Trema il porto turistico di Manfredonia. Si teme raffica di decreti ingiuntivi

Durante l’ultima assemblea, hanno mollato i remi in barca gli uomini del “rilancio”. Società di gestione rischia il lastrico

Una stagione già quasi compromessa. Mentre le nubi continuano a farsi sempre più scure sul Porto turistico di Manfredonia. Un’opera che doveva servire a rilanciare il turismo sul Gargano e a rivitalizzare una intera provincia. E che invece singhiozza sempre di più, tra riduzione di servizi e di personale (due unità nell’ultimo anno). Il profondo rosso in bilancio espone la società di gestione, la Gespo, ad una inconsistenza che, al momento, dà poca fiducia sul fronte dei creditori.

Durante l’ultima assemblea, hanno mollato i remi in barca gli uomini del “rilancio”, ognuno con motivazioni differenti, avviando un turnover che rischia di aumentare l’àlea in una fase così delicata, complicata dai continui rinvii del piano di ristrutturazione. Il primo a mollare è stato il presidente, Saverio Belviso, dopo la richiesta di chiarimenti sulla potenziale incompatibilità presentate da Gianni Rotice, presidente di Confindustria Foggia e socio. Uno “smacco” intollerabile, secondo Belviso, che pertanto ha lasciato l’incarico sostenendo che non è mai stato “incompatibile” perché il suo incarico non ha mai previsto “funzioni di gestione”. A seguirlo a ruota, Damiano Gelsomino, lo stesso che solo a febbraio scorso dichiarava: “Con l’avvento della Finappula del Gruppo Gelsomino il Marina di Manfredonia ha ritrovato la speranza di una nuova stagione. Sommersa dai debiti della gestione ‘Rotice’, la Gespo srl a breve chiuderà l’intera debitoria con i fondi che i fratelli Gelsomino hanno previsto di immettere nelle casse della società, pari a 8,5 milioniStiano sereni i manfredoniani, ce la faremo, tutt’insieme ce la faremo”.

A subentrare, il fratello di Gelsomino, Ciro (nella carica di presidente), e l’esperto di marketing, Michele De Meo. Nonostante le proroghe concesse dal Tribunale di Foggia, tuttavia, ad oggi non ci sarebbe alcun accordo concreto. Con il rischio dell’avvio di una raffica di decreti ingiuntivi che metterebbero sul lastrico la società. La previsione è che la governance possa richiedere un finanziamento soci. Ma le condizioni attuali renderebbero complicata ogni operazione di recupero. Non sarebbe casuale, infatti, l’ennesimo niet del Monte dei Paschi di Siena, che ha ritenuto “non congrue” le proposte di Gespo. La partita, in questo caso, è di circa 13 milioni di euro. A questi, bisogna aggiungere 2,5 milioni del Demanio, 14 milioni di contenzioso con l’Erario e quasi 8 milioni tra fornitori e crediti commerciali. Una matassa, dunque, difficilmente difficile da districare senza idee chiare e concrete.

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