Marcone diventa un fumetto, nasce il “Parco della Memoria”. Cerignola ricorda le vittime di mafia in Puglia

“Benvenuti a casa vostra”. È l’invito a condividere quegli spazi, a sentirsene proprietari, che ha accompagnato il taglio del nastro del “Parco della Memoria”. È stato inaugurato ieri a Cerignola, presso il Laboratorio di Legalità “Francesco Marcone”, uno spazio a cielo aperto in ricordo di tutte le vittime di mafia pugliesi. I colori dell’alba fanno da sfondo ai nomi di nero incisi sulle mura perimetrali del bene confiscato alla mafia che Pietro Fragasso e la cooperativa sociale “Pietra di Scarto”, che presiede, ha in affido dal 2010. Un terreno a pochi chilometri dalla città che produce i frutti della legalità, le olive, l’olio e gli altri prodotti della trasformazione commercializzati a marchio “Libera”, etichettati col nome del direttore dell’Ufficio del Registro di Foggia, ucciso dalla mafia foggiana il 31 marzo 1995.

E sempre nel suo nome si è inteso battezzare lo spazio pubblico realizzato durante gli ultimi campi di volontariato di “Libera”, attraverso una cerimonia che da il via all’anno sociale in cui “Pietra di Scarto” festeggia i suoi vent’anni di attività. L’occasione si è prestata, infatti, alla presentazione della graphic novel “Francesco Marcone: colpevole di onestà”, nata da un’idea di Daniela Marcone, figlia di Francesco, condivisa dal fratello Paolo, e realizzata da Remo Fuiano, disegnatore foggiano, intervenuti all’incontro, insieme ad Alessandro Cobianchi, referente di Libera Puglia, don Pasquale Cotugno, a capo del presidio cittadino, e il vicesindaco Mimma Albanese, in rappresentanza dell’amministrazione comunale.

“Lo Stato siamo noi”. Lo ripeteva instancabilmente Francesco Marcone, a sottolineare la responsabilità dei comportamenti, dei silenzi, ha ricordato Fragasso. “Noi lavoriamo quotidianamente dal 2010 per affermare quel messaggio. Sui beni confiscati deve riecheggiare la frase qui in alto: Qui la mafia ha perso. A Cerignola la mafia non ha perso, ma è incontrovertibile che dove lo Stato è riuscito a liberare posti come questo, la mafia è stata sconfitta”. C’ha tenuto il presidente di “Pietra di Scarto” a chiarire che gli spazi del riuso “sono utilizzabili da tutti, per qualunque cosa vogliate farci”. “Questa è casa vostra –ha poi aggiunto- e l’ambizione di noi cooperative e Libera è che voi l’accogliate e sappiate promuoverla all’esterno”. Un appello alla necessità di stringere alleanze grandi e piccole con la parte sana della comunità per combattere le mafie, che i confinanti, la famiglia Lelli, titolare della nota sala ricevimenti “Villa Demetra”, hanno accolto già da qualche anno, dispensando pasti durante i campi di lavoro estivi. “Senza chiedere nulla in cambio e scegliendo da che parte stare”, ha precisato, infine, Fragasso.

“Tutto il territorio deve cooperare”, ha rilanciato Cobianchi. “Le mafie non sono cose che stanno su Marte, sono sui territori –ha continuato- e attraverso essi si propagano. E l’unico canale che abbiamo noi persone comuni di affrontarle, sono i territori”. È importante, perciò, “aprire degli spazi”. Per recuperare “il divario enorme con quello che ha fatto Francesco Marcone”. E non si tratta di “atti di eroismo”, ha infine aggiunto, ma “gesti normali che per quieto vivere non riusciamo a fare”.

Prima di cedere il passo alle immagini di Marcone padre e lavoratore onesto restituite dal tratto di Fuiano, è stato don Pasquale a sottolineare come la memoria delle vittime di mafia “non serve solo a ricordare ma a costruire il futuro”. Attraverso gli impegni concreti che “Riparte il futuro”, la campagna di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione, chiede di assumere a chi ricopre incarichi pubblici, “per rendere sempre più trasparenti le amministrazioni”. Nella veste di presidente di “Libera Cerignola”, don Pasquale rinnova l’invito al Comune di Cerignola ad aderire alla campagna, “non solo attraverso annunci social, ma concretamente, con una delibera precisa, un atto pubblico, per garantire la trasparenza a costo zero, come va di moda nel nostro territorio, e che adotti anche la carta di Pisa. Noi chiediamo questo: non affidare incarichi pubblici a chi ha precedenti penali, a chi è stato giudicato come corrotto”, ha affermato, consegnando poi, a fine incontro, i documenti nelle mani del vicesindaco Albanese.

Poi spazio al racconto per immagini della storia di “coraggio estremo di un uomo che ha pagato con la vita il suo esempio positivo”, ha affermato l’artista foggiano autore della graphic novel dedicata a Marcone, già autore del fumetto “Sacco e Vanzetti”, che affronta i temi sensibili del razzismo e discriminazione.      

Il suo è un impegno sociale, ha spiegato, con la convinzione che “questi linguaggi hanno il ruolo fondamentale di condividere importanti messaggi per fare opera di sensibilizzazione, attraverso un mezzo che arriva davvero a tutti”.

Per i figli di Marcone il pregio maggiore del racconto non convenzionale della tragedia famigliare è aver restituito la “tridimensionalità” alla memoria del padre, che Daniela ha a lungo avvertito come “appiattita sul momento della morte”. Per la vicepresidente di “Libera–Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” attraverso gli episodi che descrivono la personalità del padre i disegni di Fuiano riportano in vita l’uomo Marcone, i suoi ideali e i suoi sentimenti, la sua immagine di padre di famiglia. Un racconto che si fa intimo ai suoi occhi, con l’aneddoto che appartiene ai suoi ricordi di infanzia, quando a Cerignola, nell’ufficio di papà, incassava lezioni di vita travestite da sonori rimproveri quando si sorprendeva che ricevesse allo stesso modo professionisti incravattati e braccianti con le scarpe insozzate di fango. Ha lo stesso effetto anche su Paolo quel racconto per immagini che diventa una vera e propria “memoria storica”. “Mi riporta indietro nel tempo a quando ero bambino”. Per lui la parte descrittiva di Marcone bambino, orfano di padre è la più emozionante, in cui si immedesima, insieme ai ritratti di famiglia che restituiscono l’immagine di Francesco Marcone come persona comune. Un padre, un marito e non un eroe per aver pagato con la vita la sua colpa di essere onesto.

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