Arrestato boss della Società, Trisciuoglio: era l’ultimo capo clan ancora libero. In manette anche il figlio

In carcere anche l’ultimo boss di Foggia. Dopo Roberto Sinesi e Rocco Moretti, finisce dietro le sbarre Federico Trisciuoglio, a capo della batteria omonima. Nella mattinata di ieri 15 dicembre, gli agenti della squadra mobile Sezione – Criminalità organizzata hanno eseguito la cattura del capo mafia, classe 1953 e di suo figlio Giuseppe Trisciuoglio classe 1977 in esecuzione di due provvedimenti di carcerazione emessi dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Bari.

Il boss dovrà scontare la pena della reclusione di anni 7 e mesi due di reclusione, mentre il figlio Giuseppe dovrà scontare la pena della reclusione di anni 4 e mesi dieci di reclusione; entrambi rispondono, in concorso, di estorsione aggravata compiuta con l’aggravante del metodo mafioso.

La condanna trae origine dall’operazione “Piazza pulita” condotta dalla squadra mobile nel 2010 e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Nel corso delle indagini si accertarono condotte estorsive di Trisciuoglio e dei suoi sodali ai danni di funzionari dell’azienda municipalizzata “AMICA” (raccolta e smaltimento dei rifiuti), società che all’epoca delle indagini era di proprietà del Comune di Foggia. Sostanzialmente imposero l’assunzione di loro sodali anche grazie all’intermediazione di esponenti politici locali che suggerirono i nominativi ai consiglieri di amministrazione. Si è accertato che molti degli assunti non si recavano al lavoro ma venivano regolarmente retribuiti ed a loro carico non sono mai stati aperti procedimenti disciplinari o di licenziamento. Quando i funzionari dell’Amica tentarono di contestare le mancanze, il boss effettuò gravissime minacce di morte nei loro confronti.

Giuseppe Trisciuoglio, figlio del capo clan

Chi è Federico Trisciuoglio 

Il capo mafia è pienamente inserito nell’organizzazione criminale di stampo mafioso denominata “Società”, boss del clan/batteria “Trisciuoglio Prencipe Tolonese” attivo nella città di Foggia, del quale deve essere ritenuto esponente apicale in quanto figura storica della compagine, come emerge dalle condanne per associazione mafiosa riportate nei processi storici alla criminalità organizzata foggiana denominati comunemente “Panunzio” e “Day Before”; è, pertanto, persona di estrema, concreta, qualificata pericolosità sociale.

Si è evidenziato, già da minorenne, alla fine degli anni ’60, con un’impressionante escalation di reati commessi in concorso con soggetti che, negli anni, sono divenuti figure di rilievo dell’organizzazione mafiosa foggiana.

Nel maggio del 1991, fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal già del Tribunale di Bari, su richiesta della locale DDA, unitamente ad altre 33 persone, in quanto ritenuto organico ad un sodalizio mafioso operante a Foggia ed in provincia, responsabile di omicidi, traffico di stupefacenti, estorsioni, ricettazione, riciclaggio di auto rubate, usura, porto abusivo e detenzione di armi, munizioni ed esplosivi.

Da quella data si registrano numerose denunce in stato di libertà e di arresto, quest’ultime operate in esecuzione di provvedimenti restrittivi emessi dall’autorità giudiziaria, tutte per associazione mafiosa.

Da ultimo, l’arresto operato dalla Polizia di Stato, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa nell’ambito delle indagini coordinate dalla DDA di Bari e connesse all’operazione Osiride del 2006, che lo ha visto imputato e condannato, insieme a Roberto Sinesi e Raffaele Tolonese, di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla commissione di estorsioni in danno di imprenditori nel settore delle onoranze funebri.