Detenuti riparano carrozzine, già morto il progetto nato a Foggia. “Ma in altre province è un successo”

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Potrebbe terminare per sempre, il mese prossimo, il progetto sperimentale “Atelier dell’ausilio”. Pensato a Foggia dal gruppo di lavoro della Escoop guidata da Paolo Tanese, sarebbe dovuto diventare un “modello” per la Puglia per la riparazione delle carrozzine effettuata da persone svantaggiate (detenuti e disabili). Con un risparmio – calcolato dai proponenti – di 9,3 milioni per il sistema sanitario regionale e con l’assunzione di 93 persone nell’intera regione. Ma se nell’entourage del dirigente Giovanni Gorgoni avanza la convinzione di poter estendere il percorso in altre province, a livello territoriale, a cominciare dall’Asl di Foggia, emergono le criticità gestionali. A cominciare dall’oggetto del rapporto tra l’azienda e la cooperativa.

Il management dell’Asl, prima con il vecchio dg Attilio Manfrini, poi con Vito Piazzolla, ha concesso l’utilizzo dei presidi in magazzino e, come dichiarato dalla controparte, si è impegnata a continuare il progetto per altri sei mesi, con un costo di 32mila euro, cifra ricavata dal 30 per cento del costo sostenuto dall’azienda. Nelle tabelle dell'”Atelier”, infatti, viene sottolineato il risparmio del 70 per cento rispetto alla spesa attuale. Un affare per le casse pubbliche, se non fosse per il caos che attualmente regna nella catalogazione dei presidi, che attualmente vengono divisi in tre “liste”, che tuttavia non vengono aggiornate dagli anni Novanta.

Difatti, solo l’elenco 2 intercetta l’attività oggetto dell’accordo: “rigenerazione e sanificazione di ogni ausilio prescritto dalla Asl all’utente, che a causa di decesso o del venir meno del significato riabilitativo, oppure per la obsolescenza dell’ausilio stesso, lo dismetta”. Per farlo, la coop sociale l'”Obiettivo”, soggetto responsabile di una nutrita partnership (Escoop – European Social Cooperative, Istituto Ortopedico Reha di Empoli, associazione Lavori in corso di Lucera e Casa circondariale di Lucera), ha pescato tra i detenuti, formandoli nel lavoro necessario per svolgere il servizio.

A distanza di qualche tempo, però, c’è bisogno di offrire una risposta organica, che tenga dentro anche la qualità del lavoro di chi è in carcere, al punto tale da offrirgli una occasione di riscatto sociale una volta scontata la pena. Ecco l’idea di Tanese di creare all’esterno delle carceri una serie di “officine”, nelle quali far lavorare ex detenuti e persone affette da autismo. La sperimentazione, questa volta, sta per partire ad Alessandria. A Foggia, tuttavia, il punto è un’altro: come si fa a garantire un lavoro dignitoso ad un detenuto con soli 32mila euro in sei mesi versati dall’Asl?

È arrivato il momento di far decollare l’iniziativa che finora non è costata nulla all’azienda – spiega Marco Sbarra, direttore Escoop -, abbiamo tempo fino alla fine di giugno per avere una risposta concreta dall’Asl, altrimenti siamo costretti a chiudere. Per garantire una sostenibilità adeguata servirebbero almeno 50mila euro al mese…”. A Viale Fortore nessuno è convinto che possa essere questa una strada praticabile, perché in nessuno modo “l’Asl potrebbe garantire – seppur indirettamente – l’occupazione di detenuti”. “I tre elenchi vanno distinti – spiega durante la relazione il dirigente della Riabilitazione, Leonardo Trivisano -, non si possono tenere in considerazione presidi ortopedici personalizzabili, come può essere un busto o un microinfusore per l’insulina, alla stregua di una carrozzina. In quest’ultimo caso, il risparmio potrebbe essere apprezzabile, anche se bisogna valutarlo nel lungo periodo. Nel primo assolutamente no, perché ci sono dei brevetti delle aziende che non permettono alcun tipo di intervento”. Piazzolla ha firmato il tentativo di accordo sulle carrozzine, che verrà respinto dalla cooperativa. “È una presa in giro – dicono -, hanno chiuso a Foggia, nella terra in cui è stato sperimentato, un progetto che sta raccogliendo successi in tutte le province pugliesi e in Piemonte. È davvero un peccato“. Proprio mentre a Bari viene presentata la proposta di legge, voluta dai consiglieri de “La Puglia per Emiliano”, e si lavora per la gara centralizzata per l’acquisto delle carrozzine (nuove) dal valore di svariati milioni di euro.