Mafia e rapine, big del clan garganico incastrato da Dna. La difesa: “Scena delitto contaminata”

Assalto al portavalori di Bollate. I legali di Francesco Scirpoli depositano consulenza col sostegno di uno dei professionisti del caso Meredith

Mentre è ormai tutto pronto per il giudizio immediato nei confronti di Francesco Scirpoli detto “Il lungo” e di Antonio Quitadamo detto “Baffino”, la difesa dei due mattinatesi studia le contromosse in vista del processo. Scirpoli e Quitadamo, ben noti alle cronache, citati ampiamente nella relazione di scioglimento per mafia del Comune di Mattinata, ritenuti storici alleati del clan di Mario Luciano Romito (ormai azzerato e rimpiazzato dai Lombardi-Ricucci-La Torre), saranno giudicati per l’assalto a un blindato a Bollate in provincia di Milano. Stando all’accusa, avrebbero agito insieme ad alcuni malavitosi di Cerignola. Un fatto che confermerebbe gli stretti legami tra pregiudicati di Mattinata e cerignolani, come già scritto da l’Immediato in un focus sulle “piramidi” della mafia in provincia di Foggia. 

Scirpoli – un tempo vicinissimo a Mario Luciano Romito, il boss ucciso nella strage di San Marco del 9 agosto 2017 – rimase ferito durante l’assalto in Lombardia e fu poi incastrato dal Dna. Ma gli avvocati hanno già depositato un’attività di consulenza tesa a smontare la ricostruzione della procura. Presunti “difetti procedurali” per evitare una condanna al 37enne mattinatese. 

Francesco Scirpoli in una foto segnaletica e durante un servizio di “Nemo”, trasmissione di Rai 2

Stando agli inquirenti, Scirpoli – attualmente rinchiuso nel carcere di Foggia – sarebbe specializzato negli assalti ai blindati. Fu già coinvolto nell’operazione “Ariete”, proprio insieme a Romito e Quitadamo, coi quali pianificò di ripulire un portavalori tra Vieste e Mattinata. Il colpo fallì e ora l’uomo attende di conoscere l’esito del processo che lo vede alla sbarra per una lunga serie di reati. Per un altro assalto, invece, fu assolto in Cassazione, dopo le condanne in primo e secondo grado, per “difetti procedurali”. È sempre un caso che “Il lungo” viene arrestato per rapine a portavalori? Starà ai giudici dare una risposta al quesito.

Riguardo a Bollate, i legali del mattinatese (avvocato Michele Arena) ritengono che sarebbe impossibile acclarare se gli operatori intervenuti abbiano utilizzato i dispositivi necessari per evitare contaminazioni sulla scena del delitto. Infatti, gli avvocati non escludono che il sangue prelevato dal fondo di uno dei sacchi presenti nel blindato, possa essere stato contaminato in quanto fuoriuscito dal mezzo. Inoltre, sempre stando alla difesa di Scirpoli, sarebbero passati sul luogo del crimine molti operatori appartenenti a enti diversi e questo avrebbe aumentato il rischio di contaminazione del reperto.

In buona sostanza, per i legali di Scirpoli – che si sono affidati a uno dei consulenti che si occupò dell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia – non sarebbe stata rispettata la procedura per la repertazione del DNA. Ecco perché la difesa ha depositato la consulenza ai fini di smentire e confutare i risultati dell’esame sul sacco che sporgeva dal furgone portavalori assaltato.

Scirpoli e Quitadamo

Solo una delle tre tracce ematiche avrebbe dato un Dna completo. Le altre due no. In relazione al Dna che la procura dice di essere di Scirpoli, la difesa sosterrà “la assoluta assenza di certezze scientifiche sotto il profilo probatorio”, in quanto non sarebbe stato seguito il protocollo standard dettato dalla norma di accreditamento “ISO/IEC 17025” che impone alcune cautele nella repertazione necessarie affinché il recupero del materiale ematico avvenga in maniera corretta ed immune da contaminazioni. “Ciò non sarebbe avvenuto nel caso di specie”.

La difesa spera anche in una Sit (sommarie informazioni testimoniali) secondo la quale l’uomo più alto del commando fosse biondo, con i capelli lunghi e un’escrescenza sul viso visibile nonostante il passamontagna. Insomma, ben lontano nelle fattezze da Scirpoli, che è sì molto alto, ma moro e senza segni particolari sul volto. Il processo, ormai alle porte nel Tribunale di Milano, disposto con giudizio immediato come richiesto dal pm alla luce di prove evidenti, quindi saltando la fase preliminare, svelerà la verità su ogni aspetto della vicenda e potrebbe acclarare, come detto, i legami tra la malavita di Mattinata e i clan di Cerignola. Secondo gli inquirenti il clan Brandonisio (retto dal 58enne Arcangelo Brandonisio detto “lo sfregiato”, solito frequentare un noto lido di Mattinata) sarebbe molto vicino proprio a Scirpoli e Baffino e controllerebbe traffici e forniture di merci in direzione Gargano, una sorta di economia sotterranea che vede i cerignolani sempre molto specializzati in materia.

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