Romano Prodi ospite a Foggia: “C’è sfiducia nella democrazia. Occorre aumentare il potere del Parlamento Europeo”

L’ex premier protagonista del convegno del Conservatorio Umberto Giordano intitolato “Europa. Un futuro per i giovani. Oltre la generazione Erasmus”

“Abbiamo elezioni europee e nessuno parla di Europa ma solo di beghe interne”. Lo ha detto Romano Prodi ospite del convegno del Conservatorio Umberto Giordano intitolato “Europa. Un futuro per i giovani. Oltre la generazione Erasmus”. L’ex presidente del Consiglio ha snocciolato tutti i temi che in questo momento, a pochi giorni dalle elezioni europee, assillano i candidati e gli elettori. Il pomeriggio si è aperto con un incontro tra Prodi e il presidente Saverio Russo, l’ex direttore Francesco Di Lernia e Pino Marasco che ha facilitato l’appuntamento.
Introduzione al piano con l’Inno alla Gioia, che Beethoven avrebbe voluto chiamare Inno alla libertà.
Il progetto Erasmus è stato un successo anche per il Conservatorio, come ha testimoniato lo studente di composizione lappone in un perfetto italiano.

“Noi piccola città della Puglia non avremmo mai potuto competere con gli altri conservatori senza un progetto importante di apertura”, ha osservato Di Lernia. 14 orchestre in Italia, 50 in Germania, 21 in Austria. I numeri italiani culturali musicali sono ancora insufficienti.
Finanziarizzazione dell’economia, disparità, aumento di divario tra ricchi e poveri, cambiamento tecnologico, proletarizzazione dei ceti medi.
“C’è una sfiducia nella democrazia – ha detto Prodi –, c’è una voglia di autorità in tutto il mondo. In India, in Polonia, in Cina, in Brasile. C’è una delega di potere. In Africa quando vincono le elezioni si credono padroni del Paese. Noi in Europa siamo ancora i maggiori depositari della democrazia rappresentativa, nonostante tutto. Siamo in un passaggio in cui la democrazia deve essere efficiente, i governanti pensano solo alle elezioni, mentre oggi i grandi problemi sono solo di lungo periodo”.

Per una Europa nuova, secondo Prodi occorre aumentare il potere del Parlamento Europeo, che oggi è mezzo cotto e mezzo crudo. “Se non arriva la politica, non ci si può sentire vicini all’Europa. 22 lingue diverse, con l’allargamento non si sapeva più come regolarsi con gli interpreti. Ci sono 21 cinesi ogni italiano. La sovranità la si salva solo stando insieme agli altri. Nel Rinascimento gli stati Italiani erano in cima al mondo, nell’arte della guerra, nella scienza. La prima globalizzazione è stata la scoperta della America e l’Italia è scomparsa dalla cartina. Oggi le caravelle sono Google, Amazon, Alibaba”.

Moneta ed esercito sono le caratteristiche di uno Stato. “Voglio l’euro perché mio fratello è morto in guerra”, fu il sentimento di Kohl che con Prodi costruì l’unione monetaria.
“70 anni di pace non ci sono mai stati, appena fuori dai nostri confini in Jugoslavia ci sono stati morti su morti. Ho giurato fedeltà all’Europa, quando lavoravo in Commissione parlavo in inglese ma quando entravo in Parlamento solo italiano, questa è la differenza. L’Europa ha bisogno di un collante sociale e questo collante passa da tre temi: sanità, scuola e case popolari.
Ci sono i soldi europei per poterlo fare. Oggi non dice più nessuno fuori dall’Europa, sono tanti i caos inglesi del dopo Brexit che nessuno dice più fuori dall’euro”.
Nessun pentimento per l’allargamento all’Europa ad Est. ‘Non sono pentito, Albania, Serbia dobbiamo chiudere il cerchio, chiudere definitivamente i confini dell’Europa”.



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