anni non abbiamo fatto vedere la nostra condizione, perché spesso ci hanno ricattato. Vi togliamo i figli, ci dicevano. Ma noi per l’umidità, ci mettiamo le robe bagnate e puzzolenti”.

15 le famiglie, 10 i bambini sotto i 12 anni. Molti nuclei familiari vivono da due decenni in alloggi dove non batte mai il sole. Ciechi. “Il diritto alla casa deve essere di tutti, non bisogna sperare di avere una invalidità per avere la casa. Per avere una casa devi avere una patologia?”, spiega Katia, il padre gravemente ammalato, cardiopatico grave, in una stanza umida e senza luce.

Dappertutto degrado architettonico e grosse infiltrazioni d’acqua, con pericolosi scricchiolii notturni. “Quando piove si bagna il letto matrimoniale. In questi mesi non è piovuto mai, ma sicuramente quando pioverà ci allagheremo. Ho paura che venga giù il tetto e facciamo la fine di viale Giotto”.





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