Dal Ghetto di Rignano all’Arena di San Severo? Blitz del sindacato ma di migranti nemmeno l’ombra

Ghetto di Rignano verso lo smantellamento? Sembrerebbe di no dopo la denuncia del sindacato Usb. Il suo rappresentante locale, Santo Mangia ci aggiorna sulla visita del sindacato presso la struttura “L’Arena” di San Severo, destinata ad ospitare alcuni migranti residenti nel Ghetto. “Una visita finalizzata a conoscere le condizioni logistiche in cui sono stati ‘parcheggiati’ circa 70 lavoratori”.

Ma qualcosa non quadra: “Abbiamo scoperto, a nostre spese, che la struttura non è accessibile a tutti ma solo a chi ha un regolare permesso firmato dal dirigente regionale Fumarolo perché, ci hanno detto, è una proprietà privata. Come possa essere privata una struttura che appartiene alla collettività ci è sconosciuto ma ciò che lascia perplessi è il fatto che mentre nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro non è mai negato l’accesso alle organizzazioni sindacali in una struttura del genere ci vuole il permesso di un funzionario regionale, perché?”

E ancora: “Siamo venuti a conoscenza, però, che nessuno di quei lavoratori proviene dal Ghetto di Rignano ma da un’altra struttura, da tempo occupata da un’associazione, posta presso la sede dell’ente di bonifica (SS16 San Severo –Foggia) in cui vivevano da qualche mese e che qualcuno di loro stava tentando di tornare nel Ghetto perché non riesce più a lavorare.

Abbiano saputo, anche, che c’è stato un tentativo, da parte del funzionario regionale, delle forze dell’ordine e di un sindacato di convincere qualche residente del Ghetto ad accettare la destinazione dell’Arena di San Severo ma nessuno pare abbia accettato l’invito per le stesse ragioni per cui qualcuno  vuole tornare nel Ghetto.

Tra l’altro all’interno della struttura non si sa chi opera a tutela dei lavoratori (c’è forse qualche mediatore culturale a 6mila euro/mese?) e il progetto reale che c’è dietro questa ‘ospitata’. Lo sconcerto è dato soprattutto dal fatto che anche oggi si sta tentando di far scoppiare una guerra tra poveri che fa comodo solo a chi vuole spostare il mirino da altre incongruenze che riguardano non solo le povertà dei migranti ma anche le povertà degli ‘indigeni'”.  

“Questa – dice Mangia – la nostra presa di posizione netta su quanto sta accadendo perché se non si riparte cominciando a discutere di ‘Lavoro’ che riguardi tutti i lavoratori a prescindere dalla loro pelle e appartenenza, se non si vuole capire, ad esempio, che parlare di caporalato non ha senso se non si discute su come ‘democratizzare’ tutta la filiera dell’agro-alimentare, allora ci sarà sempre qualcun altro che si arricchirà sulle povertà dei migranti e dei lavoratori italiani e darà vita a quelle scene di razzismo mascherato da italianità che inflazionano, anche strumentalmente, quotidiani e televisioni.

La USB è sempre pronta al dialogo – conclude il sindacalista – ma per farlo bisogna essere almeno in due e, oggi, questa volontà non l’abbiamo vista né sentita. Per questo invitiamo quanti (dal sindaco, al funzionario regionale) sono preposti a risolvere problemi per il benessere collettivo ad aprire un confronto serio ed articolato che coinvolga tutti (migranti e residenti in primis). Rimaniamo in attesa”.