Le intercettazioni contenute nel decreto di fermo eseguito nei confronti di Antonello Francavilla, 49 anni, del fratello Emiliano Francavilla, 47 anni, e del fedelissimo Ivan Narciso, 35 anni, delineano, secondo gli investigatori, il ruolo centrale ricoperto dal primo all’interno del clan Sinesi-Francavilla.
Le conversazioni captate tra il 2025 e il 2026 dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, e richiamate nella nota del Nucleo investigativo dei carabinieri e della squadra mobile di Foggia, descrivono una struttura ancora operativa, capace di mantenere contatti tra affiliati liberi e detenuti, garantire sostegno economico alle famiglie dei carcerati e gestire questioni legate al controllo del territorio e agli affari illeciti.
Il telefono “operativo” e le cautele contro le intercettazioni
Tra gli episodi evidenziati dagli investigatori vi è una conversazione del novembre 2025 tra Maurizio Mainiero, Alessandro Moffa e Pasquale Moffa, durante la quale si organizza la consegna di un telefono definito “operativo”.
Secondo gli inquirenti, il dispositivo sarebbe servito proprio per consentire ad Alessandro Moffa di interagire con Antonello Francavilla. Nel dialogo emerge anche l’attenzione del presunto boss nell’evitare attività investigative.
“Già ha detto! Diglielo che non si portasse il telefono dietro…”, sarebbe la raccomandazione attribuita a Francavilla.
“I soldi ai carcerati li mando io”
Uno dei passaggi ritenuti più significativi riguarda il sostegno economico agli affiliati detenuti.
Nel corso delle conversazioni intercettate si parla delle somme destinate alle famiglie dei carcerati e della necessità di garantire assistenza a chi si trova in prigione.
“I soldi dei fissi che ci mando io ai carcerati”, afferma Francavilla in una delle intercettazioni riportate nel decreto.
Secondo la ricostruzione investigativa, il sostegno economico rappresenterebbe uno degli elementi tipici della struttura associativa e della capacità del gruppo di mantenere saldo il rapporto con gli affiliati detenuti.
Il controllo del territorio e degli affari
Le captazioni affrontano anche il tema del controllo del territorio e delle attività economiche.
“La strada è una cosa, la guardiania ne è un’altra, il lavoro è un altro. Non mischiate le cose”, dice Francavilla in uno dei dialoghi.
Secondo gli investigatori, il 49enne ribadisce più volte la necessità di mantenere una posizione di comando sulle decisioni che riguardano il gruppo, affermando che determinate scelte devono passare necessariamente attraverso il suo consenso.
“Perché tanto sempre da me devono passare”, si legge nelle intercettazioni.
Gli inquirenti evidenziano inoltre riferimenti a presunti interessi legati agli appalti e alla gestione di attività economiche sul territorio.
Le regole sulla droga e i rapporti con altri gruppi
Particolarmente rilevanti, secondo la Dda, sarebbero anche i dialoghi relativi al traffico di stupefacenti e ai rapporti con altri esponenti della criminalità organizzata foggiana.
Nelle conversazioni compare il nome di Raffaele Tolonese detto “Rafanill”, storico boss del clan omonimo, indicato dagli investigatori come interlocutore in questioni legate alla distribuzione della droga.
Così Francavilla: “È venuto Rafanill, ha parlato…dice che ha parlato con lui… dice ma io non mi trovo a parlare con questi ragazzi… dice ha detto con questi giovani io non mi trovo… e quello diceva… mo’ voless parlare con (inc.) dice che vuole parlare con me… perché dice che ha parlato con il pedofilo là… con chi è… con il rattuso”.
Francavilla, secondo quanto emerge dalle intercettazioni, avrebbe rivendicato il ruolo di garante degli equilibri interni. “Non fate progetti senza parlare con me”, afferma in uno dei passaggi riportati nel decreto.
La leadership del clan
Per gli investigatori il dato più significativo riguarda proprio la figura di Antonello Francavilla, descritto come punto di riferimento e vertice decisionale del gruppo criminale.
Le conversazioni documenterebbero la sua capacità di impartire direttive, dirimere questioni economiche e mantenere rapporti con affiliati e sodali nonostante la frattura con il fratello Emiliano e alcune fibrillazioni nel clan.
Un quadro accusatorio che ha portato la Dda di Bari a contestare l’esistenza di una struttura mafiosa ancora operativa e che costituisce uno degli elementi centrali del provvedimento di fermo eseguito nei confronti dei fratelli Francavilla e di Ivan Narciso.










