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Home - Soldi per pilotare sentenze, terremoto al Tribunale di Foggia. L’accusa: giudice si vendeva agli avvocati

Soldi per pilotare sentenze, terremoto al Tribunale di Foggia. L’accusa: giudice si vendeva agli avvocati

Di redazione
22 Maggio 2015
in Cronaca
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Soldi per pilotare le sentenze. Dopo le accuse del presidente del Tribunale di Foggia alla politica di ieri, spunta l’accusa gravissima che in questi giorni ha travolto il giudice per le indagini preliminari Domenico Zeno. Secondo la Procura di Lecce, infatti, come anticipato dal quotidiano la Repubblica, il giudice avrebbe ricevuto somme in denaro da due avvocati i quali avrebbero avuto provvedimenti favorevoli per i propri assistiti. 

Un terremoto che ha travolto oltre a Zeno, due avvocati di Cerignola, Pietro Barbaro e Rosario Marino, oltre a Michele Vigorita (commesso del Tribunale di Foggia) e Loredana Chieti (collaboratrice in uno studio legale). Nel fascicolo vengono contestati due episodi, entrambi dell’estate del 2012. Il tramite delle operazioni sarebbe sempre il commesso alla sezione distaccata di Cerignola Vigorita, che in entrambi gli episodi avrebbe “mediato” tra l’avvocato ed il giudice per la consegna del denaro. 

Secondo la ricostruzione dell’accusa, il giudice Zeno nel febbraio del 2012 avrebbe concesso gli arresti domiciliari ai fratelli Antonio e Luigi Bonaventura, arrestati a San Severo con l’accusa di aver estorto denaro per la restituzione di mezzi rubati. A presentare l’attenuazione della misura cautelare fu l’avvocato Rosario Marino: il provvedimento venne prima respinto dal giudice firmatario della misura cautelare e poi accolto, sei mesi dopo, dal gip Zeno (nonostante il parere contrario del pubblico ministero). In cambio di denaro, a parer della Procura di Lecce. Ad essere coinvolta, anche la segretaria dell’avvocato Marino, Loredana Chieti. 

L’altro episodio tirerebbe in ballo le presunte responsabilità di Pietro Barbaro, nel caso del dissequestro di un impianto di autodemolizione. La richiesta avanzata dal legale sarebbe stata accolta in cambio di “denaro” (lo scambio sarebbe avvenuto il 17 agosto 2012): anche in questo caso l’iter è stato lo stesso, con l’iniziale respingimento della Procura e l’accoglimento del gip in seconda battuta. Spunta ancora il nome di Vigoria quale “intermediario”. Ora i cinque indagati avranno 20 giorni di tempo per difendersi, poi qualora non dovessero convincere la magistratura inquirente per loro scatterà la richiesta di rinvio a giudizio.

Tags: Domenico ZenoGiustiziaLoredana ChietiMichele VigoritaPietro BarbaroProcura LeccePugliaRosario MarinoTribunale Foggia
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