Il patto della Fiera del Levante per dire “no” alle Trivelle. Sei regioni pronte a deliberare

Il patto del “no” alle Trivellazioni è stato siglato da sei presidenti di regione durante la Fiera del Levante di Bari. I governato di Puglia (Michele Emiliano), Molise (Paolo Di Laura Frattura), Basilicata (Marcello Pittella), Abruzzo (Luciano D’Alfonso), Calabria (Mario Oliverio) e l’assessore all’ambiente delle Marche, Angelo Sciapichetti, hanno annunciato che sottoporranno ai rispettivi Consigli regionali una delibera per richiedere l’indizione del referendum sulle norme contenute nello Sblocca Italia che autorizzano le trivellazioni nel mar Adriatico e Ionio.

In conferenza stampa Michele Emiliano ha spiegato le ragioni dell’impegno. “Abbiamo deciso, in linea con i presidenti dei consigli regionali, di sostenere nelle aule delle varie regioni le delibere che chiederanno l’indizione di un referendum per la dichiarazione di incostituzionalità di alcune norme che consentono le ricerche e le trivellazioni minerarie nel nostro mare – ha spiegato -. Non una impugnativa dello Sblocca Italia nel suo complesso ma solo di quelle parti che consentono questo tipo di attività. Non vogliamo certo bloccare l’attività del governo o il suo indirizzo energetico ma fare in modo che venga condiviso da tutti. È un atto di leale collaborazione attraverso l’esercizio di prerogative costituzionali con il quale i governi regionali fanno valere le loro visioni strategiche sul futuro economico, turistico e ambientale delle loro regioni, quando queste visioni sono in contrasto con atti individuati dal governo, anche ovviamente valutando che alcune norme abbiano dei profili di incostituzionalità proprio con riferimento al sistema regionalistico previsto dalla Costituzione”.
Nel corso della riunione odierna sono stati approvati i quesiti che saranno inseriti in un’unica delibera che man mano sarà sottoposta ai Consigli regionali per chiedere l’indizione del referendum: “Abbiamo formulato i quesiti in modo strettamente connesso alle norme che consentono le attività di ricerca e sfruttamento dei giacimenti petroliferi in mare. Lo Sblocca Italia non viene impugnato nel suo complesso – ha ribadito Emiliano – ma solo nei limiti nei quali agevola e cambia le norme ordinarie che sono previste per questo tipo di attività. Questo evento ha comunque un valore politico molto rilevante, perché è la prima volta che alcune regioni si collegano non solo al fine di costruire un’identica condotta con riferimento alle stesse norme di legge, ma una visione del proprio futuro che tende a realizzarsi in modo congiunto, senza ovviamente travalicare i limiti della Costituzione della Repubblica e della Conferenza delle Regioni. Le regioni qui rappresentate hanno una serie di interessi in comune e uno di questi si chiama mar Adriatico e mar Ionio. Il 9 ottobre questo gruppo di lavoro si riconvoca a Pescara. E in quella riunione verificheremo l’andamento delle varie deliberazioni dei consigli regionali e cominceremo, nei limiti del possibile, a dare un collegamento alle nostre politiche e ad affrontare al meglio il futuro che ci aspetta.  Il Mezzogiorno è una grande opportunità per tutta l’Italia e ne siamo pienamente consapevoli. Il governo deve contare sulla nostra collaborazione e sulla nostra energia. Sappiamo bene di aver assunto oggi con questo atto una grande responsabilità e che dovremo essere coerenti in tutti gli atti successivi. Gli atti sono quelli che cambiano veramente le cose”.

I Consigli regionali che discuteranno la delibera sulle trivellazioni seguiranno il seguente calendario: apre la Basilicata che delibera domani, a seguire le Marche, il Molise, la Puglia, l’Abruzzo e la Sardegna che deliberano il 22 settembre, la Sicilia il 23, il Veneto il 25 e la Calabria il 28 settembre. La riunione dei governatori è stata preceduta da un incontro al quale ha partecipato il presidente del Coniglio regionale Mario Loizzo con tutti i presidenti delle assemblee regionali interessate, i quali hanno concordato i calendari. In questa vicenda le assemblee legislative rivestono un ruolo centrale.

Legambiente: “Passare dalle parole ai fatti”

“È ora di passare dalle parole ai fatti per fermare la corsa all’oro nero. Per questo accogliamo con favore la decisione presa oggi dai governatori di Puglia, Molise, Basilicata, Abruzzo, Marche e Calabria di richiedere il referendum contro le norme pro trivelle approvate dall’attuale Governo e dai precedenti, a partire dall’articolo 38 dello Sblocca Italia”.

Questo il commento di Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente, e Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, a margine della conferenza stampa organizzata in Fiera del Levante questa mattina per dire “no” alle trivellazioni in Adriatico e Ionio, a cui hanno partecipato, oltre al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, i governatori di Molise, Basilicata, Abruzzo, Marche e Calabria e i rappresentanti delle associazioni ambientaliste.

“Da tempo abbiamo chiesto una posizione chiara a favore dei territori – continuano Zampetti e Tarantini – Per dimostrare la forza delle comunità è necessario mettere in campo tutti gli strumenti politici e amministrativi a diposizione delle Regioni per dire “no” al petrolio, compresa la richiesta di un referendum abrogativo delle norme pro trivelle. Il risultato di oggi è senz’altro importante e lancia un segnale politico chiaro, visto che fino ad ora il Governo non ha mai accolto le istanze del territorio di fermare le estrazioni petrolifere in mare e a terra. Serve però anche un impegno concreto delle amministrazioni a chiedere fin da subito una moratoria che blocchi qualsiasi autorizzazione relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi. Sono stati diversi, infatti, negli ultimi mesi i pareri positivi rilasciati dai ministeri competenti alle richieste delle compagnie petrolifere”.

Nel corso dell’incontro Legambiente ha lanciato un ulteriore invito alle amministrazioni regionali: “Ai presidenti delle Regioni presenti ribadiamo un aspetto per noi non trascurabile: si esce dal petrolio non solo fermando le trivelle ma proponendo e praticando con convinzione un modello energetico e di sviluppo diverso, efficiente e rinnovabile, che punti sulle aree protette come elemento di eccellenza territoriale e apra prospettive di nuovi settori produttivi e con importanti ricadu­te anche occupazionali, oltre che ambientali. Su questo ci auguriamo di vedere fin da subito un impegno concreto da parte dei governatori che oggi si sono impegnati a tutelare il loro territorio dalle trivellazioni petrolifere”. Legambiente ricorda che le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio – che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane – si stanno ipotecando circa 130mila kmq di aree marine.