La Procura di Bari ha chiesto la liquidazione giudiziale della SSC Bari, ritenendo che il club versi in uno stato di insolvenza irreversibile. Parallelamente, la Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle sedi del Bari, del Napoli e della holding Filmauro, oltre che nei confronti di Aurelio e Luigi De Laurentiis, ai quali vengono contestati i reati di falso in bilancio e tre ipotesi di bancarotta fraudolenta impropria.
Al centro dell’inchiesta c’è soprattutto la cessione del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli nell’estate del 2023, operazione che, secondo gli inquirenti, avrebbe arrecato un danno patrimoniale alla società pugliese. La vicenda è stata ricostruita dalla Gazzetta del Mezzogiorno, che ha riportato i contenuti dell’istanza depositata dalla procura.
I conti del Bari e la richiesta di liquidazione giudiziale
Secondo la Procura, il Bari avrebbe già manifestato uno stato di decozione al termine dell’esercizio chiuso il 30 giugno 2025. I consulenti tecnici Massimiliano Cassano e Antonio Danza avrebbero evidenziato un patrimonio netto negativo pari a 6,4 milioni di euro, aggravato da una perdita d’esercizio di 5,9 milioni e da un’esposizione debitoria complessiva di circa 21 milioni di euro.
Di questi, quasi 9,6 milioni sarebbero dovuti proprio alla controllante Filmauro. La società aveva inoltre beneficiato della deroga introdotta durante l’emergenza Covid, che consentiva di rinviare di cinque anni la copertura delle perdite maturate nel 2021.
Secondo quanto riferisce la Gazzetta del Mezzogiorno, il Bari avrebbe dovuto procedere alla ricapitalizzazione entro il 30 giugno scorso, pur essendo previsto dalla normativa un ulteriore margine temporale di trenta giorni.
La Procura: “Non basta il sostegno economico della proprietà”
Nell’istanza firmata dal procuratore Roberto Rossi, la procura sostiene che il problema non sia rappresentato esclusivamente dall’ammontare delle perdite, ma dalla sostenibilità stessa del modello economico della società.
Secondo l’accusa, la gestione caratteristica del club non sarebbe in grado di produrre flussi di cassa sufficienti a far fronte ai debiti. Per questo motivo, anche un eventuale intervento della Filmauro attraverso una ricapitalizzazione o la rinuncia ai crediti vantati nei confronti del Bari non sarebbe sufficiente, da solo, a dimostrare il superamento dello stato di crisi.
Per gli inquirenti, una continuità aziendale fondata esclusivamente sui continui apporti finanziari del socio non garantirebbe una reale capacità dell’impresa di soddisfare regolarmente i propri creditori.
Il caso Caprile al centro dell’indagine
L’operazione che ha acceso i riflettori della Procura riguarda la vendita del portiere Elia Caprile.
Acquistato dal Leeds con una clausola che prevedeva il riconoscimento di una percentuale sull’eventuale futura plusvalenza, Caprile venne ceduto nel luglio 2023 al Napoli per circa 2,2 milioni di euro.
Dopo appena quattro presenze in maglia azzurra, il portiere è stato prima girato in prestito all’Empoli e successivamente ceduto al Cagliari per circa 8 milioni di euro, consentendo al Napoli di realizzare una consistente plusvalenza.
Secondo la Procura, la cessione sarebbe stata effettuata a condizioni tali da favorire il Napoli a discapito del Bari. Inoltre, nel bilancio 2024 della società biancorossa non sarebbe stata evidenziata la natura di operazione tra parti correlate, circostanza che rappresenta uno degli elementi contestati nell’ambito dell’inchiesta.
Perquisizioni e possibili nuovi approfondimenti
Le perquisizioni eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, coordinato dal colonnello Massimiliano Di Battista, hanno interessato anche gli ex direttori sportivi Ciro Polito, Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso, oltre al procuratore del calciatore Graziano Battistini.
Gli investigatori hanno sequestrato documentazione, telefoni cellulari e dispositivi informatici per ricostruire non solo la trattativa relativa a Caprile, ma anche eventuali altre operazioni ritenute analoghe tra Bari e Napoli.
L’obiettivo dell’inchiesta è verificare se altre compravendite tra le due società riconducibili alla famiglia De Laurentiis possano aver prodotto effetti analoghi, riaprendo anche il dibattito sui possibili conflitti di interesse derivanti dal sistema della multiproprietà nel calcio italiano.













