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Home - Faida per il potere a Foggia, lo scontro tra Barbaro e Narciso innesca nuovi equilibri criminali

Faida per il potere a Foggia, lo scontro tra Barbaro e Narciso innesca nuovi equilibri criminali

Dal Patek Philippe da 160mila euro alle minacce di guerra: giovani leve della “Società foggiana” pronte a ridefinire i vertici?

Di Francesco Pesante
19 Aprile 2026
in Foggia, Inchieste
Barbaro e Narciso; sullo sfondo, il luogo del tentato omicidio di Narciso in viale Europa nel 2022

Barbaro e Narciso; sullo sfondo, il luogo del tentato omicidio di Narciso in viale Europa nel 2022

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Un orologio di lusso, un Patek Philippe dal valore di circa 160mila euro, come miccia di una tensione ben più profonda: quella tra nuove leve della criminalità foggiana che ambiscono a ritagliarsi spazi di potere mentre i boss storici restano dietro le sbarre. Al centro dell’inchiesta emerge la contrapposizione tra Daniele Barbaro e Ivan Narciso, entrambi 35enni, con condanne pregresse, cresciuti nell’orbita del clan Sinesi-Francavilla e oggi, secondo gli inquirenti, protagonisti di una rivalità che rischiava di degenerare in una vera e propria guerra. Uno scontro che preoccupa antimafia e investigatori anche alla luce di recenti fatti di sangue come l’omicidio di Alessandro Moretti che ha riacceso l’allarme criminalità organizzata a Foggia.

L’orologio come detonatore dello scontro

La vicenda prende forma attorno alla volontà di Barbaro di rientrare in possesso del prezioso orologio, che riteneva sottratto attraverso una rapina simulata da parte di un commerciante. Da qui una catena di eventi che porta all’arresto, tra gli altri, dello stesso Barbaro, di Ciro Spinelli, detto “il marsigliese”, ritenuto esecutore della gambizzazione della vittima, dell’ex calciatore Luca Pompilio e del giovane Giuseppe Bruno.

Ma dietro il bene di lusso si muovono dinamiche ben più complesse: controllo del territorio, prestigio e ridefinizione degli equilibri criminali.

Due profili, due strategie

Barbaro appare nelle intercettazioni come determinato a non cedere, pronto allo scontro diretto pur di affermare la propria posizione. “Non ce la do vinta… a costo che mi faccio arrestare”, afferma in uno dei passaggi captati dagli investigatori.

Diverso il profilo di Narciso, soprannominato “il mercenario”, figura ritenuta più trasversale, capace di muoversi tra gruppi diversi e di proporsi anche come mediatore. Una posizione che però, invece di stemperare le tensioni, finisce per alimentarle. La proposta di una spartizione del valore dell’orologio viene infatti interpretata da Barbaro come un’ingerenza, un segnale di debolezza da respingere.

Le minacce e il rischio di escalation

Le intercettazioni delineano un crescendo di minacce sempre più esplicite, con Barbaro che arriva a ipotizzare violenze estreme nei confronti di Narciso. Parole che, secondo gli inquirenti, non restano isolate ma si inseriscono in un contesto di concreta possibilità di azione armata, con riferimenti anche all’acquisto di armi da guerra.

“Se lo acchiappo lo spezzo”, dice, fino a evocare scenari di regolamento di conti che richiamano dinamiche tipiche delle faide interne alla “Società foggiana”.

E ancora: “Con quello là spenderei diecimila euro e mi compro due kalashnikov… proprio a strapparlo tutto quanto”, afferma Barbaro, delineando un livello di violenza che gli investigatori ritengono particolarmente significativo. “Proprio che… il funerale lo devono fare con la bara chiusa! Proprio a strapparlo proprio hai capito com’è? A scaricarglielo tutto in faccia! Quell’infame di merda! Quello già la tiene la faccia dell’infame… quella faccia butterata di infame e infetta come lui!”.

Nuove leve, vecchi clan

La contrapposizione tra Barbaro e Narciso si inserisce in un momento di transizione per la criminalità organizzata locale. Con molti boss storici detenuti da tempo, emergono nuove figure che tentano di costruire proprie “squadre”, ridefinendo alleanze e gerarchie.

Entrambi gravitano da anni nel clan Sinesi-Francavilla, ma con percorsi diversi: Barbaro più radicato in una linea tradizionale, Narciso invece più fluido, capace di muoversi tra ambienti differenti, anche attraverso una presenza social caratterizzata da citazioni di film gangster e atteggiamenti che richiamano quell’immaginario.

Un passato segnato dalla violenza

Narciso non è nuovo a episodi di sangue. Nel 2022 rimase ferito in un agguato in viale Europa a Foggia, riuscendo a salvarsi. Per quell’attentato gli investigatori hanno concentrato i sospetti su Leonardo Gesualdo, detto “il vavoso”, ex latitante legato al clan Moretti.

Un episodio che conferma il livello di esposizione e il ruolo di Narciso all’interno delle dinamiche criminali cittadine.

Il quadro investigativo

L’indagine restituisce un quadro estremamente delicato, in cui un conflitto apparentemente legato a un bene materiale si trasforma nel simbolo di una competizione più ampia per il potere. Le intercettazioni, per gli inquirenti, dimostrano la concreta pericolosità dei soggetti coinvolti e la possibilità che le minacce potessero tradursi in azioni violente.

Una rivalità tra giovani figure emergenti che, in assenza dei vecchi vertici, potrebbe segnare una nuova fase per la criminalità organizzata foggiana.

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Tags: clan Sinesi-Francavillacriminalità organizzatacronacaDaniele BarbaroFoggiaIvan NarcisoMafia foggiana
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