Mafia Foggia: dall’agriturismo al gommista, tutte le attività nella morsa dei Moretti. Uomini del clan a processo

Alla sbarra Giuseppe Albanese detto “Prnion”, Giuseppe Spiritoso detto “Papanonno”, Lorenzo Spiritoso e Fabio Tizzano, tutti ritenuti appartenenti al gruppo criminale del Mammasantissima Rocco Moretti

“Decima Azione” entra nel vivo. Nel tribunale di Foggia il processo a carico di quattro dei trenta arrestati durante l’operazione contro la mafia foggiana del 30 novembre 2018. Alla sbarra Giuseppe Albanese detto “Prnion”, Giuseppe Spiritoso detto “Papanonno”, Lorenzo Spiritoso e Fabio Tizzano, tutti ritenuti appartenenti al clan Moretti-Pellegrino-Lanza e sodali del Mammasantissima Rocco Moretti, detto “Il porco”, ristretto nel carcere di L’Aquila. Albanese, in videoconferenza dal carcere di Santa Maria Capua Vetere, è uno degli imputati più noti in quanto arrestato lo scorso anno e poi scarcerato per mancanza di indizi sufficienti per l’uccisione di Rocco Dedda, appartenente al clan rivale dei Sinesi-Francavilla.

Gli imprenditori taglieggiati

Spiritoso è accusato di estorsione aggravata in concorso materiale e morale con Alessandro Aprile e Francesco Tizzano (processati in altra udienza) ai danni del gestore dell’Agriturismo “Rotarott”, minacciato e costretto a versare 1500 euro. Reato aggravato dalla mafiosità, al fine di agevolare la batteria dei Moretti.

I due Spiritoso, in concorso con Alessandro Aprile, Francesco Tizzano, Antonio Salvatore e Rodolfo Bruno (quest’ultimo ucciso un anno fa) devono difendersi anche dall’accusa di aver estorto denaro al fornitore di pneumatici Di Gianni. Per Giuseppe Spiritoso c’è inoltre l’accusa di estorsione a “Carni & Affini”: il titolare sarebbe stato costretto a versare 4mila euro nel periodo natalizio con l’impegno di versare altri 4mila euro a Pasqua.

E ancora, l’estorsione a Maizzi delle pompe funebri. Per questo episodio risponde Albanese insieme ad Alessandro Aprile, Francesco Tizzano ed Emilio D’Amato. In questo caso la vittima denunciò gli aguzzini.

Fabio Tizzano è accusato del tentato omicidio di Mimmo Falco, organizzato ed eseguito insieme a persone non identificate in risposta al tentato omicidio del boss Vito Bruno Lanza detto “U’ lepr”. Falco fu colpito da colpi d’arma da fuoco alla schiena che gli provocarono la paralisi permanente dell’attività di locomozione.

Lo scacchiere della Società 

Stando alle carte dell’inchiesta, tutti i processati sarebbero organici alla “Società Foggiana”, all’interno della quale si strutturano le batterie Moretti-Pellegrino-Lanza, Sinesi-Francavilla e Trisciuoglio-Mansueto-Tolonese, “mutevoli nella consistenza e nella composizione – si legge – in base alle contingenze del momento e alle necessità operative e in funzione dei delitti da consumare”. “Società Foggiana” costituita da un “nucleo direttivo e da una cassa comune devoluta all’assistenza dei consociati”.

I ruoli: “Rocco Moretti, Vito Bruno Lanza detto ‘U’ lepr’ e Roberto Sinesi detto ‘Lo zio’ capi del sodalizio – riportano le carte -. Organizzatori Rodolfo Bruno (morto ammazzato), Ciro Francavilla, Giuseppe Francavilla, Alessandro Aprile, Francesco Tizzano, Ernesto Gatta e Massimo Perdonò“, tutti con il compito di “coordinare le attività delittuose”.

Da sinistra, Fabio Tizzano, Giuseppe Albanese e Giuseppe Spiritoso

Le intercettazioni 

Il processo è entrato nel vivo con la costituzione delle parti civili: associazione Panunzio e Confindustria Puglia e Foggia si sono unite a Comune di Foggia e Regione Puglia nonostante l’opposizione dei legali degli imputati. Non si sono costituite le vittime dirette delle estorsioni. Gli avvocati difensori, intanto, hanno chiesto di visionare i decreti autorizzativi per comprendere se l’attività intercettativa fosse consentita o meno. Numerose le conversazioni al vaglio degli inquirenti, così come sono tanti i testi da sentire. È stato infine chiesto dalla difesa l’esame di tutti e quattro gli imputati. Albanese era in collegamento da Santa Maria Capua Vetere, Giuseppe Spiritoso da Lanciano, Fabio Tizzano da Bari, Lorenzo Spiritoso è invece a Foggia ma ha rinunciato alla videoconferenza. Prossima udienza il 26 novembre. Il procedimento dovrebbe chiudersi nel giro di pochi mesi.



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