Mafia foggiana, gli estorsori alla sbarra. Vittime non ci sono, parti civili Confindustria e associazione Panunzio

Entra nel vivo processo penale “Decima Azione” contro i membri della “Società Foggiana”. In videoconferenza volti noti come quelli di Albanese, Tizzano e Spiritoso

Non ci sono le vittime, ma ci sono le istituzioni e le associazioni a dare un segnale forte nel processo “Decima Azione”. Durante l’udienza di oggi, dinanzi ai giudici Mancini, Minieri e Lambiase, è stata confermata la costituzione di parte civile di Confindustria Puglia e Confindustria Foggia, oltre a quelle già annunciate nelle scorse settimane della Regione Puglia e del Comune di Foggia. Con loro, l’associazione Panunzio (proprio il giorno dopo l’anniversario della morte dell’imprenditore foggiano) e l’Antiracket.

Presenti in videoconferenza gli imputati Giuseppe Albanese (da Santa Maria Capua Vetere), Giuseppe Spiritoso (da Lanciano) e Fabio Tizzano (classe ’80 da Bari). Lorenzo Spiritoso, invece, ha rinunciato alla videoconferenza.

È stato così colmato il vuoto delle vittime del “sistema estorsivo” che, secondo l’accusa, teneva sotto scacco il sistema imprenditoriale della città. Gli industriali hanno deciso di essere presenti per rappresentare le vittime in tribunale, determinando così una presa di posizione netta del sistema imprenditoriale locale, dopo l’incontro di qualche settimana fa dinanzi al prefetto Raffaele Grassi. Ma per la difesa, la decisione di essere parte attiva nel processo andava presa già dinanzi al giudice per l’udienza preliminare. La scelta tardiva, secondo gli avvocati della controparte, rappresenterebbe “una scelta strumentale e pubblicitaria”. Per questo, è stato richiesto di tenere in considerazione solo Comune e Regione e non Confindustria. Ma i giudici hanno ammesso tutte le parti civili.

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