Policlinico di Foggia, i disagi di Geriatria. Zanasi: “Curiamo persone come Nonno Libero, ma siamo la Cenerentola degli Ospedali Riuniti”

Il problema maggiore è dato da quella che chiama “fusione e condizione di contrapposizione” con un altro reparto molto differente, col quale gli anziani condividono il corridoio. “Mi auguro che Emiliano venga a trovarci”

“Il ruolo che ha nella nostra città il prendersi cura degli anziani sia nell’aspetto sociale che sanitario è inferiore a quello che si ha per gli animali, se così non fosse casi come quello di Nonno Libero non esisterebbero. Un individuo che pur cittadino italiano può vagare per le strade della nostra città da tempo immemorabile, privo di identità, trasparente”.

Così si esprime a l’Immediato il primario di Geriatria, il dottor Massimo Zanasi, che la scorsa settimana si è prodigato per il ritrovamento dell’identità del noto clochard foggiano Nonno Libero, ora trasferito a San Giovanni Rotondo.

Il medico sta vivendo dei forti disagi agli Ospedali Riuniti, nonostante la magnificenza del Deu e delle conferenze ufficiali. E ha scritto una memoria che ha consegnato al nostro quotidiano.

“Ci sono tanti pazienti, non solo gli anziani che dovrebbero o potrebbero fruire dei soggiorni termali, ma degli abbandonati a casa, che spesso, per difficoltà sanitarie variegate, anche la mancanza del solo infermiere, sono costretti a ricorrere al nostro Pronto Soccorso. La sanità vive di slogan: curare a casa e meglio! Ma quale casa? Con quali risorse, con quale personale? Con quale tipo di famiglia?”, si chiede il primario. E continua: “Il fenomeno oggi che ci assale è quello delle dimissioni protette, un vero boom. Al momento della dimissione, per aggirare una disposizione della Asl sul contingentamento di posti nelle RSA, le famiglie esigono che il paziente non rientri a casa propria, a volte per oggettive difficoltà assistenziali, ma sia ritenuto bisognevole di dimissione protetta con l’allungamento dei tempi di degenza e quindi ulteriore penuria di posti letto. Siamo sempre in affanno con i pochi posti letto in dotazione, solo 18, per cercare di dare risposte assistenziali a tutti coloro che ci chiedono un ricovero. E dire che la nostra società invecchia, con un tale trend che da anni ormai fa parlare di geriatrizzazione sociale. In un tale caos sociosanitario viviamo una realtà alberghiera ed assistenziale a dir poco particolare, per usare un eufemismo”.

Il primario dà atto al dg Vitangelo Dattoli di “aver preso a cuore la difficoltà operativa”, ma evidenzia: “Purtroppo devo sottolineare che malgrado il nostro lavoro di 37 anni in questo nosocomio e malgrado gli innumerevoli attestati di stima e di apprezzamento, siamo stati sempre considerati la Cenerentola del Policlinico”.

Zanasi ripercorre gli inizi nel plesso di Via Arpi. Da allora il reparto di Geriatria a suo avviso non ha mai avuto “spazi idonei” a misura di anziano, senza barriere architettoniche, con sensori di caduta e bagni speciali.

“Sono stati i pazienti a doversi adattare alla struttura mai il contrario, come la logica e il buonsenso avrebbero voluto”, stigmatizza il medico.

Il disagio maggiore è dato da quella che chiama “fusione e condizione di contrapposizione” con un altro reparto molto differente, col quale gli anziani condividono il corridoio. “Porta di ingresso, passaggi continui di personale e parenti nel corso della visita, con problemi nel garantire la giusta privacy ai pazienti ricoverati, ma soprattutto si sono fuse esigenze assistenziali di pazienti diametralmente opposte”, osserva Zanasi, che rimarca anche il “burn out” del personale che lavora con lui a causa di spazi poco confortevoli e di una coabitazione poco felice.

Geriatria non troverà posto nel colorato Deu, non c’è nessuna ala che ospiterà gli anziani. Continua Zanasi: “Il dottor Dattoli malgrado le mille problematiche del Policlinico trova sempre il tempo e la pazienza per esortarmi a stringere i denti, ma credo che il destino del mio reparto sarà come tutti, la Clinicizzazione, vale a dire cioè che la conduzione sarà Universitaria e forse il mio successore, lui sì, riuscirà quello che il sottoscritto in 40 anni di vita dedicata al reparto non ha mai potuto avere. Vero è che non siamo un reparto di impatto emotivo come quelli nei quali si praticano cure intensive, ma i pazienti sono tutti uguali”.

Il primario è disposto a rassegnare le dimissioni se questo suo gesto può facilitare lo sblocco della fase di stallo. “Non sono mai andato a perorare avanzamenti di carriera- rileva- a rivendicare ruoli che pure mi spettano di diritto, ma ho sempre e solo combattuto per il mio reparto e per i miei pazienti. Ricordo quando il compianto prof Altomare, mi avvicinò per chiedermi di dare una mano a far sì che la Medicina Universitaria potesse avere una autonomia di gestione ed i medici della Geriatria cominciarono a fare le notti in tutti e due reparti. Così è nata la Medicina Universitaria. È nata dalla nostra disponibilità a fronte dell’umiltà di una persona di cultura, altro che anni di piombo, come ho letto da qualche parte. I rapporti tra noi ospedalieri e i colleghi universitari sono stati sempre cordiali, ma ovviamente hanno risentito dei comportamenti di entrambi”.

Un unico auspicio da parte di Zanasi, in chiosa. “Mi auguro che il Governatore Emiliano, uomo di trincea, in una delle prossime visite al Policlinico, al di fuori del protocollo ufficiale, nel corso di manifestazioni con la cittadinanza autosufficiente, ci venga a trovare e si renda conto de visu, da assessore alla Sanità, cosa stiamo discutendo anche se infruttuosamente da tempo memorabile, anche se sono certo che il nostro Direttore Generale, per le sue capacità e per la sua sensibilità una soluzione la troverà, ma spero che non sia tra qualche anno”.





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