L‘ex appartenente ai servizi segreti italiani Gavino Raoul Piras, sardo, avrebbe raccolto e trasmesso per anni informazioni riservate riguardanti l’intelligence italiana, il Ministero della Difesa e le Forze armate, ricevendo in cambio migliaia di euro in contanti da un agente dell’intelligence russa. È quanto emerge dall’ordinanza del gip del Tribunale di Roma che ha disposto gli arresti domiciliari per Piras e per l’ex agente Vincenzo Di Pasquale, delineando un presunto sistema di spionaggio che coinvolge anche due foggiani, due baresi e un messinese.
Chi sono gli indagati
Nel provvedimento risultano indagati Davide Piantanida, 46 anni, nato a San Severo, Gianluca Nardella, 47 anni, nato a San Giovanni Rotondo, il barese Giuseppe Tempesta, 55 anni, Antonio Guerra, 69 anni, anch’egli di Bari, e il messinese Sergio Romeo, oltre ai due principali indagati, Piras e Di Pasquale.
Le accuse, a vario titolo, comprendono procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico e militare, rivelazione di segreti di Stato e divulgazione di informazioni classificate.
I dossier, i “pizzini” e gli incontri con l’agente russo
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, Piras avrebbe incontrato ripetutamente l’ufficiale dell’intelligence russa Mikhail Astakhov, accreditato presso l’ambasciata della Federazione Russa a Roma, consegnandogli supporti informatici, documenti e fogli manoscritti contenenti informazioni classificate. Gli incontri sarebbero avvenuti tra il 2025 e il 2026 in diversi luoghi della Capitale, tra parchi, bar e strade, utilizzando modalità ritenute dagli investigatori tipiche delle attività clandestine.
Gli investigatori del Ros avrebbero documentato gli scambi mediante attività di osservazione, intercettazioni ambientali e riprese video, descrivendo la consegna di “pizzini” e buste contenenti denaro.
Informazioni sull’intelligence italiana e sui militari
L’ordinanza elenca decine di documenti e file che sarebbero stati acquisiti e successivamente trasmessi all’agente russo. Tra questi figurerebbero elenchi contenenti i nominativi di agenti dell’Aise, documentazione classificata relativa ai servizi di intelligence italiani, informazioni sulle attività del Comando Interforze Cyber, dati riguardanti il personale impiegato in missioni operative, piani organizzativi, procedure di sicurezza e perfino informazioni relative a sistemi d’arma e programmi militari.
In alcuni casi, secondo il Gip, sarebbero stati consegnati anche documenti con le identità di appartenenti ai servizi segreti italiani e immagini dei loro volti.
Il ruolo dei pugliesi nell’inchiesta
Per gli inquirenti, gli altri indagati avrebbero contribuito, con ruoli differenti, a procurare o trasmettere informazioni riservate.
Nei confronti di Gianluca Nardella, sergente dell’Esercito in servizio presso il Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa, viene contestata la presunta acquisizione e successiva divulgazione di documentazione classificata riguardante la sicurezza nazionale e il Comando Interforze Cyber.
Nardella si sarebbe procurato reiteratamente notizie che, nell’interesse della sicurezza dello Stato, o, comunque, nell’interesse politico, interno o internazionale, dello Stato, dovevano e debbono rimanere segrete, nonché notizie di vietata divulgazione attinenti in particolare al contenuto di un briefing del 2 dicembre 2025 presso lo Stato Maggiore della Difesa riguardante la sensibilizzazione contro la minaccia spionistica nei confronti di Enti Reparti/Comandi della Difesa, durante il quale venivano proiettati documenti aventi classifica Segreto.
Avrebbe inoltre divulgato tabelle organiche del riconfigurato Comando Interforze Intel Cyber – Reparto Informazioni e
Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa, classificato come Riservato e di cui è vietata la divulgazione.
Al 46enne Davide Piantanida, ufficiale superiore dell’Esercito Italiano in servizio presso il Centro Simulazione e Validazione dell’Esercito, gli investigatori contestano di aver fornito informazioni e documentazione relative agli appartenenti all’Aise e ad altri aspetti coperti da segreto.
Il militare si sarebbe procurato notizie riservate di cui deve ritenersi vietata la divulgazione: dopo l’avvio dal settembre 2025 di una missione militare in Bulgaria da parte di un contingente composto da personale delle Forze Armate italiane e dell’Aise a cui partecipò personalmente, avrebbe diffuso informazioni relative all’organico delle truppe e alle linee di penetrazione di piani operativi militari della missione.
Il barese Giuseppe Tempesta, brigadiere dell’Arma dei carabinieri in servizio presso il Segretariato generale della Difesa, avrebbe invece procurato notizie concernenti mezzi militari, programmi della Difesa e progetti industriali nel settore degli armamenti.
“Ho pagato informazioni per migliaia di euro”
Tra gli elementi valorizzati dal gip figurano anche alcune conversazioni intercettate nelle quali Piras farebbe riferimento ai compensi ricevuti dall’agente russo. In un passaggio riportato nell’ordinanza, l’ex agente afferma di aver ottenuto “migliaia di euro” per le informazioni fornite e di essere consapevole dei rischi connessi alla propria condotta.
Secondo il giudice, le intercettazioni, unite alle attività di osservazione e alla documentazione sequestrata, delineano un quadro indiziario grave nei confronti di Piras e Di Pasquale, giustificando la misura cautelare degli arresti domiciliari. Per gli altri indagati, invece, l’attività investigativa prosegue per chiarire l’effettivo contributo fornito alla presunta rete di spionaggio.










