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Home - Ivan Narciso “il mercenario”, l’uomo chiave dei Francavilla. Tra accuse di mafia e nuovi equilibri criminali

Ivan Narciso “il mercenario”, l’uomo chiave dei Francavilla. Tra accuse di mafia e nuovi equilibri criminali

Il 35enne foggiano, già emerso nelle indagini sulla guerra per un orologio da 160mila euro, è indicato dalla DDA come il braccio operativo dei fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla

Di Redazione
8 Giugno 2026
in Foggia, Inchieste
Ivan Narciso

Ivan Narciso

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Nelle nuove carte della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari viene indicato come uno degli uomini più vicini ai fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla, tanto da essere considerato il loro referente operativo sul territorio durante i periodi di detenzione. Ma il nome di Ivan Narciso, soprannominato “il mercenario”, non è nuovo agli investigatori e agli ambienti della criminalità organizzata foggiana.

Il trentacinquenne è infatti già comparso in una delle più recenti inchieste della Procura di Foggia, quella legata a un prezioso orologio Patek Philippe dal valore di circa 160mila euro, vicenda che secondo gli inquirenti rischiò di trasformarsi in una vera e propria guerra tra gruppi criminali emergenti.

Il braccio operativo dei Francavilla

Nell’inchiesta che ha portato ai recenti fermi, la DDA contesta ai fratelli Francavilla di aver continuato a guidare l’omonima batteria mafiosa nonostante il carcere e gli arresti domiciliari.

In questo contesto, Narciso avrebbe rappresentato il collegamento tra i boss detenuti e gli altri affiliati del clan. Secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato lui a mantenere i rapporti operativi sul territorio e a tradurre in pratica le direttive provenienti dai vertici della batteria federata con il clan Sinesi e storicamente alleata ai Li Bergolis-Miucci del Gargano.

Per la procura, il suo ruolo sarebbe stato determinante per consentire al gruppo di conservare la propria capacità operativa anche dopo le condanne inflitte negli anni scorsi ai principali esponenti dell’organizzazione.

La guerra sfiorata per il Patek Philippe

Il nome di Narciso era emerso con forza anche nell’inchiesta sul Patek Philippe che vedeva coinvolto Daniele Barbaro, altro esponente cresciuto nell’orbita del clan Sinesi-Francavilla.

Dietro la disputa per l’orologio di lusso, secondo gli investigatori, si nascondeva in realtà qualcosa di molto più profondo: una competizione per il potere all’interno della criminalità foggiana, in una fase storica segnata dalla lunga detenzione di molti boss storici.

Da una parte Barbaro, deciso a ritagliarsi uno spazio autonomo e a costruire una propria influenza criminale. Dall’altra Narciso, considerato una figura trasversale, capace di muoversi tra gruppi diversi e di dialogare con differenti componenti della “Società foggiana”.

Le minacce e il ruolo di mediatore

Dalle intercettazioni raccolte dagli investigatori emerge come Narciso avesse tentato di svolgere un ruolo di mediazione nella controversia relativa all’orologio.

Una posizione che però avrebbe finito per esasperare ulteriormente gli animi. Barbaro interpretò infatti il suo intervento come un’ingerenza e iniziò a manifestare un crescente rancore nei suoi confronti.

“Si è messo in mezzo il mercenario… c’è un piccolo problema”, affermava in una delle conversazioni intercettate.

Un elemento che collega direttamente le due inchieste è il riferimento a Emiliano Francavilla anche nelle carte sul Patek Philippe. Nelle intercettazioni, infatti, Daniele Barbaro ipotizza che dietro la mancata restituzione dell’orologio possa esserci proprio il boss Francavilla: “secondo me vogliono scendere ad un compromesso metà a noi e metà a loro… sennò gli ha detto il coso lo tiene Emiliano e ha detto che non vuole darlo”. Un passaggio che, nella lettura degli inquirenti, conferma come il nome di Emiliano continuasse a pesare negli equilibri interni alla batteria Sinesi-Francavilla anche nelle dinamiche più recenti della criminalità foggiana.

Successivamente le minacce si fecero sempre più pesanti. Secondo gli atti dell’inchiesta, Barbaro arrivò a ipotizzare violenze gravissime nei confronti di Narciso, evocando persino l’acquisto di fucili kalashnikov e scenari di regolamento di conti armato.

Per gli investigatori, quelle conversazioni dimostravano il rischio concreto che lo scontro potesse degenerare in una nuova faida criminale.

Nuove leve della criminalità foggiana

La vicenda del Patek Philippe viene letta dagli inquirenti come il sintomo di una fase di trasformazione degli equilibri criminali foggiani.

Con molti capi storici detenuti da anni, nuove figure cercano spazio e autorevolezza. In questo scenario, Narciso viene descritto come un soggetto capace di muoversi tra diverse realtà criminali e di esercitare una propria influenza all’interno degli ambienti della “Società foggiana”.

Una posizione che, secondo la DDA, sarebbe diventata ancora più rilevante nel momento in cui avrebbe assunto il ruolo di riferimento operativo dei fratelli Francavilla.

L’agguato del 2022

Il “mercenario” era già sopravvissuto a un agguato armato nel 2022 in viale Europa, a Foggia. Un episodio che aveva confermato il suo inserimento nelle dinamiche più delicate della criminalità organizzata cittadina.

Per quell’attentato gli investigatori avevano concentrato l’attenzione su Leonardo Gesualdo, detto “il vavoso”, ex latitante ritenuto vicino al clan Moretti.

Oggi il suo nome torna al centro delle indagini antimafia. Per la DDA sarebbe stato uno degli uomini chiave della batteria Sinesi-Francavilla in una fase di profonda trasformazione degli assetti criminali foggiani. Le accuse saranno ora sottoposte al vaglio dell’autorità giudiziaria e gli indagati devono considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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Tags: agguato viale EuropaAntonello Francavillaclan Sinesi-Francavillacriminalità organizzataDaniele BarbaroDda BariEmiliano FrancavillaFoggiail mercenarioIvan NarcisoLi Bergolis-MiucciMafia foggianaPatek PhilippeProcura Antimafiasocieta foggiana
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