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Home - 16 migranti morti, messa in Cattedrale a Foggia. “Siamo chiamati a farci prossimo, non è più tempo di distrarci”

16 migranti morti, messa in Cattedrale a Foggia. “Siamo chiamati a farci prossimo, non è più tempo di distrarci”

Di Redazione
6 Agosto 2018
in Cronaca
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Alla preghiera per i migranti morti nell’incidente di sabato nelle campagne dei Monti Dauni si sono aggiunti i 12 nuovi cadaveri del furgoncino travolto questo pomeriggio sulla Statale 16.
L’arcivescovo Vincenzo Pelvi ha celebrato la Santa Messa per i “fratelli dell’Africa”, affinché i feriti possano guarire e i 16 deceduti possano essere ricordati con dignità.
“Ringrazio il Monsignor Checchinato vicino alla nostra celebrazione. Non rifletterò sulle beatitudini. Con noi c’è anche il direttore della Caritas di San Severo, don Andrea.
Gesù ci sorprende sempre, la trasfigurazione indica il luminoso cammino di Dio. Il cristianesimo è esperienza di luce, lo spirito è la luce. Oggi è la festa della Luce e della bellezza, che invita a testimoniare una relazione luminosa con Gesù. Chi si innamora di Gesù sprizza gioia.
Il Signore respira nell’esperienza luminosa di ognuno, orientando le nostre scelte verso il santo monte dove ci trasfigureremo con Lui. Loda come buono chiunque fa del bene a chiunque. Dobbiamo essere il popolo del chiunque”, ha detto nella sua toccante omelia intima e tutta rivolta al “volto di Cristo”.
“Qualunque cosa fatta a chiunque è fatta a Lui, non a chi vogliamo noi. Siamo chiamati a farci prossimo, non è più tempo di distrarci. Ho incontrato gli amici migranti ospiti della struttura Caritas e ho ascoltato le loro storie di vita, sono desiderosi di un futuro migliore. Nei loro occhi c’è la disperazione di sogni naufragati, attese deluse. Quando penso ai migranti, penso alle tre stazioni della via Crucis, alle tre cadute. Gli uomini e le donne migranti sono tre volte vittime.

La prima caduta riguarda i giovani orfani, i figli sono dispersi nei villaggi sono costretti ad evadere. La seconda caduta: sono vittime del rifiuto del loro paese, iniziano la loro traversata nel deserto. Noi li ammiriamo perché hanno caparbietà. La terza caduta: arrivano in Libia dove trovano violenza e dolore. Le tre cadute per  chi arriva nella nostra terra diventano fallimento per uno stile di vita che non coincide coi loro sogni. Noi che ci diciamo cristiani dobbiamo avere uno sguardo d’accoglienza, di tenerezza.
I migranti non arrivano a mani vuote, portano un carico di coraggio, energia: arricchiscono la nostra vita. Bisogna avere il coraggio.
Non possiamo, non dobbiamo aver paura. La paura si può vincere incontrando l’altro, intrecciando una relazione.
Come può la moltitudine dei senza tutto credere in Dio se noi che siamo cristiani non accogliamo gli altri? Non siamo solo credenti, cerchiamo di essere credibili. L’umanità ha bisogno di essere abbracciata: noi credenti con un sorriso luminoso possiamo versare sulle ferite sanguinanti consolazione e speranza.
Possiamo porgere un fazzoletto, il fenomeno della migrazione necessita che nelle famiglie e nelle comunità parrocchiali ci si apra. L’indifferenza genera iniquità e squilibri sociali”.
Secondo Pelvi, la morte di tanti giovani “non cancella il valore di ciò che hanno donato alla nostra terra”.
“Siamo tutti figli di Dio, figli del Padre. Abbandoniamoci a Dio, fissiamo il sole del Monte della trasfigurazione per tornare a valle non occhi di amore. Dovunque lasceremo cadere il nostro sguardo vedremo il volto di Dio. Quando verrà la morte che essa sia beatitudine”.

Tags: CattedraleFoggiaMessaMigranti
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