Foggiani coraggiosi, capoluogo dauno primo per nuove imprese in Puglia. Capitanata seconda in Italia

Coraggio e spirito d’iniziativa. Si potrebbe riassumere così la propensione dei foggiani a fare impresa in tempo di crisi. Non è un caso, infatti, che a fronte dei servizi scarsi offerti dal territorio, la provincia di Foggia con un saldo positivo dell’1 per cento (più di 700 aziende) è la prima realtà in Puglia per la crescita di nuove imprese nel secondo trimestre 2015. Come se non bastasse, la Capitanata si piazza al secondo posto in Italia. Un dato clamoroso, registrato da uno studio sui dati forniti dalle Camere di commercio, dai quali emerge che nel Belpaese il tasso medio è pari allo 0,63 per cento, mentre in Puglia si ferma allo 0,76.

La seconda provincia nella regione guidata da Michele Emiliano è Lecce, con un tasso dello 0,97 per cento che significa il quarto posto nella classifica nazionale, con un saldo di 689 aziende. Brindisi e Taranto sono nella media regionale, rispettivamente con lo 0,76 per cento (271 imprese) e lo 0,74 (353). Fanalino di coda Bari, con un tasso di crescita inferiore (0,57 per cento), seppur utile con 858 aziende in saldo positivo.

Il trend nazionale

Rispetto allo stesso periodo del 2014, tra aprile e giugno di quest’anno gli indicatori sulla vitalità del sistema imprenditoriale segnalano una lieve ripresa delle iscrizioni ed una ulteriore, seppur contenuta, contrazione delle cessazioni. Al bilancio anagrafico del trimestre si aggiunge poi una significativa frenata nell’apertura di fallimenti e concordati preventivi, consegnando un quadro complessivo moderatamente incoraggiante sullo stato di salute del sistema imprenditoriale nazionale.

In termini numerici, il trimestre primaverile ha visto nascere 97.811 nuove attività e certificato la chiusura di 59.831 attività già esistenti, con il risultato di un saldo positivo pari a 37.980 imprese in più rispetto alla fine dello scorso mese di marzo, il migliore degli ultimi quattro anni. In termini relativi, lo stock delle imprese si è pertanto accresciuto dello 0,63% (contro lo 0,59 rilevato nel secondo trimestre 2014) portando il totale delle imprese registrate in Italia, al 30 giugno di quest’anno, al valore di 6.045.771 unità.

Sul fronte delle crisi d’impresa, il trimestre da poco concluso offre segnali anche più incoraggianti. Le aperture di nuove procedure fallimentari si sono infatti fermate al valore di 3.654, il 9,6% in meno dello stesso trimestre del 2014, mentre quelle di concordati preventivi (414) hanno fatto registrare una frenata ancora più netta (-22,9% rispetto a dodici mesi fa). Con riguardo ai fallimenti, la contrazione ha riguardato 13 regioni su 20, altre due regioni (Lazio e Umbria) hanno confermato il dato 2014 e solo in cinque casi (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige Friuli-Venezia Giulia, Molise e Calabria) si registrano aumenti rispetto a un anno fa.