Nuovo colpo alla criminalità organizzata foggiana. Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari, il gip del Tribunale di Bari ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare di oltre 700 pagine nei confronti di sei indagati foggiani ritenuti, a vario titolo, appartenenti alla “Società Foggiana”, con particolare riferimento alla batteria Sinesi-Francavilla.
Il provvedimento, eseguito da carabinieri e Polizia di Stato, riguarda i fratelli Antonello Francavilla ed Emiliano Francavilla, detto “Melone”, di 49 e 47 anni, indicati dagli inquirenti come figure apicali del gruppo criminale. Con loro anche il 35enne Ivan Narciso, fedelissimo dei boss e l’imprenditore edile Antonio Fratianni, 60 anni. Tutti e quattro al centro di un recente decreto di fermo della DDA. Tra i destinatari della misura figurano inoltre Daniele Barbaro, 35 anni, già noto alle cronache giudiziarie per altre vicende investigative come il recente caso dell’orologio di lusso e Alessandro Moffa, 46 anni, entrambi affiliati storici al gruppo malavitoso.
L’accusa: il clan sarebbe rimasto operativo
Secondo la Procura antimafia, la batteria Sinesi-Francavilla avrebbe continuato a esercitare il proprio potere sul territorio nonostante le numerose operazioni che negli anni hanno colpito la criminalità organizzata foggiana.
Le indagini sostengono che i fratelli, pur sottoposti agli arresti domiciliari, sarebbero riusciti a mantenere rapporti con l’esterno e a impartire direttive agli affiliati, continuando a gestire strategie e attività del sodalizio.
L’inchiesta punta a dimostrare la continuità operativa della batteria dal periodo successivo all’operazione “Corona”, che aveva fotografato gli assetti mafiosi fino al 2016, sino ai giorni nostri.
Il ruolo di Moffa e i contatti con Antonello Francavilla
Tra i nomi che emergono nell’inchiesta figura quello di Alessandro Moffa, già citato nelle carte del decreto di fermo eseguito nelle scorse settimane nei confronti dei Francavilla.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Moffa avrebbe partecipato a incontri ritenuti significativi dagli inquirenti. In particolare, sarebbe stato coinvolto in una trasferta nel Milanese per incontrare Antonello Francavilla e affrontare questioni riguardanti la gestione del clan e la situazione degli affiliati detenuti, circostanze che per l’accusa confermerebbero la perdurante operatività dell’organizzazione.
I rapporti con il clan Li Bergolis
Tra le contestazioni mosse a Emiliano Francavilla vi è anche l’utilizzo, nel 2021, di un telefono cellulare clandestino all’interno del carcere di Tolmezzo.
Secondo la DDA, il dispositivo sarebbe stato utilizzato per mantenere vivi i rapporti tra la batteria Sinesi-Francavilla e il clan Li Bergolis, considerato il gruppo criminale egemone nell’area garganica.
Le indagini avrebbero documentato contatti costanti tra detenuti ristretti in diversi istituti penitenziari italiani e presunti vertici delle organizzazioni mafiose operanti tra Foggia e il Gargano.
La vicenda della piazza di spaccio di Vieste
Nell’ordinanza viene richiamata anche una vicenda investigativa emersa nel 2022 relativa alla gestione della piazza di spaccio di Vieste.
Secondo gli inquirenti, uno degli arrestati avrebbe tentato di favorire gli interessi del clan Li Bergolis promuovendo un accordo che avrebbe previsto una sorta di “affitto” della piazza viestana dietro il pagamento di 10mila euro mensili.
La vicenda si inserirebbe nel contesto dello scontro tra il gruppo riconducibile a Marco Raduano, successivamente divenuto collaboratore di giustizia, e l’organizzazione garganica.
I 600mila euro investiti nell’edilizia
Un altro filone dell’inchiesta riguarda presunte operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio aggravate dal metodo mafioso.
Secondo la DDA di Bari, uno degli arrestati avrebbe consegnato tra il 2012 e il 2013 oltre 600mila euro in contanti, ritenuti provento di attività illecite, all’imprenditore Antonio Fratianni affinché fossero reinvestiti nel settore edilizio.
Le somme sarebbero state impiegate attraverso operazioni societarie e immobiliari che, secondo l’accusa, avrebbero favorito l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale del territorio.
Fratianni è già noto alle cronache giudiziarie per essere stato arrestato e successivamente condannato a 18 anni di reclusione per il tentato duplice omicidio di Antonello Francavilla e del figlio minorenne a Nettuno. Secondo la ricostruzione accusatoria di quel procedimento, l’imprenditore avrebbe agito per evitare di restituire al clan il denaro ricevuto per gli investimenti.
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia
Tra gli elementi ritenuti centrali dagli investigatori figurano le dichiarazioni dei fratelli Ciro Francavilla e Giuseppe Francavilla, ex figure di vertice della batteria e cugini degli arrestati, che dall’inizio del 2024 hanno avviato un percorso di collaborazione con la giustizia.
Le loro dichiarazioni avrebbero consentito di ricostruire gli attuali assetti della batteria, le alleanze con altri gruppi mafiosi e i tentativi di infiltrazione nell’economia legale.
A supporto delle accuse la Procura della Repubblica di Bari richiama inoltre intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione, videoriprese, perquisizioni, sequestri e ulteriori riscontri investigativi raccolti nel corso delle indagini.
La presunzione di innocenza
Come ricordato dalla Procura nel comunicato ufficiale, il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Le misure cautelari sono fondate sulla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e hanno carattere provvisorio.
La responsabilità degli indagati potrà essere accertata soltanto con una sentenza definitiva di condanna, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.









