L‘assessore ai Trasporti Raffaele Piemontese, ex assessore alla Sanità e predecessore di Donato Pentassuglia, finora non era mai intervenuto pubblicamente nella vicenda del disavanzo sanitario pugliese. Lo ha fatto oggi nel corso del Consiglio regionale monotematico, prendendo le distanze da una narrazione tutta incentrata su sprechi e costi clientelari. A suo avviso usare la parola “buco” è del tutto erroneo.
“I fatti concreti sono due”, ha esordito. “In Italia il disavanzo complessivo delle Regioni ha superato 1,5 miliardi di euro, tre volte di più rispetto all’anno precedente. La rappresentazione di una spesa aumentata e pazza è falsa: chiedetelo anche ai governatori delle Regioni di centrodestra”.
Per Piemontese, il nodo è soprattutto nazionale. “Leggendo il Documento di finanza pubblica del Mef emerge chiaramente il divario, nel triennio 2027-2029, tra quanto serve al Servizio sanitario nazionale e il finanziamento pubblico. In tutta Italia c’è un tema in discussione: se vogliamo garantire la cura pubblica, c’è la necessità di aumentare il Fondo sanitario nazionale. Lo dice anche la Corte dei Conti”.
L’ex assessore ha ricordato come solo il rinnovo dei contratti dei medici pesi per 112 milioni di euro, “annullando di fatto le risorse disponibili”.
Piemontese ha poi rivendicato i risultati ottenuti sul fronte della qualità dell’assistenza. “La Puglia è passata dal penultimo al nono posto per i Lea ed è all’ottavo posto per l’assistenza ospedaliera. Siamo la prima regione del Sud per il rispetto dei Livelli essenziali di assistenza. Quella scalata è una scalata oggettiva, che è costata e che può essere stata non lineare e non priva di errori, ma ci ha fatto fare passi in avanti”.
Da qui la difesa delle scelte di spesa adottate negli ultimi anni. “Se oggi siamo i primi nel Sud per i Lea, siamo sicuri che la spesa sostenuta per assumere personale e stabilizzare i precari assunti dopo il Covid sia uno spreco? Abbiamo assunto 2.367 persone e solo 42 o 44 sono amministrativi. Non dovevamo assumere? Dovevamo continuare a tenere i reparti privi di operatori sanitari?”.
L’assessore ha quindi richiamato gli investimenti nel settore sociosanitario. “Abbiamo speso 10 milioni di euro in più sul sociosanitario e previsto che le Rsa potessero aggiungere due posti per le dimissioni protette ospedaliere. Un paziente in lungodegenza costa circa 800 euro al giorno, mentre quei posti aggiuntivi ne costano circa 100. Io penso che dovevamo spendere nel sociosanitario”.
Infine, Piemontese ha respinto le critiche generiche sull’aumento della spesa sanitaria. “Dove avremmo dovuto tagliare? Si può sempre fare di più e meglio, ma in un contesto nazionale come quello attuale il problema è davvero la Puglia, che oggi è la prima regione del Sud per i Lea? È troppo facile denunciare la spesa in astratto, se abbiamo investito e destinato risorse ai test genetici neonatali, alla conservazione degli ovociti e alla procreazione medicalmente assistita”.
“La vera efficienza in sanità non è una questione di costi, ma di cura”, ha evidenziato. “Dovremmo tutti fare una battaglia per incrementare il Fondo sanitario nazionale”, è stata la sua conclusione richiamando le recenti dichiarazioni sul tema da parte della segretaria nazionale del PD Elly Schlein.







