Tumori, boom di interventi con ghiaccio e robot a Foggia. “Ora potenziamo ricerca”

Duemilacinquecento interventi nel 2019 nella clinica urologica. Circa un terzo su pazienti che arrivano da fuori regione (anche da Trieste). E una lista d’attesa di 1200 persone

Duemilacinquecento interventi nel 2019. Circa un terzo su pazienti che arrivano da fuori regione (anche da Trieste). E una lista d’attesa di 1200 persone. Dall’arrivo del robot Da Vinci, la clinica Urologica del Policlinico Riuniti di Foggia, diretta dal professor Giuseppe Carrieri, è diventata un punto di riferimento, soprattutto nel trattamento dei tumori. Per la criochirurgia, per esempio, il centro è diventato un’eccellenza per il Mezzogiorno. Ogni anno un centinaio di pazienti si sottopongono a questo intervento mininvasivo.  “I risultati sono ottimi – spiega Carrieri -, soprattutto nel tumore della prostata, tra i più diffusi in Italia. La tecnica si avvale delle proprietà ablative del freddo e consente di distruggere in maniera selettiva e completa aree tumorali di diversa forma ed estensione. Le masse tumorali vengono individuate e trattate mediante criosonde introdotte nell’ambito del tumore sotto guida ecografica o Tac. I campi di applicazione della criochirurgia nel corso degli ultimi anni si sono sempre più ampliati; in ambito urologico la criochirurgia viene al giorno d’oggi utilizzata prevalentemente nel trattamento dei tumori della prostata e del rene”. Questi ultimi, sono nella top ten dei ‘big killer’, insieme ai tumori della vescica e del testicolo.

Il centro diretto dal prorettore dell’Università di Foggia, recentemente nominato nel ‘parlamentino’ del rettore Pierpaolo Limone, si sta posizionando come hub di ultra specializzazione con il potenziamento di uno spettro ampio di servizi nell’ambito dell’imponente processo di ripensamento – strutturale e organizzativo – del ‘nuovo’ policlinico presentato qualche giorno fa dal direttore generale Vitangelo Dattoli ai vertici della Regione Puglia.

“Con la chirurgia robotica abbiamo registrato un aumento significativo delle prestazioni nella nostra struttura, ormai è un’attività che rientra nella nostra quotidianità – ha spiegato il docente a l’Immediato -, questo tipo di tecnologia è molto attrattivo. Ma stiamo lavorando su molti altri segmenti che, finora, anche per retaggi culturali, fanno fatica ad emergere. Penso all’incontinenza femminile, un vero e proprio iceberg sommerso dal pregiudizio, dalla paura e dalla vergogna. Basti pensare che solo una donna su tre si rivolge all’urologo. Oppure, nell’uomo, la disfunzione erettile: un problema sempre più presente con l’aumentare dell’aspettativa di vita. Da tempo facciamo interventi che permettono il raggiungimento di risultati soddisfacenti. Penso al posizionamento di protesi speciali, simili a cilindretti di gomma, che combinati ad un sistema idraulico posizionato nello scroto, permettono l’erezione e li ritorno al raggiungimento del piacere sessuale”.

Un’altra ‘piaga’ è la calcolosi urinaria, capace di causare il 40 per cento degli accessi in pronto soccorso. “È una patologia enormemente diffusa e molto fastidiosa, le coliche renali sono particolarmente dolorose – commenta Carrieri -, a Foggia abbiamo diverse modalità di intervento poco invasive, attraverso la frammentazione per ‘bombardamento’ delle formazioni. Per numero di operazioni, siamo leader a livello nazionale per gli interventi percutanei della calcolosi urinaria”. Ora, l’obiettivo è quello di potenziare la ricerca. “Lavoriamo costantemente per evitare che vengano perse le risorse (18 milioni di euro, NdR) per le scuole di specializzazione – conclude il delegato dell’Unifg -, finora abbiamo avuto un ampio sostegno della Regione Puglia, per il futuro servirà una importante attività di consolidamento capace di rafforzare l’identità di ospedale di insegnamento e ricerca ad alta specialità. Questa è la discriminante decisiva per determinare la qualità del policlinico e per essere attrattivi, sia per i pazienti che per i medici. Tecnologie e cervelli – conclude – per qualificare il Policlinico, nei fatti, come punto di riferimento non solo per la Puglia, ma anche per le regioni frontaliere”.





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