Gestione Luc di Manfredonia, un bando cucito addosso alla Pandemia? Le associazioni: “Ci tagliano fuori”

Monta la querelle sulla gestione del Luc, Laboratorio Urbano Culturale oggi ancora nelle mani della Cooperativa Pandemia. Esponenti delle associazioni contattati da l’Immediato spiegano: “In quel bando ci sono dei paletti che tagliano fuori tutti noi. Mentre gli attuali gestori si allargano alle associazioni del territorio non resta nulla”.

Le associazioni di Manfredonia, “Lavoro e Welfare”, “Avi”, “Legambiente Nautilus”, “Bianca Lancia”, “ManfredoniaTV”, “Centro cultura del mare” e “Daunia TuR” criticano l’amministrazione comunale della città del golfo. Monta la querelle sulla gestione del Luc, Laboratorio Urbano Culturale oggi ancora nelle mani della Cooperativa Pandemia.

Esponenti delle associazioni contattati da l’Immediato spiegano: “In quel bando ci sono dei paletti che tagliano fuori tutti noi. Mentre gli attuali gestori si allargano (potrebbero prendere anche l’ex falegnameria di via San Francesco per un progetto sulla legalità, ndr), alle associazioni del territorio non resta nulla. Nel bando si chiede di aver gestito una struttura simile per almeno due anni, richiesta impossibile da soddisfare visto che è il Luc è unico del suo genere a Manfredonia”. 

Insomma, c’è grande delusione per il mancato coinvolgimento nelle scelte che riguardano il futuro prossimo della struttura sul lungomare sipontino. “E’ con estrema amarezza – fanno sapere le associazioni – che prendiamo atto del bando emesso per la gestione del Luc”. Un documento che secondo chi scrive è stato definito “senza alcun dialogo. Pur avendo inoltrato, infatti, richiesta di essere coinvolte nel processo partecipato di definizione del processo esecutivo per la gestione del LUC, previsto dal bando in questione (richiesta inoltrata il 29/05/2014 presso il protocollo comunale), le sottoscritte associazioni non hanno ricevuto alcuna risposta e alcun coinvolgimento”.

E ancora: “La richiesta si inseriva nel dichiarato desiderio di riconsegnare i locali e la gestione del Luc al mondo dell’associazionismo sipontino interpretando le diffuse esigenze, dell’opinione pubblica e dell’associazionismo, di salvaguardia dei valori civici di partecipazione e di condivisione degli spazi, di legalità e di buona gestione dei beni pubblici, nonché di adeguata integrazione del bene nel tessuto cittadino. Invece, purtroppo, a quanto pare si è deciso di procedere altrimenti, nonostante la normativa suggerisse il coinvolgimento nel processo partecipato per il bando di gestione. Non si riesce a comprendere l’indisponibilità dell’assessorato a dialogare su questi argomenti”.

“Ci chiediamo a questo punto quale prospettiva apra il nuovo bando per il Luc, che finalità reali abbia, visto e considerato, anche, l’inserimento nel bando del vincolo di pregressa geslucmftione, per due anni, di una realtà similare. Chi vorrà proporsi come nuovo gestore del Luc deve avere gestito una struttura simile già per due anni. E’ chiaro che sul territorio solo una realtà attualmente possa soddisfare quel vincolo, ovvero gli attuali gestori. Inoltre si prevede come stanziamento nel bilancio del comune la cifra di 161mila euro per 7 anni; i cinque anni di gestione da poco terminati hanno avuto la disponibilità di oltre 400mila euro. Una incommensurabilità (secondo le associazioni indicate,ndr) che fa chiedere: erano troppi prima o sono pochi adesso?”.

“Mentre il mondo dell’associazionismo chiedeva dunque di rivedere i criteri di gestione del Luc, ovvero di definizione del bando, per allargare la gestione medesima al coinvolgimento associazionistico e popolare, all’integrazione territoriale, l’assessorato di competenza ha deciso di andare in direzione esattamente inversa, non preoccupandosi di ascoltare nessun’altra associazione, nonostante diverse sollecitazioni siano emerse negli ultimi anni in questo senso, e indirettamente fornendo una garanzia agli attuali gestori per i prossimi 7 anni. Il bando dice che in caso di gara non aggiudicata si proseguirebbe con procedura negoziata. Rischierebbe di essere un modo di far rientrare dalla finestra ciò che non riesce ad entrare dalla porta. Ci siamo sempre dichiarate pronte e disponibili a collaborare con le Istituzioni e, quelle di noi associazioni che offrono un certo tipo di servizio diretto alle persone disagiate, si sono sempre dette pronte ad intervenire e rispondere alle richieste dei Servizi Sociali lì dove si presentava una criticità, offrendo il servizio richiesto che, per varie ragioni, non poteva essere offerto dall’Istituzione in quel preciso momento. Perché questa disponibilità deve essere manifestata in un solo senso?”

In chiusura le associazioni fanno appello a quanti, privati, associazioni, imprese, tengono a cuore la concreta fruibilità e disponibilità degli spazi comuni e i beni pubblici, perché si incominci a discutere e a comprendere quali usi concreti e quali modalità di gestione siano da riservare a tali beni, e a chi spettino, affinché il pubblico non diventi gradualmente attività privata fatta con risorse pubbliche.

LA DELIBERA     IL BANDO





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