Si estende anche alla Capitanata l’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sul presunto sistema di tangenti legato ai lavori della linea ferroviaria Alta Velocità Napoli-Bari. Tra i nuovi indagati figura infatti anche Vincenzo Bifulco, gestore di una cava ad Apricena, accusato di aver preso parte, secondo gli inquirenti, al presunto meccanismo corruttivo che avrebbe favorito l’assegnazione degli appalti per lo smaltimento delle terre e rocce da scavo.
L’indagine, coordinata dal procuratore Pierpaolo Bruni e dai sostituti Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, ha portato oggi a una nuova serie di perquisizioni eseguite dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta.
L’inchiesta si allarga: indagato un funzionario di RFI
Le nuove perquisizioni hanno riguardato Domenico Semplice, funzionario di Rete Ferroviaria Italiana, indagato per corruzione insieme alla moglie Laura Arena, agli imprenditori Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco, oltre all’architetto Gaetano Sacco, consulente degli imprenditori coinvolti.
I cinque si aggiungono ai tre indagati già emersi nelle scorse settimane: l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, l’imprenditore Antonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio, collaboratore dell’ex primo cittadino.
Nel corso delle perquisizioni i militari hanno sequestrato un Rolex del valore di circa 80 mila euro e consistenti somme di denaro contante.
L’appalto da oltre 9 milioni di euro
Al centro dell’inchiesta vi è un appalto da oltre 9 milioni di euro per il conferimento di circa 2 milioni di metri cubi di terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della linea Alta Velocità Napoli-Bari.
Secondo la Procura, l’imprenditore Antonio Luserta avrebbe ottenuto l’affidamento grazie all’intervento dell’allora sindaco Carlo Marino, che avrebbe favorito l’utilizzo della cava dell’imprenditore nonostante l’assenza delle necessarie autorizzazioni del Genio Civile.
In cambio, Marino avrebbe ricevuto una tangente di poco superiore ai 200 mila euro.
Le presunte consulenze fittizie
Gli investigatori contestano inoltre un presunto sistema di pagamenti mascherati da consulenze professionali.
Secondo l’accusa, tra il giugno 2024 e il gennaio 2026 Luserta avrebbe corrisposto quasi 500 mila euro al funzionario di RFI Domenico Semplice attraverso tredici consulenze ritenute fittizie intestate all’architetto Gaetano Sacco.
Parte del denaro sarebbe poi confluita, tramite bonifici, alla moglie del funzionario, l’avvocato Laura Arena, mentre ulteriori somme, per circa 366 mila euro, sarebbero state destinate a società di ingegneria riconducibili allo stesso Semplice.
Nel gennaio scorso, sempre secondo gli investigatori, Sacco avrebbe anche regalato a Semplice il Rolex di lusso sequestrato oggi.
Coinvolta anche una cava di Apricena
L’inchiesta interessa anche il territorio foggiano. Tra gli indagati compare infatti Vincenzo Bifulco, gestore di una cava ad Apricena.
Secondo l’ipotesi accusatoria, anche Bifulco, così come l’imprenditore Giovanni Sferragatta, avrebbe versato somme di denaro al funzionario di RFI per ottenere appalti legati allo smaltimento del materiale proveniente dai lavori dell’Alta Velocità, sebbene con importi inferiori rispetto a quelli contestati a Luserta.
Le indagini proseguono per accertare l’eventuale coinvolgimento di altri imprenditori del settore estrattivo e ricostruire l’intero sistema corruttivo ipotizzato dagli inquirenti.











