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Home - Caporalato in Puglia, l’allarme della Flai Cgil: “Solo il 10% dei fondi utilizzati, così lo sfruttamento resta immutato”

Caporalato in Puglia, l’allarme della Flai Cgil: “Solo il 10% dei fondi utilizzati, così lo sfruttamento resta immutato”

Il sindacato chiede l'intervento delle prefetture presso l'Inps per rendere operative le sezioni territoriali della Rete del lavoro agricolo di qualità. Ligorio: "Serve una presenza forte dello Stato nei territori"

Di Redazione
10 Giugno 2026
in Economia, Puglia
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La Flai Cgil Puglia torna a denunciare i ritardi nella lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura. A pochi giorni dalla scadenza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il sindacato punta il dito contro il mancato utilizzo delle risorse disponibili e chiede un cambio di passo immediato alle istituzioni nazionali e regionali.

“Il dato più allarmante è che solo il 10% dei fondi Pnrr risulta effettivamente utilizzato. È un’occasione storica sprecata per il lavoro, per la legalità e per il futuro delle aree agricole del Paese”, afferma Antonio Ligorio, segretario generale della Flai Cgil Puglia.

Il nodo dei ghetti e dei fondi non spesi

Tra gli interventi più importanti previsti dal Piano vi era il superamento degli insediamenti informali dei braccianti agricoli, luoghi simbolo di marginalità e sfruttamento come Borgo Mezzanone e Torretta Antonacci.

Per questo obiettivo erano stati stanziati 114 milioni di euro sui 200 complessivi destinati al contrasto al caporalato e all’emarginazione abitativa dei lavoratori agricoli. Secondo la Flai Cgil, però, i risultati raggiunti finora sono largamente insufficienti rispetto alla gravità del fenomeno.

“Non si può parlare di inclusione e dignità del lavoro se i luoghi simbolo dello sfruttamento restano immutati. Serve un’accelerazione immediata e concreta sull’utilizzo delle risorse”, sottolinea Ligorio.

La richiesta alle prefetture

Il sindacato richiama anche l’applicazione della legge 199 del 2016 contro il caporalato. A quasi dieci anni dalla sua approvazione, la Flai Cgil evidenzia come la parte repressiva abbia prodotto alcuni risultati, mentre quella preventiva fatichi ancora a diventare realmente operativa.

Al centro della richiesta vi è la Rete del lavoro agricolo di qualità, istituita presso l’Inps per certificare il rispetto dei contratti collettivi e delle norme di sicurezza e favorire l’emersione del lavoro regolare.

“In Puglia le sezioni territoriali sono state formalmente costituite in tutte le province, ma non sono realmente operative. Chiediamo con forza alle prefetture di intervenire presso l’Inps affinché vengano immediatamente convocate”, dichiara Ligorio.

Controlli insufficienti nei campi

Per la Flai Cgil Puglia, senza prevenzione e controlli il sistema dello sfruttamento è destinato a restare immutato. Il sindacato sottolinea come il caporalato si alimenti attraverso ricatti strutturali: quello abitativo, che colpisce soprattutto i lavoratori migranti, e quello legato al trasporto e al mercato irregolare del lavoro, che coinvolge sia cittadini stranieri sia italiani.

Il quadro dei controlli resta particolarmente critico. Nel 2025, secondo i dati richiamati dal sindacato, il settore agricolo risulta il meno sorvegliato dagli enti ispettivi: Ispettorato Nazionale del Lavoro, Inail e carabinieri hanno effettuato 10.044 ispezioni su un totale di 130.579, circa sei volte meno rispetto al terziario.

Un sistema di irregolarità diffusa

I numeri descrivono una situazione strutturale. Circa 240mila lavoratori agricoli risultano impiegati con contratti non regolari, tra cui 55mila donne. Il tasso di irregolarità nei contratti agricoli raggiunge il 64,8% delle ispezioni.

Ancora più pesante il quadro economico delineato dal Rapporto Agromafie e Caporalato della Fondazione Placido Rizzotto: il giro d’affari del lavoro agricolo irregolare è stimato in 73,5 miliardi di euro, mentre l’evasione fiscale e contributiva supera i 25 miliardi.

“Di fronte a questi numeri non si può più parlare di emergenza, ma di un sistema strutturato che va smantellato con strumenti adeguati, controlli reali e una presenza forte dello Stato nei territori”, conclude Ligorio.

La richiesta di un cambio di passo

La Flai Cgil Puglia chiede inoltre di rendere pienamente operativo il Protocollo regionale per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, ancora oggi applicato in modo insufficiente.

Per il sindacato, la lotta al caporalato passa dalla piena attuazione degli strumenti già previsti, dal coinvolgimento di istituzioni, parti sociali e associazioni datoriali e da un utilizzo rapido ed efficace delle risorse disponibili.

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Tags: AgricolturaAgromafieAntonio LigorioBorgo MezzanonebraccianticaporalatoFlai Cgil PugliaFondazione Placido RizzottoInpslavoro agricoloPnrrPrefetturePugliaRete del lavoro agricolo di qualitàsfruttamentoTorretta Antonacci
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