Nuovo capitolo dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari sulla presunta organizzazione criminale con base a Cerignola, ritenuta specializzata negli assalti paramilitari ai furgoni portavalori. Nella mattinata di oggi il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari, con il supporto dei comandi territorialmente competenti nelle province di Bari e Foggia, ha eseguito un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare nei confronti di sei persone.
Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Dda e riguarda indagati ritenuti, a vario titolo, responsabili dei reati di associazione per delinquere, furto aggravato, porto e detenzione illegale di arma comune da sparo e ricettazione. Come previsto dalla legge, le accuse sono formulate nella fase delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel contraddittorio tra le parti.
Nel mirino degli inquirenti Antonio Braschi, 48 anni, indagato per associazione per delinquere, concorso nel possesso illegale di due pistole, ricettazione di due auto rinvenute in un garage di Ordona e furto di veicoli a Canosa.
Infine, Pasquale Pio Barrasso, 41 anni, e Giustina Pollice, 33 anni, moglie del presunto capo, Biagio Barrasso detto “Gino”. I due sono indagati per concorso nel possesso illegale di una pistola e per falsa attestazione delle proprie generalità.
L’inchiesta è il seguito del blitz del 10 luglio
L’operazione rappresenta un ulteriore sviluppo dell’indagine culminata il 10 luglio scorso con l’esecuzione di sette misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alla stessa organizzazione criminale, alla quale la procura contesta anche l’aggravante del metodo mafioso in relazione all’identità degli indagati e alle modalità operative.
L’ordinanza del gip del Tribunale di Bari di poche settimane fa aveva già disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di Riccardo Acquaviva, Biagio Barrasso, Cosimo Attila Cirulli, Riccardo Magno, Pasquale Pazienza, Pasquale Sciusco e Giovanni Terlizzi detto “Topolino”, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza in relazione ai diversi capi d’imputazione contestati.
Secondo gli investigatori, il gruppo era in grado di procurarsi tutto il materiale necessario per mettere a segno gli assalti ai portavalori: auto di grossa cilindrata, armi da guerra, esplosivi e mezzi destinati a bloccare le strade durante le azioni criminali.
In quell’inchiesta la Dda aveva indicato come presunto promotore dell’organizzazione Biagio “Gino” Barrasso. Tra gli indagati figura anche l’ex sindaco di Cerignola ed ex consigliere regionale Antonio Giannatempo, ginecologo. Secondo la procura avrebbe favorito l’incontro tra Biagio Barrasso e alcuni familiari durante il ricovero ospedaliero successivo all’assalto, consentendo visite fuori dagli orari consentiti. L’ordinanza riportava anche il contenuto delle conversazioni attribuite al medico. “Parlare poco… non tutto si può dire… tutt’al più le scrivessero le cose… risponde scritto Gino. Poi ti spiego… portassero un foglio e una penna”, avrebbe raccomandato, secondo gli investigatori, invitando a evitare qualsiasi conversazione che potesse essere captata, mentre la stanza di degenza era già sottoposta a intercettazione audio-video.
Contestati i furti di auto e dei quattro autobus di Ostuni
Il nuovo provvedimento cautelare riguarda presunti componenti dell’organizzazione ritenuti coinvolti, a vario titolo, nel furto e nell’occultamento di autovetture di grossa cilindrata, nel furto dei quattro autobus di linea rubati a Ostuni il 15 aprile 2025 e nel porto in luogo pubblico di armi da sparo nascoste all’interno dei propri veicoli.
Secondo la procura, proprio gli autobus sarebbero stati destinati a essere utilizzati per futuri assalti ai portavalori, così come già ipotizzato nella precedente fase investigativa.
L’attività investigativa aveva inoltre consentito di individuare i presunti responsabili dell’assalto al portavalori avvenuto il 6 novembre 2024 lungo la strada statale 96, nei pressi di Toritto.
Due in carcere, una ai domiciliari
Le misure cautelari eseguite oggi prevedono la custodia in carcere per due indagati, gli arresti domiciliari per un terzo, l’obbligo di dimora per un quarto e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per gli altri due destinatari del provvedimento.
La Procura ricorda che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi raccolti e le misure cautelari hanno carattere provvisorio, in attesa delle valutazioni del giudice nel pieno contraddittorio tra accusa e difesa.













