Per la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, i fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla non avrebbero mai smesso di guidare l’omonimo clan foggiano, nonostante le restrizioni imposte dalla magistratura. È questa una delle contestazioni centrali contenute nei decreti di fermo eseguiti nei confronti dei due esponenti della criminalità organizzata foggiana e di Ivan Narciso detto “il mercenario”, ritenuto dagli investigatori una figura di riferimento operativa della batteria mafiosa.
Secondo l’ipotesi accusatoria, i Francavilla avrebbero continuato a esercitare il proprio ruolo di comando anche dal carcere e dagli arresti domiciliari, mantenendo vivi gli equilibri interni al clan e consolidando i rapporti con la storica alleanza criminale rappresentata dal clan garganico Li Bergolis-Miucci.
L’accusa di associazione mafiosa
I tre indagati sono accusati di associazione mafiosa in un arco temporale che, secondo la procura, si estenderebbe dal 2016 fino ai giorni nostri. Una contestazione che parte dall’operazione “Corona”, culminata con la condanna dei fratelli Francavilla per reati di mafia, e che oggi si arricchisce di nuovi elementi investigativi raccolti dagli inquirenti.
Per la Dda, il clan avrebbe mantenuto nel tempo la propria capacità operativa e il proprio peso all’interno della cosiddetta “Società foggiana”, continuando a esercitare un ruolo di primo piano negli assetti criminali del territorio.
Il ruolo di Ivan Narciso
Nella ricostruzione degli investigatori, un ruolo chiave sarebbe stato svolto da Narciso, indicato come il principale referente operativo di Emiliano Francavilla durante i periodi di detenzione e di limitazione della libertà personale del boss.
Sarebbe stato lui, secondo l’accusa, a garantire i collegamenti con gli altri sodali e a tradurre in pratica le direttive provenienti dai vertici del clan.
L’alleanza con il clan garganico
Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dagli inquirenti riguarda il presunto rafforzamento dei rapporti con il clan Li Bergolis-Miucci, storica organizzazione mafiosa del Gargano alleata dei Sinesi-Francavilla, che nei giorni scorsi ha visto tornare in libertà il capo storico, Armando Li Bergolis dopo 22 anni di galera.
Secondo la Dda, l’alleanza tra le due realtà criminali sarebbe rimasta salda nel corso degli anni, contribuendo a consolidare gli equilibri mafiosi tra Foggia e il promontorio garganico.
Le accuse mosse dalla procura dovranno ora essere vagliate nelle successive fasi processuali. Come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.












