Edilizia, ancora crisi nel 2015. Biancofiore a Roma lancia l’allarme: “Imprese in piedi solo grazie all’estero”

“In un momento in cui l’economia italiana del mercato delle costruzioni si regge, per larga parte, sulla domanda estera è fondamentale che Governo e Parlamento si impegnino nel supportare le aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, che operano nei mercati internazionali così come fanno le istituzioni negli altri paesi del G8 ed è fondamentale che la Sace e l’Ice siano in prima linea al nostro fianco”.

“In un momento in cui l’economia italiana del mercato delle costruzioni si regge, per larga parte, sulla domanda estera è fondamentale che Governo e Parlamento si impegnino nel supportare le aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, che operano nei mercati internazionali così come fanno le istituzioni negli altri paesi del G8 ed è fondamentale che la Sace e l’Ice siano in prima linea al nostro fianco. In quest’ottica abbiamo accolto con piacere le dichiarazioni del Vice Ministro Carlo Calenda”. E’ questo il commento del Presidente Gruppo Pmi estero dell’Ance nazionale Gerardo Biancofiore al Rapporto 2014 dell’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) sulla presenza delle imprese di costruzione italiane nel mondo presentato questa mattina a Roma al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nella sede di Villa Madama, in un evento a cui hanno partecipato, tra gli altri, il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Michele Valensise, il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti, il Vice Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, il Vice Presidente dell’Ance Giandomenico Ghella ed Vice Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Lapo Pistelli. “Come ha ribadito oggi il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti – continua Biancofiore – siamo al sesto-settimo anno di crisi e per il 2015 non ci sono segnali che facciano intravedere una svolta. Il mercato interno langue, con le imprese di costruzioni che hanno registrato un calo dell’attività del 7,2% tra il 2004 e il 2013, mentre va decisamente meglio quello estero, aumentato addirittura del 206%.

I dati del report

Fatturato prodotto all’estero più che triplicato in meno di 10 anni (dai 3 miliardi del 2004 ai 9,5 del 2013), produzione aumentata dell’8,6%, portafoglio commesse arricchito di 319 nuovi lavori per complessivi 17 miliardi di euro. Sono i risultati dell’indagine Ance sulle imprese di costruzione italiane presenti all’estero. Numeri importanti, specie se confrontati con la difficile situazione del mercato a livello nazionale. Nel periodo 2004-2013, infatti, le imprese che hanno partecipato al Rapporto Ance hanno visto diminuire la propria attività in Italia del 7,2%, mentre al di fuori dei confini nazionali è cresciuta del 206%. Negli ultimi anni si sta assistendo, per molte aziende, a una vera e propria sostituzione tra le attività nazionali e quelle estere. Se nel 2004 il fatturato prodotto in Italia rappresentava il 70% mentre quello estero pesava poco più del 30%, oggi la situazione è quasi ribaltata: 60,1% fatturato estero, meno del 40% fatturato prodotto nel mercato interno. A fine 2013 le aziende italiane erano presenti in 87 paesi, di cui 8 di nuova acquisizione, e impegnate in 797 commesse, per un controvalore di oltre 70 miliardi di euro. Nelle 87 aree oggetto d’investimento rientrano ben 20 Paesi Ocse, 15 Paesi appartenenti al G-20 e tutti e 4 i Paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina). Sia nei Paesi Ocse (4,6 miliardi) che nei Paesi G-20 (8 miliardi) le acquisizioni del 2013 sono raddoppiate rispetto all’anno precedente. Risultati che si devono sia all’elevato know how tecnologico raggiunto dalle nostre imprese che all’intenso lavoro di diplomazia economica, che hanno consentito di penetrare in mercati notoriamente molto complessi e competitivi. L’America meridionale resta comunque la regione in cui si concentra il maggior importo dei lavori (24,7%), con il Venezuela che continua a essere la “piazza” più importante per le imprese italiane, grazie alle importanti commesse infrastrutturali ottenute negli anni passati. Al secondo posto il Medio-Oriente, il cui peso è più che raddoppiato in virtù delle nuove aggiudicazioni del 2013 (16,3%). Arabia Saudita e Qatar, in particolare, sono i paesi che negli ultimi mesi hanno fatto la parte del leone. Per quanto riguarda la tipologia di opere, le ferrovie risultano leader assolute, con oltre un terzo del valore complessivo delle commesse. In crescita anche le opere idrauliche, con interventi per più di 1 miliardo di euro sparsi in tutto il mondo. Vanno segnalati, inoltre, l’aumento degli interventi in campo ambientale e le realizzazioni di business centre, hotel, università e centri di ricerca. All’attività realizzativa è sempre più spesso associata quella gestionale, con importanti contratti di concessione in settori strategici come la sanità o la generazione e distribuzione di energia.