Per la seconda volta il Tribunale della Libertà di Bari ha confermato la piena legittimità e utilizzabilità delle intercettazioni che costituiscono l’asse portante dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari sulla gambizzazione di un commerciante foggiano avvenuta il 14 marzo scorso.
La decisione riguarda Daniele Barbaro detto “Barbarill”, 35 anni, Ciro Spinelli detto “il marsigliese” o “faccia nera”, 40 anni, Luca Pompilio, ex attaccante del Foggia, 34 anni, e Giuseppe Bruno, 18 anni, arrestati il 25 marzo con accuse che, a vario titolo, comprendono tentata estorsione e lesioni aggravate dal metodo mafioso.
Le intercettazioni restano utilizzabili
Dopo un primo pronunciamento di fine maggio, il Riesame è tornato a esaminare la questione, respingendo nuovamente le eccezioni sull’inutilizzabilità delle intercettazioni.
Secondo la difesa, le captazioni sarebbero state autorizzate nell’ambito di un diverso procedimento penale e la documentazione prodotta presenterebbe numerosi omissis, tali da impedire una piena verifica della loro legittimità. I giudici hanno però condiviso la posizione della Dda, confermando la validità del materiale investigativo.
Le intercettazioni erano state eseguite mentre Barbaro si trovava agli arresti domiciliari a Campomarino e Spinelli ai domiciliari a Foggia.
Il Patek Philippe da 160mila euro
L’inchiesta prende le mosse dalla rapina avvenuta nel pomeriggio del 14 marzo 2026 in via Lucera, a Foggia, quando due uomini armati assalirono tre persone a bordo di un’auto.
Nel colpo venne sottratto un Patek Philippe del valore di circa 160mila euro a un commerciante di Campobasso e un Rolex da circa 10mila euro a un commerciante foggiano.
Secondo gli investigatori, esponenti della criminalità cerignolana avrebbero chiesto a Barbaro di recuperare il prezioso Patek Philippe. L’uomo, ritenuto dagli inquirenti appartenente al clan Sinesi-Francavilla, avrebbe accettato l’incarico confidando di ottenere una ricompensa compresa tra 50mila e 80mila euro.
La gambizzazione e le accuse
Gli investigatori ritengono che Barbaro fosse convinto che il commerciante foggiano avesse organizzato la rapina simulando anche il furto del proprio Rolex e trattenendo il Patek Philippe.
Sempre secondo la ricostruzione accusatoria, dopo aver inviato Giuseppe Bruno a intimidire la moglie della vittima, la sera del 14 marzo il commerciante sarebbe stato convocato nell’abitazione di Spinelli, in una zona di campagna.
Durante un collegamento in videochiamata, Barbaro avrebbe intimato all’uomo di consegnare l’orologio. Di fronte al rifiuto e alla dichiarazione di non esserne in possesso, avrebbe ordinato a Spinelli di sparargli a una gamba. Pompilio, secondo l’accusa, avrebbe poi ripulito il luogo dell’aggressione eliminando le tracce di sangue e recuperando il bossolo esploso.
Ferito, il commerciante si recò successivamente al pronto soccorso riferendo di essere stato colpito da uno sconosciuto nel centro cittadino.
Le tensioni interne al clan
Le intercettazioni documentano anche gli sviluppi successivi alla gambizzazione. Secondo la Dda, il recupero dell’orologio sembrava vicino grazie alla mediazione di un esponente della criminalità imparentato con il commerciante.
Le conversazioni captate raccontano inoltre la presunta irritazione di Barbaro per l’intervento di Ivan Narciso, ritenuto dagli investigatori braccio destro del boss Emiliano Francavilla, che avrebbe tentato di inserirsi nella vicenda. Un’ingerenza che, sempre secondo l’accusa, avrebbe provocato una forte reazione di Barbaro, il quale avrebbe persino manifestato l’intenzione di uccidere Narciso, nonostante entrambi siano ritenuti appartenenti allo stesso clan mafioso. In una delle conversazioni intercettate, Barbaro afferma: “Siamo una famiglia”.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno essere verificate nel corso del processo e gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.










