Ucciso a Monte Sant’Angelo per aver urinato in strada, 10 anni all’assassino. La mamma: “Felice mio, siamo morti insieme”

In secondo grado confermata la condanna inflitta dal Tribunale di Foggia a carico del 62enne Rinaldi. Lettera della madre della vittima: “Il tempo passa e mi rendo conto che il mio cuore fa fatica”

Dieci anni di carcere per Luciano Antonio Rinaldi. La Corte d’Appello di Bari, al termine del processo di secondo grado, svolto con rito abbreviato (sconto di un terzo della pena), ha confermato la condanna inflitta dal Tribunale di Foggia a carico del 62enne di Monte Sant’Angelo.

L’uomo, la notte del 16 luglio 2017, uccise con una coltellata all’addome il giovane concittadino Felice Fischetti, 23 anni, dopo averlo sorpreso ad urinare davanti alla sua abitazione a Monte Sant’Angelo. Secondo la ricostruzione dei fatti quella notte Luciano Antonio Rinaldi dopo aver inveito contro Fischetti ed un amico del ragazzo, suo coetaneo, P.G., scese in strada impugnando un coltello di 30 centimetri con il quale colpì i ragazzi. Una pattuglia dei carabinieri passando di lì casualmente notò Fischetti, ferito all’addome, riverso in una pozza di sangue su una scalinata del centro abitato.

Poco distante, era accasciato l’altro ragazzo sanguinante ad una gamba: fu lui a riferire ai militari che poco prima un uomo li aveva accoltellati. Quando i carabinieri bussarono all’abitazione di Rinaldi, l’uomo affermò senza esitare: “Sono stato io ma sono stato costretto”, consegnando agli inquirenti l’arma del delitto. Felice Fischetti morì tre giorni più tardi presso l’ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo dove era stato ricoverato in condizioni gravissime. L’assassino scoprì della morte del ragazzo solo durante l’udienza di convalida del fermo. In quella circostanza ebbe anche un malore.

“Oggi non ti chiederò di starmi accanto e aiutarmi a non mollare, sono stanca ancor prima che tutto inizia – ha scritto Ermelinda Santoro, madre di Felice -. Mi dicono che sono forte, ma in realtà non ho altra scelta. Io non ho mai pianto vicino ai tuoi fratelli, capisco che la tua assenza fa male a loro quanto a me, continuo a ripetergli che nessuno muore se è vivo nel cuore di chi resta, di chiudere gli occhi per sentirti accanto, anche se io lo so che non è così.
Mi rimbocco le maniche e continuo a camminare, i giorni passano e sono tutti uguali, per me nulla oramai fa la differenza.
La mia cicatrice, oggi doveva essere il segno di una battaglia combattuta ma vinta, però, a che serve vincere se perdendo te ho perso tutto…?
Il tempo passa e mi rendo conto che il mio cuore fa fatica, mi manca l’aria per respirare, è difficile continuare a vivere quando dentro ti sento morire.
Ma non mi stancherò di ricordarti di me… perché noi quel giorno siamo morti assieme, hai portato con te qualcosa che mi appartiene”.

Già dopo la sentenza di primo grado, la signora Ermelinda commentò con amarezza: “Me lo hanno ucciso per la seconda volta… per la legge italiana la tua vita vale solo 10 anni”, postando una foto di Felice.

“Quanto è facile parlare quando non si viene toccati in prima persona – aggiunse commentando sui social network la notizia riportata da l’Immediato -. Mio figlio si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Con questa condanna vi posso solo dire che me lo hanno ucciso una seconda volta”.

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