Una pastiglia venduta come un semplice medicinale per il mal di gola, ma utilizzata per sopportare turni massacranti nei campi. È la Royal 225, un potente antidolorifico oppioide proveniente dall’India, capace di attenuare dolore e fatica ma anche di provocare dipendenza. È il nuovo simbolo del dramma che si consuma a Borgo Mezzanone, il più grande insediamento informale d’Europa, tra Foggia e Manfredonia, dove vivono circa quattromila persone.
A raccontare questa realtà è un’inchiesta pubblicata da Repubblica Bari, che attraversa il ghetto raccogliendo le testimonianze di braccianti, attivisti e residenti, restituendo il quadro di un luogo dove sfruttamento lavorativo, degrado e marginalità convivono ogni giorno.
“La usano in tanti, qualcuno ci è anche morto”
Tra le persone incontrate c’è Abdel (nome di fantasia), che vive a Borgo Mezzanone da circa vent’anni. Non lavora nei campi, ma ripara biciclette in una piccola officina improvvisata.
Quando sente parlare della Royal 225 non mostra stupore.
“La usano in tanti qui. Qualcuno ci è anche morto”, racconta.
Secondo quanto emerge dall’inchiesta, il farmaco viene assunto da numerosi braccianti per sopportare anche dieci ore consecutive di lavoro sotto il sole, alleviando dolori e stanchezza. Proprio per i suoi effetti assimilabili a quelli di una sostanza stupefacente, la Royal 225 è considerata illegale.
Le baracche costruite con materiali di fortuna
L’ex pista dell’aeroporto militare di Borgo Mezzanone, utilizzata durante la guerra nei Balcani e poi trasformata nel 2005 in centro di accoglienza, oggi è il cuore di un agglomerato cresciuto senza alcuna pianificazione.
Le abitazioni sono costruite con qualsiasi materiale disponibile: legno, lamiere, pietre, ruote di automobili e materiali di recupero. Solo pochi possono permettersi strutture in muratura.
Tra le baracche vivono famiglie e lavoratori stipati in pochi metri quadrati, spesso senza luce elettrica e con servizi essenziali inesistenti.
Miguel, ad esempio, mostra con orgoglio la casa che ha costruito da solo: quattro materassi appoggiati sul pavimento e cinque persone che condividono lo stesso ambiente.
Dieci ore nei campi per raccogliere cipolle
Le giornate iniziano prima dell’alba.
Tubal, originario del Burkina Faso, racconta di lavorare dalle quattro del mattino fino alle due del pomeriggio raccogliendo cipolle. Alla domanda sull’utilizzo della Royal 225 evita l’argomento.
“Non ne ho mai fatto uso”, dice, lasciando intendere quanto il tema sia delicato all’interno del ghetto.
Molti braccianti raggiungono le campagne stipati nelle automobili: c’è chi racconta di viaggiare anche in undici persone sullo stesso veicolo pur di arrivare al lavoro.
Il caso arriva in Parlamento
La vicenda della Royal 225 è approdata anche alla Camera grazie al deputato foggiano del Movimento 5 Stelle Marco Pellegrini, dopo la denuncia dell’attivista maliano Soumaila Diawara, che si è infiltrato per una settimana nell’insediamento riuscendo a procurarsi una compressa poi analizzata in laboratorio.
“È un ulteriore tassello del disastro totale di Borgo Mezzanone. Se assumono queste pillole per lavorare di più, se questa non è schiavitù, cos’è?”, afferma Pellegrini.
Secondo il parlamentare il problema riguarda l’intera filiera agroalimentare.
“Non è soltanto il singolo imprenditore agricolo che sfrutta i braccianti. Anche lui spesso è vittima di un sistema schiacciato dalla grande distribuzione. Se i prodotti agricoli fossero pagati il giusto, molti sceglierebbero la legalità.”
Tra minimarket, rifiuti e servizi improvvisati
All’interno del ghetto è nata una vera economia parallela.
Lungo l’ex pista si trovano piccoli supermercati, barbieri, negozi di abbigliamento e improvvisati servizi di trasporto verso Foggia. Accanto alle attività commerciali, però, cresce anche una discarica permanente.
Cumuli di plastica, elettrodomestici abbandonati, copertoni, scatole, rifiuti alimentari e perfino un biliardino convivono a pochi metri dalle abitazioni.
Le tre cisterne d’acqua installate dalla Regione Puglia vengono riempite settimanalmente ma spesso si svuotano prima del previsto, costringendo molti residenti ad acquistare l’acqua nei minimarket interni.
I 54 milioni del Pnrr mai utilizzati
Uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta riguarda il fallimento dei progetti finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Per Borgo Mezzanone erano stati destinati 54 milioni di euro, mentre altri 28 milioni erano previsti per il ghetto di Torretta Antonacci, a San Severo.
Le risorse, però, non sono state impiegate.
Secondo Francesco Strippoli, attivista e consigliere comunale di Foggia, tra le ipotesi c’era anche la ristrutturazione delle abitazioni rurali di epoca fascista presenti nella borgata, progetto che si sarebbe però scontrato con forti resistenze da parte di alcuni residenti.
Successivamente la gestione è stata affidata a un commissario ministeriale, ma i progetti non sono stati completati e i finanziamenti sono andati perduti.
Una realtà che continua a crescere
Oggi Borgo Mezzanone continua ad espandersi.
Alle vecchie baracche in legno si affiancano nuove costruzioni in lamiera e muratura, mentre il degrado aumenta insieme ai rifiuti e all’assenza di servizi.
Nel giorno della preghiera islamica molti lavoratori raggiungono la piccola moschea dell’insediamento per ritrovarsi insieme. Altri preparano un pasto all’aperto con quello che hanno a disposizione, spesso chiedendo semplicemente qualcosa da mangiare o da bere.
Dall’alto delle poche costruzioni in muratura il colpo d’occhio restituisce l’immagine di un agglomerato senza fine: container, baracche, discariche e nuove abitazioni che continuano a sorgere. Un paesaggio che racconta anni di emergenze, promesse mancate e interventi rimasti sulla carta.












