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Home - Consorzio, un custode lavora per 10. Storia di assenteismo e abusi a Palude Lauro a Lesina

Consorzio, un custode lavora per 10. Storia di assenteismo e abusi a Palude Lauro a Lesina

Di Antonella Soccio
8 Novembre 2018
in Inchieste
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Un custode ha svolto per 5 anni, dal 2011 al 2016, tutte le funzioni dei suoi 10 colleghi assenteisti in quel di Lesina, nelle sezioni staccate del Consorzio per la Bonifica della Capitanata di “Palude grande” e “Palude Lauro” nei pressi di Torre Mileto con le funzioni di idrovorista.

È la storia di Matteo Pio Ciavarella, un dipendente dell’Ente di Corso Roma a Foggia, che il prossimo 5 dicembre si troverà davanti al giudice per testimoniare nel processo contro gli altri dipendenti, imputati per assenteismo e rinviati a giudizio per truffa ex art. 640 cp. Un uomo per 10 a svolgere tutti i lavori degli altri, con turni full time, sabato e domenica h24. Pena le minacce.

I colleghi avevano le mansioni più diverse: idrovoristi, barcaioli, autisti di mezzi, campali addetti alla pulitura dei canali di scolo e delle alghe accumulate. A raccontare la storia di Matteo Pio è la moglie, che ha condiviso con lui tutte le amarezze trascorse a Palude Lauro nella casa del custode: “Dal 2011, da quando abbiamo messo piedi lì, è cominciato l’inferno per mio marito”.

Ciavarella non ha mai ricevuto un ordine di servizio dalla dirigenza foggiana del Consorzio. Questo permetteva agli assenteisti di sfruttarlo e di utilizzarlo per le firme false. In quella sede tra l’altro il marcatore per il cartellino non ha mai funzionato. Perennemente rotto. Dal 2004 al 2010 e ancora negli anni successivi. “Se ne andavano a casa loro, i turni erano in bianco, solo la notte risultava l’idrovorista, perché due notti di lavoro venivano pagate doppiamente. Mettevano le presenze false, uno fingeva di fare il turno per tutti. Ci siamo ammalati in quel posto, ci mettevano l’escavatore davanti alla porta, ci hanno fatto infiniti dispetti”.

Nell’estate del 2016 sono state scoperte delle telecamere nell’impianto. I dipendenti “furbetti” hanno accusato Ciavarella. Da qui è partito l’ordine di sgombero, con la soppressione della figura del custode.

È stato licenziato dal mese di luglio 2016 fino al dicembre 2016 e tutt’ora i mesi non retribuiti e i contributi ancora non sono stati versati. Nel gennaio 2017 però, le indagini della Guardia di Finanza hanno messo in chiaro che le telecamere nascoste non erano state collocate dal custode, ma dagli inquirenti. Ciavarella è stato reintegrato, ma al contempo mobbizzato, perché secondo la tecnostruttura dell’Ente dovrebbe lavorare ancora a Palude Lauro, insieme agli stessi 10 assenteisti lesinesi. Ad oggi è in corso una causa di lavoro, con sospensione dal lavoro.

Una vicenda lunga e difficile. 6-14, 14-22, 22-06 i turni nella sede consortile. Turni che nessuno espletava meno che il custode. “L’idrovorista veniva solo la notte e le alghe neppure le vedeva. Ci sono delle persone assunte che dovrebbero pulire i canali, quando c’è maltempo, si spengono le pompe, si dovrebbe pulire la sala pompe, invece chi veniva la notte si ficcava in camera, altre volte si coprivano con i cappucci bianchi per non farsi riconoscere. Sono degli attori nati, si cambiavano gli abiti”.

Oltre all’assenza dal posto di lavoro, c’è anche la mancata produttività dell’Ente, che ha subito allagamenti nei terreni per la scarsa pulizia dei canali. Non è una novità la poca efficienza del Consorzio in tal senso. E non solo a Lesina. Il territorio era stato messo a tacere facilmente. “Ai confinanti facevano dei piaceri con l’escavatore, facevano dei lavori, pulivano e fogne, si sono comprati il loro silenzio. Mentre a noi dicevano che non avremmo dovuto consumare l’acqua. Tutti sapevano. Mio marito chiedeva solo un ordine di servizio e invece è stato cacciato”.

Tags: Consorzio Bonifica CapitanataFoggiaMatteo Pio Ciavarella
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