Tre misure cautelari nei confronti di presunti componenti di una banda proveniente dalla provincia di Foggia, ritenuta responsabile di una serie di assalti ai bancomat nel Basso Molise. È il risultato dell’operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Campobasso, coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino.
Il gip del Tribunale di Larino ha disposto due custodie cautelari in carcere e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Un quarto componente del gruppo è stato denunciato a piede libero.
Quattro assalti e un bottino di 70mila euro
L’indagine è partita nell’autunno del 2024 dopo l’assalto allo sportello Monte dei Paschi di Siena di Portocannone. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe messo a segno quattro assalti tra settembre 2024 e marzo 2025 ai danni di istituti di credito di Portocannone, Larino e Santa Croce di Magliano.
Due colpi sarebbero andati a segno, fruttando complessivamente circa 70mila euro, mentre negli altri casi le esplosioni avrebbero provocato ingenti danni agli edifici senza consentire ai responsabili di impossessarsi del denaro.
Tra gli episodi contestati figura l’assalto del 25 febbraio 2025 alla filiale Unicredit di Santa Croce di Magliano, dove sarebbero stati utilizzati tre ordigni esplosivi.
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di furto pluriaggravato, danneggiamento aggravato mediante esplosivoe, per uno di loro, anche di detenzione di materiale esplodente destinato alla realizzazione degli ordigni.
Decisiva una traccia di sangue
A imprimere una svolta alle indagini è stata una traccia di sangue rinvenuta dopo uno degli assalti.
Le analisi del Ris di Roma hanno consentito di isolare un profilo genetico poi attribuito a uno degli indagati, elemento investigativo che si è aggiunto alle immagini dei sistemi di videosorveglianza, ai tabulati telefonici, agli accertamenti sui veicoli utilizzati e alle copie forensi dei dispositivi elettronici sequestrati.
L’incrocio di tutti gli elementi raccolti ha permesso agli investigatori di ricostruire l’attività del gruppo e di contestare i quattro episodi.
Due indagati erano ai domiciliari
Dall’inchiesta emerge inoltre che due dei tre destinatari delle misure cautelari si trovavano agli arresti domiciliariquando sarebbero stati commessi alcuni degli assalti.
Uno di loro, ristretto a Orta Nova, sarebbe risultato assente durante i controlli effettuati dai carabinieri dopo gli assalti di Larino e Santa Croce di Magliano.
Dopo il colpo del 25 febbraio, il presunto componente della banda venne rintracciato e arrestato due giorni dopo dai militari di San Marco in Lamis mentre si nascondeva in un casolare insieme a un altro uomo già latitante. In quell’occasione furono sequestrati una pistola, materiale esplosivo e sostanza stupefacente.
Le “marmotte” considerate ordigni micidiali
Secondo la Procura di Larino, la banda utilizzava le cosiddette “marmotte”, ordigni esplosivi ricavati da petardi ad alta carica, impiegandone fino a tre per ciascun assalto.
Il sostituto procuratore Marianna Meo ha ricordato che la Corte di Cassazione ha qualificato questi dispositivi come ordigni micidiali, evidenziandone l’elevata capacità offensiva e il grave pericolo rappresentato anche per l’incolumità pubblica, considerato che il materiale esplodente veniva trasportato e maneggiato nei centri abitati.








