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Home - Infiltrazioni sospette, su Monte Sant’Angelo ancora l’ombra del malaffare?

Infiltrazioni sospette, su Monte Sant’Angelo ancora l’ombra del malaffare?

Di redazione
4 Luglio 2017
in Inchieste
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Nonostante il resoconto della Commissione Antimafia che lo scorso 8 giugno ha posto l’attenzione sulla presenza, tra i candidati di Monte Sant’Angelo, di soggetti “prossimi a esponenti della criminalità locale” – parole del presidente, Rosy Bindi –, il nuovo consiglio comunale avrebbe ancora troppi elementi di continuità con la precedente amministrazione sciolta per infiltrazioni criminali nell’estate 2015.

Abbiamo ricostruito la rete di parentele, frequentazioni e pacchetti di voti dietro il nuovo governo cittadino. Nella giunta guidata da Pierpaolo D’Arienzo, compare nel ruolo di assessore ai Lavori Pubblici, Michele Fusilli, nipote del pregiudicato e caposettore del Comune di Monte Sant’Angelo, Domenico Rignanese. Per quest’ultimo, il prefetto di Foggia, nella relazione di scioglimento, chiese il rinvio a giudizio presso la procura di Foggia. Circa il pacchetto di voti: Fusilli è fratello dell’eletto consigliere comunale, Antonio Fusilli (circa 900 preferenze, tantissime). Antonio Fusilli è molto chiacchierato in paese per il suo ruolo all’interno dell’Inps attraverso il quale gestirebbe tutte le pratiche provenienti da Monte Sant’Angelo. Dinamiche che avrebbero reso la sua figura di riferimento nel centro micaelico.

Assessore alla Cultura, Rosa Palomba, spesso accompagnata in campagna elettorale da Matteo Falcone (storico discepolo dell’ex sindaco Antonio Nigri, quest’ultimo sostenitore di D’Arienzo), zio di Salvatore Ricucci (detto “Salvino Fik Secc”, cugino del capomafia di Macchia).

Assessore agli Affari Generali, Giuseppe Totaro. Qui spunta la famiglia Rosa. Totaro è cugino di primo grado della madre di Ivan (assassinato) e Antonio Rosa. E passiamo all’assessore alle Attività Produttive, Generoso Rignanese, ritenuto vicino al genero del defunto Antonio Miucci (assassinato) nonché cognato del boss Enzo Miucci ossia Roberto Ciociola. Il neo assessore sarebbe solito frequentare anche altri membri della famiglia Miucci come Luigi Miucci (figlio di Matteo, anche lui assassinato). Rignanese è anche cugino del pluripregiudicato, Michele Sforza. 

Tocca ora all’assessore ai Servizi Sociali, Agnese Rinaldi, sostenuta dall’incandidabile Vincenzo Totaro (assessore nell’amministrazione sciolta). La Rinaldi ha ottenuto tantissimi voti. Preferenze che non avrebbe mai potuto ottenere dato che era arrivata alle elezioni da semi-sconosciuta. Mai la sua famiglia ha avuto un pacchetto di voti così importante, quasi 800. Il fratello, l’ultima volta che si candidò alle Comunali, ottenne una trentina di voti.

E ancora, il presidente del consiglio comunale: Giovanni Vergura, sostenuto dalla cooperativa “l’Arcangelo”, più volte citata nella relazione prefettizia (cooperativa che gestisce i servizi igienici in città) e dal gruppo di persone che gestisce il parcheggio comunale (tutti soggetti citati nella relazione). 

Nel consiglio comunale troviamo, inoltre, Mattia Benestare, nipote del socio in affari e politica dell’incandidabile Damiano Totaro, cugino del pregiudicato Matteo Pettinicchio. Nell’elenco dei consiglieri figura anche Libera Armillotta, sostenuta da Vincenzo Totaro. I tantissimi voti di Totaro, in buona sostanza, sono andati in primis alla Rinaldi e in parte alla Armillotta, quest’ultima futura consorte di un fedelissimo di Totaro, dipendente ente Parco. Infine, il consigliere Michele Ferosi, cugino dei fratelli Rosa e dell’attuale sindaco, è anche cugino di secondo grado del neo assessore Giuseppe Totaro.

Dunque pare che ben poco sia cambiato rispetto a due anni fa, quando si arrivò alla decisione di sciogliere il consiglio comunale per infiltrazioni criminali. Sono cambiati i volti ma le opacità restano tante. Inoltre, questa volta la commistione oscura tra apparato burocratico e amministrazione è ancora più forte: il super assessore Michele Fusilli (deleghe a lavori pubblici e urbanistica), come accennato, è nipote del pregiudicato e capo settore del Comune di Monte Sant’Angelo, Domenico Rignanese. 

E nelle ultime ore – come se non bastasse – sta facendo discutere un post su Facebook dell’ex vicesindaco, Felice Scirpoli: “Il diritto al lavoro è di tutti, non solo degli amici – scrive -. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto (art. 4 della Costituzione Italiana). È chiaro? La Carta fondamentale sostiene che il diritto al lavoro è di tutti i cittadini, non solo di quelli che ci stanno simpatici o dei nostri amici o dei nostri sostenitori, non dimentichiamolo! I cittadini vanno rispettati, tutti!” Infine gli hashtag: “#NessunaSvoltaaMonte” e “#SiamoAlleSolite”. Il riferimento sarebbe ad alcune assunzioni sospette in un’impresa appaltatrice di servizi pubblici.

Insomma, a Monte emergerebbero ancora pacchetti di voti delle famiglie mafiose, voti di scambio, parentele e frequentazioni con soggetti pregiudicati e/o appartenenti ai clan del Gargano. Urgerebbe un intervento estremo della Prefettura e delle autorità predisposte, prima che i tentacoli della mala possano allungarsi sulla macchina comunale. La città di Monte Sant’Angelo ha bisogno dello Stato. 

Tags: Commissione Antimafiamafiamonte sant'angelo
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