Resta in carcere Sami Khemaies, il 39enne tunisino accusato di aver ucciso la moglie Luigia Fortunato, 33 anni, originaria di Cerignola, colpita con numerose coltellate nella loro abitazione di Loreto, in provincia di Ancona, la sera del 9 luglio.
Lo ha deciso il gip del Tribunale di Ancona Carlo Cimini, che non ha convalidato il fermo per l’assenza del pericolo di fuga, disponendo tuttavia nei confronti dell’uomo la misura della custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Non contestato il reato di femminicidio
Al momento, secondo quanto emerso, al 39enne non viene contestato il reato di femminicidio, poiché la Procura non avrebbe ritenuto sussistenti i presupposti previsti dalla normativa.
L’indagato ha partecipato all’udienza di convalida in videocollegamento dal carcere di Montacuto, ad Ancona.
La versione fornita dall’indagato
Davanti al pubblico ministero, il 39enne ha raccontato che durante la violenta lite la moglie lo avrebbe minacciato con un coltello. Dopo essere riuscito a disarmarla, avrebbe quindi impugnato l’arma colpendola mortalmente. Subito dopo si è costituito ai carabinieri.
Nel pomeriggio è stata disposta anche un’ispezione corporea per accertare l’entità e la natura delle lesioni riportate dall’uomo a un dito della mano destra, ferite che potrebbero contribuire a chiarire la dinamica dei fatti.
Martedì l’autopsia
Secondo gli investigatori, tra i due coniugi esisteva da tempo un clima di forte conflittualità, anche legato alla gestione del figlio della coppia. Al momento dell’omicidio il bambino si trovava a casa della nonna.
L’autopsia sul corpo della 33enne sarà eseguita martedì ad Ancona dal medico legale Angelo Montana. Dai primi accertamenti sarebbero almeno dieci le coltellate inferte alla donna.















